QUANDO SI COMINCIO' A PARLARE DI FOIBE?
...CENNI DI VERITA' STORICA...
Poiché la stampa nazionale, salvo talune eccezioni, scrivendo a proposito delle Foibe si ostina a non tener conto delle vicende storiche accadute nonché delle brutali violenze perpetrate fin dalla conclusione del primo conflitto mondiale nei confronti delle popolazioni slovene e croate venute a far parte del Regno d'Italia, è opportuno ritornare sull'argomento per farlo conoscere agli italiani poco attenti ed in particolare ai demotivati giovani d'oggi. Ciò non significa giustificare alcunché, ma certamente non è possibile ignorare le responsabilità del nazionalismo italiano e del fascismo nei confronti delle popolazioni slave e delle minoranze in generale.
Gaetano Salvemini, professore universitario, politico, critico del malcostume giolittiano, amico di Cesare Battisti, volontario combattente sul Carso, deputato al Parlamento e antifascista, il 14 maggio 1915, dieci giorni prima dell'ingresso italiano nella Grande Guerra, così scrisse: «Se prevarranno i livori ed i rancori locali degli italiani di Trieste e dell'Istria contro gli slavi, tristi giorni si prepareranno al nostro Paese. Se sapremo guardare al problema dei rapporti italo-slavi da un punto di vista superiore a quello delle lotte comunali, locali, personali, la sostituzione della bandiera italiana a quella austriaca in Trieste e Pola rappresenterà in Europa una solida garanzia di pace e civiltà». Ma così non fu. La guerra si rivelò lunga e sanguinosa, e sebbene i soldati italiani si battessero con valore, la disastrosa rotta di Caporetto fu imputata dal Gen. Cadorna ai fanti «vilmente ritiratisi e arresisi». Le decimazioni e le fucilazioni dei "vili" furono all'ordine del giorno. Non si ottennero però grandi successi, bensì un'ecatombe di combattenti e di vittime civili. La guerra ebbe fine quando ancora truppe imperiali occupavano territori italiani. Dopo la vittoria, Vittorio Emanuele III nominava governatore delle terre annesse che risultavano essere abitate da popolazioni slovene e croate in una percentuale del 58%, il Gen. Carlo Petitti di Roreto, il quale non mancò di richiamare quei comandanti militari a lui sottoposti che avevano ordinato ai sacerdoti slavi di predicare in lingua italiana. Le disposizioni del Governatore militare non vennero ascoltate, sebbene fosse stato dato alle stampe e letto nelle chiese un proclama che recitava: «Sloveni d'Italia, la grande Nazione della libertà, venuta a voi, vi lascerà l'uso della vostra lingua e la nazionalità delle vostre scuole, assai più che non abbia concesso a voi l'Austria...». Tali promesse non furono mantenute; esplose invece la violenza in tutte le località dell'Istria, tanto che nell'agosto del 1920 il deputato Giovanni Cosattini (nel 1945 Sindaco della Liberazione della città di Udine) denunciò alla Camera che «dalle 500 alle 600 persone furono internate senza evidente motivo. Si vedeva in ogni slavo un nemico od una spia; da qui la politica del terrore e della persecuzione ... Nei villaggi slavi la legge, la libertà, il diritto non contano nulla. Vi regna l'arbitrio del Comandante locale, del Commissario comunale, del brigadiere dei carabinieri... Lo scioglimento delle associazioni, il divieto delle riunioni, la persecuzione dei maestri, le perquisizioni che arrivano senza alcuna autorizzazione della magistratura e senza garanzie legali». Anche il nazionalista Attilio Tamaro in un suo articolo pubblicato su La Riscossa nel 1919 espresse così la suadura critica: «L'Italia ha mandato ed ha permesso che si spingesse qui un'impressionante quantità di impiegati corrotti o corruttibili che ammorbano il mondo degli affari e gli animi dei cittadini... Ricordiamo, quale ultimo e triste esempio, che i carabinieri, altamente benemeriti, hanno preso l'insopportabile abitudine di percuotere gli individui che arrestano. Essi seminano vento e si raccoglierà tempesta». Furono espulsi e sostituiti i dipendenti pubblici, i ferrovieri, i marittimi. Nella città di Pola vennero cacciati dall'Arsenale e dai Cantieri gli operai e i tecnici croati e sloveni. Lo stesso vescovo castrense dell'esercito mons. Angelo Bortolomasi, che per ordine superiore aveva sostituito il vescovo di Trieste e Capodistria, il mons. sloveno Andreas Karlin, indirizzò una lettera al Presidente del Consiglio Giolitti,in cui riferiva: «Ho dovuto fare constatazioni dolorose... Gruppi di fascisti, con minacce e a mano armata, intimarono che non si dovesse più tener canti popolari o discorsi in lingua slava... Taccio di scene anche particolarmente brutali... Le popolazioni sono irritatissime da queste violenze... Temo una grave reazione».
