Tuesday, October 31, 2006

SE SON ROSE…

Il gup Fabio Paparella ha rinviato a giudizio, con l’ accusa di concorso in corruzione in atti giudiziari, Silvio Berlusconi e l’ avvocato inglese David Mills per il caso delle presunte “dichiarazioni reticenti” rese dallo stesso Mills nel corso dei processi All Iberian e tangenti GdF. Il leader di F.I. aveva sempre negato (l’ ultima volta il 29 dicembre 2005) di conoscere l’ avvocato londinese (famoso ideatore di architetture societarie offshore…), ma ora sembra emergere un incontro dei due risalente al 1996 per studiare come “mettere distanza” tra il Cavaliere e numerose società offshore delle quali la Fininvest negava la riferibilità. Quel periodo coincide anche con la partenza dell’ inchiesta sulla All Iberian, conclusasi per Berlusconi con la prescrizione in appello nel 1999 del finanziamento illecito a Bettino Craxi dopo l’ iniziale condanna a 2 anni e 4 mesi , e con il proscioglimento dello stesso nel 2005 dal falso in bilancio di 1.000  miliardi di lire “perchè il fatto non è più previsto come reato” dalle nuove normative varate allora dal governo di centro-destra.

Il 2 febbraio 2004 David Mills, pressato dal fisco inglese per una grossa somma di denaro non dichiarato come parcella, invia una lettera al suo commercialista Bob Drennan; eccone alcuni stralci: “…Nel 1998-1999 e 2000 lavorai autonomamente ed era evidente che i processi sarebbero proseguiti, ci sarebbero stati avvocati da pagare e ci sarebbe sempre stato il rischio di essere accusato di qualcosa, che è proprio quello che sta per succedere ora, in seguito all’ ultima indagine della quale sei al corrente. Io mi sono tenuto in stretto contatto con le persone di B. e loro conoscevano la mia situazione. Erano consapevoli, in particolare, di come i miei soci si fossero intascati la maggior parte del dividendo (1,5 milioni di sterline, n.d.r.); sapevano bene che il modo in cui avevo reso la mia testimonianza (non ho mentito, ma ho superato curve pericolose, per dirla in modo delicato…) avesse tenuto Mr. B. fuori da un mare di guai nei quali l’ avrei gettato se solo avessi detto tutto quello che sapevo. All’ incirca alla fine del 1999 mi fu detto che avrei ricevuto dei soldi, che avrei dovuto considerare come un prestito a lungo termine od un regalo: 600.000 dollari furono messi in un hedge fund e mi fu detto che sarebbero stati a mia disposizione, se ne avessi avuto bisogno. Per ovvie ragioni era necessario che tutto fosse fatto con discrezione…”

Se son rose…

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Monday, October 30, 2006

UNA FAVOLA ITALIOTA

C’ erano una volta tre amici della parrocchietta: Pier, Silvio e Gianfranco. I nostri protagonisti erano molto diversi, ma vivevano nello stesso paese, il “Paese di Pulcinella”, e, avendo parecchi interessi in comune (facevano gli animatori di popolino: illusionismo, equilibrismo…), avevano deciso di andare a vivere in una casa-azienda tutta loro, la “Casa delle Libertà”, all’ interno della quale era stato consegnato immediatamente a Silvio il ruolo di leader maximo. Tutti loro facevano sacrifici: pulivano (i conti di Silvio…), lavavano (la reputazione squadrista di Gianfranco…) e si divertivano anche sul lavoro (dando incarichi di responsabilità ad Umberto, un folkloristico amico di Silvio che sembrava affetto da sindrome di Tourette…). Per un po’ le cose erano andate a meraviglia e avevano preso il quasi totale controllo del mercato dell’ intrattenimento, poi Pier aveva cominciato a farsi delle domande sul presente e sul futuro: perchè Silvio era sempre al centro dell’ attenzione e di lui non parlava mai nessuno? Quando si erano uniti Silvio era in grossi guai e ora che le cose andavano non li aveva nemmeno ringraziati…Perchè decideva sempre da solo? Perchè aveva affittato il soppalco della “Casa delle Libertà” a quei contadinotti coi fazzoletti verdi facendola diventare un “casino”? E allora Pier aveva deciso. La nuova stagione lavorativa stava per iniziare e così aveva preso Gianfranco da parte e gli aveva proposto di separarsi da Silvio: “lui ed il suo circo ci faranno affondare”, aveva detto accorato. Si sarebbero creati un’ azienda tutta loro, con un nome nuovo, un posto ordinato ed asettico che non fosse così chiassoso e maleodorante. Un ambiente confortevole e moderato che non fosse visitato continuamente dalla polizia (che continuava a chiedere di Silvio…) e da quei beoti verde vestiti guidati da Umberto. Gianfranco era sembrato allettato e gli aveva lasciato intendere che se ne poteva riparlare, che era una buona idea, ma bisognava aspettare, perchè Silvio gli faceva comodo, aveva un sacco di soldi ed era amico di parecchia gente, quindi conveniva aspettare che i clienti (il popolino) e gli amici si fossero stufati di lui prima di lasciarlo. E così Pier aveva aspettato con pazienza, ma sul più bello, quando Silvio era in declino e cominciava a perdere consensi nel giro del business, Gianfranco, invece di affossarlo e andarsene, l’ aveva sostenuto, voltando le spalle a Pier e strizzando l’ occhio a quel buzzurro di Umberto. Pier era impazzito di rabbia, ma aveva dovuto fare buon viso a cattivo gioco. Sospettava che Silvio, capito tutto, avesse convinto Gianfranco promettendogli la luna, ma era troppo tardi, gli affari andavano male ed era il momento di mettersi in proprio. E allora che fare? Pier si era messo alla ricerca di nuovi partners per portare avanti il progetto che Gianfranco aveva snobbato e ne aveva contattato qualcuno nello stabile accanto, la “Cooperativa Unione”, nuova leader dell’ animazione sul territorio dell’ amato “Paese di Pulcinella”…il resto della storia è ancora da scrivere, chissà come andrà a finire…
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Friday, October 27, 2006

