IL COMPAGNO WIELGUS RIFERISCE
"-- Cari fratelli e sorelle della comunità della Chiesa di Varsavia! Oggi mi trovo sulla soglia della cattedrale con un grande dilemma di coscienza, che negli ultimi giorni è divenuto, non soltanto per me ma anche per Voi, una difficile prova.
Il Santo Padre Benedetto XVI mi ha inviato a Voi in qualità di capo della metropoli di Varsavia. Ho indugiato ad accettare questa nomina in considerazione del mio stato di salute. Ho comunicato anche al Santo Padre ed ai dicasteri competenti della Capitale Apostolica la mia esperienza di vita, compresa quella parte del mio passato consistente nel COINVOLGIMENTO E NEI CONTATTI CON I SERVIZI DI SICUREZZA DELL' EPOCA, che operavano in uno stato totalitario e ostile nei confronti della Chiesa. Spinto dal desiderio di compiere studi importanti per la mia specializzazione scientifica, ho allacciato questi contatti senza la dovuta accortezza, il coraggio e la determinazione a interromperli. Oggi dinanzi a Voi confesso questo errore da me compiuto anni addietro, così come L' HO CONFESSATO GIA' IN PRECEDENZA AL SANTO PADRE.
I rapporti della polizia politica di quel tempo parlano soprattutto di quello che ci si aspettava da me o di quello che mi veniva suggerito. Non dicono tuttavia fino a che punto io mi sia sottomesso a queste direttive. Mostrano che ho cercato di non adempiere agli ordini che mi venivano impartiti. LASCIO AGLI STORICI IL COMPITO DI CHIARIRLO. Nella dichiarazione che ho trasmesso alla stampa ho fatto riferimento ad alcune questioni. Non so se i documenti della commissione storica siano gli unici esistenti oppure se ne emergeranno degli altri, ma oggi posso affermare con piena convinzione che non ho mai denunciato nessuno e che ho sempre cercato di non arrecare danno a nessuno. TUTTAVIA, CON IL FATTO STESSO DI ESSERMI RESO COMPLICE IN QUESTO MODO, HO ARRECATO DANNO ALLA CHIESA. L' HO FATTO NUOVAMENTE QUANDO, NEGLI ULTIMI GIORNI, COINVOLTO IN UNA FEBBRILE CAMPAGNA MEDIATICA, HO NEGATO QUESTA COLLABORAZIONE.
Questo ha messo a repentaglio la credibilità delle affermazioni degli uomini di Chiesa, compresi i vescovi solidali nei miei confronti. So che per molti di Voi, Fratelli e Sorelle, l' aver taciuto la verità rappresenta un fatto non meno doloroso di quel mio coinvolgimento di tanti anni fa. In questi ultimi giorni, così difficili per me, ho pregeto per la Misericordia di Dio e ho fatto appello alla Vostra fede in questa Misericordia, miei Fratelli e Sorelle in Cristo. E oggi faccio appello a questa fede con le parole del salmista che esprimono la richiesta di un penitente: <- Pietà di me, o Dio, secondo la tua misericordia; nella tua grande bontà cancella il mio peccato. Signore, apri le mie labbra e la mia bocca proclami la tua lode; poichè non gradisci il sacrificio e, se offro olocausti, non li accetti. Uno spirito contrito è sacrificio a Dio, un cuore affranto e umiliato, Dio, tu non disprezzi - >. (Salmo 50)
Fratelli e Sorelle, vengo dunque a Voi con un sentimento duplice. Con gioia, per essere stato nominato Vescovo della capitale, con la consapevolezza dei compiti della pastorale in una grande metropoli, con una profonda comprensione del potenziale spirituale e culturale di Varsavia e del suo influsso su tutta la Polonia. Ma giungo a Voi anche con la consapevolezza delle ombre che sono cadute sul mio ingresso che segna l' inizio del servizio nell' arcidiocesi di Varsavia. Se mi accoglierete, cosa che Vi chiedo con il cuore affranto, sarò Vostro fratello, un fratello che vuole unirvi e non dividervi, che vuole pregare e riunire gli uomini nella Chiesa, una Chiesa di santi e peccatori, che noi tutti rappresentiamo. Considero le difficili esperienze degli ultimi giorni, difficili tanto per Voi quanto per me, come un obbligo a circondare di particolare benevolenza e comprensione le persone smarrite, scoraggiate nei confronti dell' istituzione della Chiesa e amareggiate a causa delle sue umane mancanze.
Al Santo Padre dichiaro che accetterò qualunque Sua decisione. Alla Madre di Dio chiedo la Sua protezione, e a tutti i
fedeli di pregare lo Spirito Santo affinchè illumini il difficile inizio del mio servizio sacerdotale in mezzo a Voi.--". Questa è la lettera inviata ai fedeli tramite la K.A.I. (Agenzia di Stampa Episcopale) da MONSIGNOR STANISLAW WIELGUS AL MOMENTO DEL SUO INSEDIAMENTO COME ARCIVESCOVO DI VARSAVIA. Delle ultime ore le sue DIMISSIONI, IMMEDIATAMENTE ACCETTATE dal PONTEFICE BENEDETTO XVI.
Forse in questi casi commentare risulta inutile esercizio, ma una cosa la voglio dire...si è persa una grande occasione. Dimissioni veloci, scuse a ripetizione ed il caso, come da consuetudine clericale, finirà per essere prontamente occultato. Non si approfondiranno le indagini sui rapporti tra Chiesa e Politica, tra servizi segreti e clero, tra spiritualità e poteri occulti. Il MOSTRO, per la gioia di tutti i fedeli, è finito già in prima pagina, ha CONFESSATO, ed ora è arrivato il momento del PERDONO (con buona pace delle vittime del Regime), a cosa servono i processi? A che serve osservare che il PAPA SAPEVA e NON HA AGITO? A che serve chiedersi se il compagno Stanislaw rappresenti l' eccezione o la norma?
Sarà la STORIA a raccontarci i dettagli, la CHIESA, piaccia o no, si è già data l' ASSOLUZIONE.






























































:-)))))) (Comment this)
non sono daccordo...ricordo anche il periodo, walensa (o come cippo se scrive), la manifestazione del papa in polonia, i passaggi televisivi a favore della libertà in polonia recitati anche da O. Welles... (Comment this)
forse ho scritto un po' male ma, come ha anche detto sermau, volevo parlare della connection solidarnosc-CIA-vaticano...per ora sono sempre daccordo con i tuoi post...eh eh...ciaoo (Comment this)