PD BUONO CON SILVIO?...
...l' antifascismo lo difendiamo noi...
di Nino Bertoloni Meli (il Messaggero)
ROMA - "Se 'loro' vogliono tenersi buono Berlusconi, vorrà dire che l' antifascismo lo difenderemo noi". Dove 'loro' sono quelli del PD e 'noi' tutti quanti ne stanno fuori, alla sua sinistra. Oliviero Diliberto, leader del PdCI, è reduce da un incontro "molto positivo" con Abu Mazen, "sa di aver incontrato la forza più filo palestinese che ci sia", informa Diliberto che domani va al congresso con un obiettivo strategico: riuscire ad unire tutta la galassia della sinistra esterna al PD.
Onorevole Diliberto, che 25 aprile è stato questo? "Tanta gente in piazza, come sempre. Ma anche segnali strani, non vorrei che la Liberazione fosse snaturata ed usata per altri scopi." Che cos'è per lei il 25 aprile? "E' il giorno radioso nel quale si festeggia la liberazione dai fascisti e dai nazisti, la data politica da cui trae origine la Repubblica" E tutti quei discorsi sulla riconciliazione? "E' un concetto un po' strano. La riconciliazione c'è stata nel '47 con l' amnistìa di Togliatti. Ma chi, anche dopo quell' atto, ha continuato a militare nella destra fascista, dichiarandosi tale, come va considerato? Riconciliazione non può voler dire mettere insieme chi ha fondato la Repubblica con chi ha affossato la democrazia" Ma così sarà sempre guerra continua. Da tempo si parla di ritrovare una memoria condivisa della nazione. "Questo è un altro discorso. Una memoria condivisa potrà, dovrà esserci nel futuro, e io mi auguro che ci sia e si trovi. L' antifascismo dovrebbe esserne uno dei valori fondanti. Non riesco ad immaginare una memoria condivisa che non comprenda l' antifascismo. Ma sul passato, beh, come si fa ad avere una memoria condivisa tra torturati e torturatori, tra oppressi e oppressori" E questo 25 aprile ha contribuito su questa strada? "Mah, vedo qualcosa di strano, come dire, di annacquato. Sarà perchè ora c'è questo PD." Il PD annacqua la Liberazione? "Non so. Dentro quel partito c'è tanta gente di sinistra che la pensa come noi, che è legata ad una concezione del 25 aprile simile alla nostra e non credo vorrà mai rinunciarci. Anche chi non è di sinistra ha una concezione giusta dell' antifascismo, penso a Scalfaro o a Tina Anselmi. E questo nonostante la tendenza moderata insita nel PD." Anche Berlusconi chiede riconciliazione "Lo capisco. Chi non ha questa storia, chi deve, lui si, legittimarsi, tenta di stemperare il significato della Liberazione. Il Cavaliere non ha mai festeggiato il 25 aprile, spera di 'rientrare' con una ricorrenza snaturata, depotenziata. Ma se il PD dovesse annacquare o peggio abbandonare l' antifascismo per 'inciuciare' dall' altra parte, allora la bandiera dell' antifascismo la faremo nostra, l' antifascismo lo difendiamo noi." Domani c'è il suo congresso: ripeterà l' appello all' unità della sinistra? "Lo ripeterò, e lo rimodulerò, anche. C'è stata questa grossa novità dell' uscita di Mussi e Salvi dai DS, ora anche Angius. Molte cose sono in movimento. E' tempo di non pensare alle proprie casacche di 'comunisti' e di 'socialisti' e di lavorare per l' unità della sinistra, senza aggettivi. L' obiettivo è di ricostruire la famiglia sparsa della sinistra, con questo PD che si avvia a diventare una sorta di allargamento della Margherita, i DS sono destinati a subirne l' egemonia."
si ringrazia ZIKI...






























































Domani sveglia prima dell'alba, ci sarai a Rimini? (Comment this)
SuB (Comment this)
Un abbraccio (Comment this)
Il Partito Democratico!