TOILETTE UNISEX

Camera dei Deputati, 26 ottobre 2006, Elisabetta Gardini sbotta verso Vladimir Guadagno Luxuria davanti  al bagno delle donne: “Tu sei un uomo, non puoi stare qui: devi andare in quello degli uomini.”. Luxuria commenta a caldo: “Sono davvero sotto choc, non mi aspettavo un’ aggressione verbale di questo genere. E dopo sei mesi di legislatura. Forse all’ inizio, ma ora…io che devo fare? Vado nei bagni del sesso del quale mi sento. Se andassi in quello degli uomini, credo proprio che metterei in imbarazzo i colleghi maschi. Mai immaginata un’ aggressione con questi toni e con questa violenza. Spero che nei prossimi mesi non mi tocchi andare al bagno sentendomi una ladra…”. La questione, su richiesta del capogruppo dell’ U.D.C. Luca Volontè e del vicepresidente dei deputati di F.I. Antonio Leone, sarà discussa dall’ Ufficio  di Presidenza. Le proposte dell’ opposizione sono due: la presenza dei questori della Camera ai bagni ed in un secondo tempo la creazione di uno spazio apposito.

Detto che la questione è assurda, perchè un essere umano che si sente donna ed ha gusti da donna ha il sacrosanto diritto di entrare nella toilette per signore ed usufruirne in tutta tranquillità, mi chiedo se sia politicamente conveniente mostrare intolleranza come ha fatto la forzista Gardini…ma tant’è, non è la prima volta che Luxuria viene fatta oggetto di beota ignoranza ed ha già dimostrato di avere l’ intelligenza di non farne un dramma; piuttosto….perchè le donne tengono così tanto ad avere un bagno tutto per loro? Visto che il bagno dei maschi si dovrebbe distinguere da quello delle donne per la presenza di orinatoi, e che questi sono ormai quasi del tutto scomparsi, si può sapere perchè uomini e donne vanno in bagni separati? Si teme la promiscuità sessuale o è una guerra di religione tra farla in piedi e farla seduti? Perchè se è così le donne devono sapere che i maschietti la sanno fare anche seduti…o devo pensare che le signore il tempo che passano al cesso lo sfruttino per complottare contro di noi?