L'odio contro gli italiani si diffuse e divenne generale. Si colpiva a casaccio e con ferocia, come
raccomandava Mussolini, si esiliavano in Sardegna maestri e sacerdoti, si bastonava chi non si toglieva il cappello di fronte ai fascisti. Molta gente incominciò a rifugiarsi nei boschi assieme ai parroci per poter fuggire dalle continue violenze e dalle spedizioni punitive. Si giunse pure a modificare i nomi e i cognomi slavi per adeguarli alla lingua italiana, vennero proibite le scritte slave anche sulle pietre tombali e quelle sulle corone di fiori per i defunti. Il Popolo di Trieste scriveva il 27giugno 1927: «I maestri slavi, i preti slavi, i circoli culturali slavi, sono tali anacronismi e controsensi in una regione annessa da nove anni e dove non esiste una classe intellettuale slava, da indurre a porre un freno immediato alla nostra longanimità e tolleranza». Dopo l'inserimento nelle scuole di maestri "regnicoli", si verificarono anche fatti riprovevoli, con punizioni corporali nei confronti degli scolari che faticavano ad imparare la lingua italiana. Il fascismo di frontiera continuava intanto la sua feroce pulizia etnica dando alle fiamme case del popolo, librerie, circoli culturali, società operaie, cooperative, banche e alberghi, cercando così di annientare la cultura e la dignità delle genti slave. L'Austria non aveva avuto tale comportamento nei confronti dei propri sudditi slavi. In 69 località dell'Istria e del Goriziano si verificarono incidenti con tanto di scontri a fuoco, motivati dalla legittima difesa contro le squadracce del gerarca Francesco Giunta. In quegli anni, circa sessantamila sloveni e croati emigrarono nelle due Americhe e nel Regno di Jugoslavia. Carichi di rancore contro l'Italia fascista, molti di questi sarebbero tornati alle loro terre dopo il crollo del regime mussoliniano con animo ostile e covando desiderio di vendetta. Intanto il tribunale speciale fascista emetteva continuamente condanne a morte ed a molti anni di reclusione: nei migliori dei casi vi era la deportazione nelle isole dell'Italia meridionale. La dittatura fascista durava per 21 lunghi anni, fino a quel crollo, avvenuto nel pieno della tragedia della seconda guerra mondiale, dalla stessa dittatura tanto auspicata, in corrispondenza del quale occorse l'insurrezione degli sloveni e dei croati delle terre annesse all'Italia con il Trattato di Rapallo. Concludendo questa breve ricerca sulle testimonianze relative al fascismo di frontiera, dalla fine del primo conflitto mondiale fino al 1930, sarà opportuno leggere quanto scrisse il gerarca e ministro dei lavori pubblici Giuseppe Cobolli Gigli, figlio del maestro sloveno Nicolaus Kombol. Costui, autore di opuscoli a carattere politico, sosteneva nel 1927 la necessità della pulizia etnica del suo stesso popolo attraverso la sostituzione degli agricoltori sloveni con coloni italiani provenienti dalle province del Regno. Al ministro piaceva una particolare canzone che allora accompagnava le azioni violente degli squadristi, canzone che egli stesso pubblicò con una propria introduzione:«La musa istriana ha chiamato FOIBA il degno posto di sepoltura per chi, nella provincia, minaccia con audaci pretese le caratteristiche nazionali dell'Istria». I croati che quindi insistevano nel parlare la propria lingua materna correvano il pericolo di trovarvi l'ultima dimora, così come in effetti successe a molti di loro. Il canto così minacciava: A Pola xè l'Arena/ la Foiba xè a Pisin/ che buta zo in quel fondo/ chi gà un zerto morbìn./ E chi con zerte storie/ fra i piè ne vegnarà/ dìseghe ciaro e tondo:/ «feve più in là, più in là».
Se ne deduce che l'atroce uso delle foibe è un brevetto del regime fascista. Riflessione: le violenze squadriste antiche e recenti, la snazionalizzazione degli sloveni e dei croati, le persecuzioni, i tribunali speciali, le tragedie delle aggressioni militari ai Paesi d'Europa, le fucilazioni e le rappresaglie contro i civili, le deportazioni nei lager, l'eliminazione dei sospetti,l'incendio dei paesi, l'Adriatisches Künstenland, le vendette, le foibe, l'esodo, hanno un solo responsabile: il fascismo.






























