Ah ah ah!
Ma lo sai che tutte le volte che ci penso mi strappa almeno un sorriso?
I giganti del buonumore! (Comment this)
Il monopolio della verità storica, lo si sa, rimane, al termine dell'evento, nelle mani dei vincitori. Coloro cioè che hanno ottenuto il trionfo pongono, nella storiografia ufficiale e non, l'ultima parola su ciò che è successo. E' naturale, a volte fisiologico, non certo deontologicamente corretto.
Tuttavia il fascino delle discipline storiche risiede nella possibilità offerta dalla natura stessa della materia di indagare attraverso le fonti e raggiungere un'altra verità o, meglio, la verità (che è sempre e soltanto una) raccontata in modo diverso. E ciò è, pur nel suo piccolo, un esercizio di democrazia. Ma un'azione di siffatto genere rappresenta nelle menti offuscate dei "Dottori della Storia", vale a dire di coloro che sostengono la tesi dominante un esercizio moralmente gravissimo, quasi un sacrilegio: il revisionismo.
In questo senso la realtà italiana dal dopoguerra è paradigmatica. Vi è tuttavia un'anomalia, non solo italiana, in questa costruzione teorica. Mi spiego: la dottrina storiografica ufficiale, dal dopoguerra al 1989, è andata in questo senso. Gli sconfitti furono i fascisti: "a morte" (culturale e non solo) "i fascisti". Fin qui nulla di nuovo (affermazione, ahimè, cinica ma esemplificativa della realtà). Il 9 novembre 1989 il comunismo ha dimostrato (ufficialmente) di essere oltreché un'ideologia fallimentare anche criminale: il risultato? In Italia oltre ad esserci un buon 10 per cento della popolazione dichiaratamente comunista, tale ideologia è ancora vista con simpatia da moltissimi intellettuali, artisti e opinion leaders della penisola e, ovviamente, anche da moltissimi storici.il dramma è la non conoscenza storica dell'Italia, dell'Europa e del globo ma il dramma è, in primo luogo, culturale.Sono molti, tuttavia i contributi offerti da parte di autori controcorrente, anche se troppo spesso relegati ai confini della storiografia e del mondo accademico.
Valutati solo in base a considerazioni politiche, ideologiche e non, come il tema richiede, storiche.In primo luogo questo discorso può essere riferito al tema della Guerra Civile (8 settembre 1943 - 25 aprile 1945) italiana (leggesi Resistenza per gli storiografi ufficiali) nel dopoguerra. Chi di noi durante il liceo non ha letto infinità di testi, ha guardato film e mostre sulla Guerra Civile? Giustissimo, fondamentale per la memoria storica di una nazione martoriata da vent'anni di dittatura autoritaria (si badi bene autoritaria, non totalitaria). Ma essendo una Guerra Civile, perché tale è stata, come ci sono stati raccontati gli avvenimenti dalla parte di chi aveva scelto la Repubblica Sociale? Forse qualche nostalgico, forse qualche autore di libri pubblicati dalla Settimo Sigillo (e in quanto tale già squalificati perché la casa editrice si è "macchiata" di aver pubblicato libri di simpatizzanti fascisti) si è permesso di pubblicare tesi ostili ai "Dottori della Storia" del dopoguerra.ma signori miei, cari "Dottori della Storia", il contributo di un personaggio come Giampaolo Pansa, Vicedirettore dell'Espresso e storico di fama ha offerto un'opportunità all'approfondimento storico e al futuro della storiografia italiana, a dir poco, scusate il volutamente ripetitivo gioco di parole, storica.Con il suo ultimo libro, "Il sangue dei vinti", il giornalista di origini piemontesi, ha scatenato le reazioni di eminenti colleghi, primo fra tutti Giorgio Bocca (fascista prima, partigiano poi e votato all'antiberlusconismo adesso) che lo ha accusato di essersi messo al servizio del revisionismo (come se fosse una colpa) e lo ha tacciato di servilismo.