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MISTER CHI

A quanto sembra la Procura di Milano, ricevuto un esposto del Ministero dell’ Economia risalente a 15 giorni fa, sta indagando su alcuni “accessi abusivi” (128 per l’ esattezza…) atti a verificare con dovizia di particolari la condotta tributaria di Romano Prodi e sua moglie Flavia Franzoni. Il portavoce del Presidente del Consiglio ha riferito che gli “accessi” si sarebbero concentrati negli ultimi due anni e riguarderebbero principalmente in formazioni riservate contenute negli schedari dell’ Anagrafe Tributaria, dai quali è possibile ricavare con una certa immediatezza tutti i dati su redditi, donazioni e compravendite di ogni singolo cittadino. L’ inchiesta, portata avanti dallo SCICO della Guardia di Finanza sotto la guida del PM Francesco Prete, ha già prodotto 130 perquisizioni ai danni di dipendenti delle Agenzie dello Entrate, dell’ Ufficio Dogane e del Demanio, lasciando intravedere altre ramificazioni riguardanti controlli illeciti ai danni di noti personaggi dello spettacolo e del mondo dello sport. Che dire? La prima domanda che mi pongo è: chi aveva interesse a “commissionare” questo tipo d’ infrazioni? tenderei ad escludere Pietro Gambadilegno e Macchia Nera…la seconda domanda è forse un pochino più difficile: chi era nella posizione di farlo? Considerato che le infrazioni possono essere fatte risalire al periodo elettorale credo si possa escludere dalla lista dei colpevoli anche la F.O.L.P.O. e la Banda Bassotti…quindi chi è l’ eminenza grigia? Forse chi ha interessi concreti nello sport e nella televisione oltre che nella politica? Si potrebbe pensare alla vicenda Telecom, ma la Procura di Milano ha escluso categoricamente un collegamento tra questa inchiesta e quella che ha portato all’ arresto di Giuliano Tavaroli…e allora? Chi mai sarà quel furbacchione che svicola ai tentacoli delle “toghe rosse” e tira i fili dello spionaggio tributario? E se i forti poteri economici che lo sostengono avessero deciso, per tutelarsi, di controllare anche lui? Chi pensa di conoscere la risposta potrà inserirla in busta chiusa e consegnarla alla Questura di Adro (Brescia) ricevendo come premio un buono spesa di euro 500 spendibile nelle locali strutture commerciali…

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IT

Ci sono libri che si leggono nell’ arco di una nottata e il mattino dopo sono già nel dimenticatoio, altri, attraenti per il dipanarsi della trama o la bellezza della narrazione, una volta finiti, lasciano dentro solo la sbiadita memoria di una storia che hai sentito raccontare e di cui non ricordi i particolari. Poi ci sono i libri che ti cambiano la vita. Te la cambiano perchè ti aiutano a leggere te stesso. IT (1986) di Stephen King per me è stato uno di loro. Questo romanzo horror è considerato dai fans dello scrittore americano, e da King stesso, la sua opera più riuscita ed è stato creato con l’ ambizioso intento di rappresentare tutte le paure e le brutture che la vita ci presenta quotidianamente , riunendole nella figura di un’ entità maligna la cui vera forma non può essere osservata da essere umano senza che questi ne perda il senno. IT è come un virus silente ed eterno che dorme sotto l’ immaginaria Derry,collocata geograficamente nel piovoso Maine, condizionandone la vita e destandosi ogni 27 anni per compiere il suo osceno pasto di sangue innocente. Le sue vittime preferite sono i diversi, i deboli, gli ingenui e soprattutto i bambini, di cui può sfruttare la fantasia e ai quali è solito presentarsi nelle vesti dell’ ammaliante e demoniaco Pennywise, il clown del circo. Tale bestia primordiale rappresenta la metafora dell’ ipocrisia, del razzismo, dell’ invidia, dell’ omertà, dell’ odio, dell’ emarginazione…IT è la società moderna in tutte le sue devianze. A chiunque di noi sarà facile riconoscersi in uno dei protagonisti del libro: Bill Denbrough (il balbuziente), Ben Hanscom (il grassone), Mike Hanlon (il nero), Stanley Uris (l’ ebreo), Beverly Marsh (la ragazzina bella, ma povera), Eddie Kaspbrak (l’ asmatico con la madre soffocante), Richie Tozier (il quattr’ occhi impertinente). Tutti loro nascono perdenti e guadagnano il rispetto del mondo lasciando Derry (l’ unico a non migliorare la propria condizione sociale è Mike, che rimane in città a vegliare il sonno del mostro) e imparando a combattere la paura. Quando si cresce una delle prime lezioni che s’ imparano è anche la più importante:  spesso si perde, ma farlo lottando ti lascia in bocca un sapore che non è poi così sgradevole. Sono più di mille pagine, ma la lettura è scorrevole e se ne ricavano spunti interessanti, lo consiglio a tutti…
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Thursday, October 26, 2006