A Capelli: perché non hai dedicato un post di commemorazione agli Italiani infoibati nel Giorno del Ricordo, il 10 febbraio? Perché voi comunisti avete così tanta difficoltà a unirvi nel ricordo? Quand'anche fosse vero che l'unico responsabile di tutto fu il fascismo, non pensi che i morti erano civili inermi ed innocenti? Lo sai che dentro quelle gole ci finirono pure i tuoi "compagni" che avevano scelto di restare italiani e magari avevano fatto la Resistenza? Le Foibe né sono un brevetto dei fascisti né vanno usate contro o a favore di chicchessia: vanno ricordate e commemorate, punto e basta, come si ricorda e si commemora la Shoah o le bombe atomiche di Hiroshima e Nagasaki. Non mi pare così difficile. E' possibile che voi, a distanza di 60 anni, ancora facciate storie? (Comment this)
Come sa anche bene che le FOIBE sono uno dei cavalli di battaglia di certi elementi destra che le usano come contrapposizione nella conta dei morti.
Che ci sia stato un lungo silenzio sulle foibe, é vero, e molti comunisti ne sono stati colpevoli. Ma visto che oggi questo evento viene spesso strumentalizzato da quelli che hanno raccolto l'eredità di certa destra, fare luce su ciò che ha portato alle foibe mi sembra quantomai utile, non credi? (Comment this)
O così o se preferite ci mettiamo ognuno a srotolare i suoi storici e la sua documentazione e stiamo a chiederci se è nato prima l'uovo o la gallina lasciando passare in secondo piano due fatti incontestabili: la morte di migliaia di nostri compatrioti, l'esilio di numerosi altri, il fatto che ciò sia stato opera di un dittatore comunista il quale sfruttò la rabbia degli slavi nei confronti del fascismo e degli italiani per ANNETTERE e fare PULIZIA ETNICA, non certo per rimettere le cose al giusto posto.
Naplitano ha fatto un gesto di grande coraggio, perchè potendo limitarsi a un semplice ricordo per quanto commosso, ha deciso di rompere il muro del silenzio sulle responsabilità del partito comunista italiano nell'aver taciuto delle foibe e credo lo abbia fatto sperando che i tempi siano maturi per fare la pace col nostro passato e uscire dalle logiche del fanatismo ideologico e della guerra fredda. Tanto di cappello. Fa solo un po' rabbia pensare che mentre un galantuomo che negli anni 50 era già militante abbia la lungimiranza e il coraggio di assumersi delle responsabilità, i nostri giovani comunisti ne traggano così poco insegnamento, proprio loro che considerata l'età non avrebbero alcuna responsabilità da assumersi e dovrebbero guardare con un po' più di serenità e obiettività alla storia del comunismo in europa e in Italia che fortunatamente non è stato solo questo. (Comment this)
Appropriarvi dell'aver fatto luce sulle foibe rientra in quella tendenza a considerarle qualcosa di personalmente vostro, da sventolare in faccia a chi da sinistra vi contesta. A me sembra davvero degradante. Sono convinto che abbia fatto più sull'argomento Martinelli con il suo Porzus (che é storicamente MOLTO approssimativo) che i richiami di qualche vostro esponente. (Comment this)
non mi pare si sia negato che ci sia stato il silenzio sulle Foibe da sinistra. E' stata offerta, però, una prospettiva storica che chiama in causa anche i fattori che diedero luogo all'odio razziale ed etnico.
Quanto alle tue affermazioni sul nazismo, proprio non riesco a vedervi cosa vi sia di sbagliato, a patto che non vengano considerati come le uniche ragioni della sua affermazione.
E il tuo riferimento alle conseguenze dell'attentato di Via Rasella é il rilevamento di un dato di fatto incintestabile, la discussione può nascere semmai sul giudizio che se ne dà. (Comment this)
@ Catone: "Che avresti pensato se il 27gennaio avessi trovato un mio post sul fatto che pure gli ebrei qualche colpa l'avevano?" : Se motivato in modo appropriato (riferendosi magari alla politica Israeliana di adesso in Palestina, che è frutto degli accordi internazionali di allora...) e se non avessi fatto del negazionismo o dell' antisemitismo ti avrei detto che avevi ragione.... (Comment this)
a me pare di sì.. ovviamente ti invito a smentirmi a producendo una rilevante molte di materiale tratto da dichiarazioni di esponenti PCI o manuali di storia precedenti il discorso di Napolitano in cui altrettanto esplicitamente si attribuiscono responsabilità. in ogni modo sono contento se in furturo ciò non avverà più. Forse quando queste diverranno storia condivisa non avrete più da lamentarvi se qualcuno a destra le sbandiera come un'ossessione. (Comment this)
"Non mi pare si sia negato che ci sia stato il silenzio sulle Foibe da sinistra". Che vuol dire? Che il silenzio c'é stato. E che né io, ne Capelli, l'abbiamo negato.
Il silenzio é una fonte un po' difficile da citare, visto che non produce documenti. Ma se ne prende comunque atto.
Sicuro che stai leggendo quello che scrivo? (Comment this)