Il dibattito emerso sui giornali è stato molto aspro ma ha avuto due riflessi assolutamente positivi: da un lato un uomo che certo di destra non può definirsi (Pansa) ha voluto indagare ciò che la ricerca storica di una Guerra Civile richiede, vale a dire anche i crimini commessi dai vincitori. Dall'altro ha posto un'altra pietra verso ciò che in Italia è culturalmente necessario: togliere il monopolio della verità ad alcuni eminenti "Dottori della Storia".Il testo, stilato con una tecnica narrativa senz'altro interessante e abbastanza innovativa nei saggi storici e cioè un dialogo con una bibliotecaria immaginaria che lo aiuta nelle sue indagini, non risulta mai tedioso e, anche se denso di dati e numeri, non toglie mai al lettore la curiosità e l'interesse a proseguire la lettura.L'autore racconta le sue ricerche (peraltro assai meticolose) su due piani. Viene seguita una linea geografica: città per città (da Milano ad altre aree della Lombardia, da Torino a Vercelli, Novara e Cuneo, da Genova e dalla Liguria al Veneto, dalla Romagna all'Emilia, passando per Bologna, Modena e Reggio) vengono raccontati gli eccidi, i processi sommari, le stragi, le torture, le violenze e le umiliazioni subite da chi non era un partigiano, da chi aveva preso la tessera del Partito Fascista magari solo per proseguire la sua attività, da chi era sospettato di collaborazionismo, di spionaggio, da chi era soltanto conoscente di qualche personaggio fascista di secondo piano.
Ma il livello più interessante è quello umano. Vengono raccontate tragedie di gente semplice, omicidi di ragazzini, stupri di figlie di fascisti o presunti tali, umiliazioni subite delle Ausiliarie del regime che morivano con la dignità di patriote e la fede di sante.Sul piano storico credo che l'apporto scientifico più attraente sia la tesi sostenuta da Pansa sulla Guerra Civile. Non fu Resistenza, ma non fu neanche una Guerra Civile, furono due guerre civili. La prima terminò il 25 aprile del 1945, la seconda iniziò il 26 aprile del 1945 e durò circa venticinque mesi. Due anni di omicidi mirati, di processi sommari e di altri efferati crimini non fini a stessi, ma tesi a porre le basi per la rivoluzione comunista. La volontà cioè di eliminare il prete, il piccolo proprietario terriero, l'industriale, l'ex partigiano "bianco" per avere sempre meno ostacoli all'instaurazione della dittatura del proletariato. Forse la storia più interessante è quella di un giovane partigiano moderato che, attraverso un piccolo giornale ("La Penna") denunciava gli abusi e i crimini di un gran numero di partigiani comunisti. Morì a ventuno anni a seguito delle ferite riportate durante un agguato, ma il suo amore verso la libertà lo spinse, per l'ultimo periodo della sua vita, a girare indossando il cappotto con i fori dei proiettili in vista, ostentando a tutti ciò che succedeva e mostrando, alla sua Patria in primo luogo, un amore vero per la libertà, la verità e la giustizia.
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ciao capelli, certo che l'intervistatore c'è andato con i guanti di velluto o di cachemir che dir si voglia nel fare domande al diliberto...
che ne so, con la mia cattiveria, gli avrei chiesto : "e cosa ne pensa dell'ultimo finanziamento militare che sta ammazzando i resistenti in iraq e in afghanistan?" eh eh, che giornalisti! ma che era della Pravda? eh eh;-)
una domanda (seria) riguardo alle cose interne dei CI...mi sapresti spiegare quali sono le motivazioni dello scontro con il veterano kossutta? ancora non sono riuscito a capire...
grazie capelli e alla prossima
orso (Comment this)
pansa storico? già come giornalista è discutibile ma non ha nessuna professionalità come storico. (Comment this)