WANTED

La prima volta che ho visto Roberto Maroni usare, al posto della classica cravatta, uno stupido cordino di cuoio stile cowboy munito di fermaglio in argento battuto, ho pensato che in fondo c’ era più di un’ analogia tra un leghista ed un vaccaro texano. Ora ne ho la conferma. Ad Adro, provincia di Brescia, i vigili urbani saranno presto premiati con una “taglia” di 500 euro per ogni immigrato clandestino fermato e condotto in questura. Il sindaco leghista Oscar Danilo Lancini definisce questo bonus “un premio produttività” (che all’ inizio riguardava solo il fermo degli extracomunitari e ora si vuole estendere agli spacciatori…) e ne fa il punto cardine di un progetto nato nell’ occasione della “cattura di un irregolare” le cui pratiche burocratiche d’ arresto avevano tenuto impegnati gli eroi della municipale 2 giorni e una notte (trattasi di analfabetismo o di lungaggini amministrative?). Da qui l’ esigenza di stimolare il senso civico e l’ amor di professione con l’ elargizione di ulteriore pecunia (500 euro sono circa 1/4 dello stipendio medio di un vigile). Peccato che il fondo stanziato per i novelli “cacciatori di taglie” consista in miseri 2000 euro, 500 dei quali già destinati agli eroi di sopra (quelli dei 2 giorni e una notte…). Ora mi vengono in mente un  paio di domandine semplici semplici…che succede se un agente cattura una decina di pericolosi immigrati clandestini intenti a spacciare, vince un vitalizio? Finiti i fondi finisce anche il folkloristico “progetto produttività”? E se la cattura riguarda un omicida? Un omicida vale meno di un clandestino? Mi si potrebbe rispondere che ad Adro il crimine più diffuso è il non rispetto della proprietà privata (alla vacca, si sa, piace cagare nel campo del vicino…) e che probabilmente il resto del malloppo finirà per non essere assegnato, ma è il principio che lascia a desiderare. Come si fa a creare una consecuzione tra l’ arresto di un uomo e il guadagno di una somma di denaro? Lo trovo assolutamente immorale, equivale a dare un prezzo alla libertà…e se l’ immigrato (o più verosimilmente lo spacciatore…) offrisse più denaro del Comune in cambio della fuga? E poi i vigili guadagnano già lautamente, perchè dovrebbero godere di tali incentivi? E’ vero che dopo aver visto Borghezio  spruzzare disinfettanti nei vagoni di un treno sul quale viaggiavano extracomunitari ci si può aspettare di tutto, ma questi riescono sempre e comunque a sorprenderti…
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Wednesday, October 25, 2006

QUELLA VIRGOLA TRA INSURREZIONE E FANCIULLINO

“Soffriamo! Nei giorni che il popolo langue/ è insulto il sorriso, la gioia è viltà!/ Sol rida chi ha posto le mani nel sangue,/ e il fatto che accenna non teme o non sa:/ Prometeo sull’ alto del Caucaso aspetta,/ aspetta un bel giorno che presto verrà/ un giorno del quale sii l’ alba, o vendetta!/ Un giorno il cui sole sii tu, libertà!/ Soffriam! Chè il delitto non regna in eterno!/ Soffriam! Chè l’ errore durare non può!/ Già Satana giudica nel pallido inferno/ il Dio dei tiranni che al buio il dannò!/ Soffriam: le catene si spezzano alfine/ allor che pugnali, nè piaccia foggiar;/ fra un mucchio fumante di sparse ruine/ già Spartaco è sorto tremendo a pugnar/ Soffriamo, o fratelli! La mano sul cuore/ lo sguardo nuotante, nell’ alba che appar!/ Udite? Le squille che suonano l’ ore/ a stormo tremendo desiano suonar!/ Già mugghia il tremuoto laggiù nella reggia!/ S’ accampa nei templi superbo il pensier!/ Un rosso vessillo nell’ aria fiammeggia,/ e in mezzo una scritta vi luccica in ner:/ le dolci fanciulle che avete stuprato,/ i bimbi che in darno vi chiesero il pan,/ nel giorno dell’ ira, nel giorno del fato,/ i giudici vostri, borghesi, saran.”

- Sol rida chi ha posto le mani nel sangue (1878) - inno anarco-socialista semi-inedito di Giovanni PASCOLI.

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Tuesday, October 24, 2006

VIA del REVISIONISMO

Alessandro Pavolini nasce a Firenze il 27 settembre del 1903 e fin dall’ infanzia manifesta vivo interesse e talento per le discipline letterarie. E’ uno studente disciplinato, tanto da laurearsi in Giurisprudenza e Scienze Politiche in due Atenei, quello di Firenze e quello di Roma. E’ proprio a Roma per impegni universitari il 28 ottobre del 1922, quando decide di unirsi alle Colonne Fiorentine di camicie nere per la parata finale seguita alla nomina di Mussolini a Primo Ministro. Pavolini, oltre ad essere collaboratore di riviste letterarie, scrittore di saggi politici, romanziere (“Giro d’ Italia” e “La Disperata”), corrispondente del Corriere della Sera e direttore de Il Messaggero (su nomina del Duce nel 1943), è un fascista e rappresenterà per l’ Italia l’ equivalente di Joseph Goebbels per la Germania. Entra a far parte nel 1932 del Direttorio Nazionale del Partito e nel 1934 viene eletto deputato. Nel 1935, insieme al caro amico Galeazzo Ciano, parte volontario per la Guerra d’ Africa (comanda una squadriglia che porta il nome di una squadra d’ azione fiorentina: La Disperata) e il 31 ottobre del 1939 diventa ministro del Min.Cul.Pop.. Caduto il fascismo fugge in Germania, poi aderisce alla Repubblica Sociale ed è proprio lui, neo-segretario del P.F.R. (Partito Fascista Repubblicano), ad invitare Mussolini ad assumere la guida del nuovo regime, considerandolo “il capo naturale” di quest’ ultimo. E’ sempre lui a chiedere la condanna dei “traditori” del 25 luglio e a ricostituire le “Brigate Nere”. Nel 1945 la R.S.I. è agli sgoccioli; Pavolini vuole organizzare l’ ultima resistenza in Valtellina, ma viene intercettato (25 aprile) lungo il tragitto da Milano a Dongo dai partigiani della 52a brigata garibaldina, che lo fucilano il 28 aprile dopo un inutile tentativo di fuga a nuoto nel lago.

A Rieti la Giunta di centro-destra, guidata da Giuseppe Emili (A.N.), ha deliberato all’ unanimità (su proposta di Chicco Costini, presidente provinciale di A.N. e fedelissimo di Alemanno) l’ intitolazione di una strada ad Alessandro Pavolini in quanto “intellettuale toscano” e “amante della montagna” (dove si nascose al momento della fuga da Roma). Dopo quella vergognosa scritta DUX (sul Monte Giano) del 1939 vasta otto campi da calcio e visibile da Roma (specie dopo il restauro voluto dalla Regione di Storace…), nel Reatino avranno anche una via con il nome di uno dei più feroci squadristi del ventennio. ” E’ irrilevante che fosse un gerarca fascista, la scelta di una strada per lui è frutto del legame che aveva con la nostra montagna “, queste le parole vergognose di Emili.

Una tale mancanza di rispetto non ha eguali in Italia ed è uno sputo in faccia all’ A.N.P.I. e a tutte le vittime degli eccidi nazifascisti di Leonessa, di Poggio Bustone e delle Fosse Reatine.

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Monday, October 23, 2006

“MA VICENZA E’ QUELLA DELL’ARENA?”da Bianco, Rosso e Verdone

COSA SI SENTE IN PIAZZA QUANDO PIOVE E QUALCUNO PERDE LUCIDITA’….

Berlusconi: ” Chi è il gran bugiardo, io che ho sempre detto che Prodi avrebbe aumentato le tasse, o Prodi che ha sempre giurato che le avrebbe abbassate?”; Fini (riferito a Bossi): ” E’ un leone ferito che però ancora combatte. Come il Nord-Est “; Bossi: ” Lo vedi, Silvio, quanti siamo? Ce l’ abbiamo proprio duro, e infatti qui è pieno di belle ragazze. Facciamo vedere anche a Prodi che abbiamo il manico, così si spaventa! ” (anche noi…n.d.r.); I 5000 della manifestazione della CdL a Vicenza: ” Non siamo una claque, siamo il Popolo! “; Berlusconi: ” Piove, governo ladroooo! “; Berlusconi: ” I comunisti si sono presi tutto e anche il presidente Napolitano è uno di loro! “; I 5000 di Vicenza: ” Siamo la rivolta del Nord! “; Galan (Governatore del Veneto): ” In questi giorni, molti elettori del centro-sinistra sono venuti da me e mi hanno detto: siamo pentiti. E io: non posso darvi l’ assoluzione, perchè non sono un prete. Ma se venite in piazza con noi, vedrete il paradiso “; I 5000 di Vicenza (supplicanti, chiedono a Silvio): ” Liberaci da Prodi “; Bossi: ” Facciamo una marcia su Roma! ” (ti aspettiamo, vieni…n.d.r.); Fini: ” Oggi Vicenza è la capitale dell’ Italia che lavora e che manderà a casa il premier “; Un punkabbestia di passaggio: ” Questi manifestano a Piazza dei Signori. E’ proprio la loro piazza. I veri poveri non sanno neppure che cosa sono “; Bossi: ” I comunisti al governo sono passati dall’ esproprio proletario all’ esproprio ai proletari “; Giovanardi lo giura: ” In piazza ci siamo anche noi ” (erano nascosti?…n.d.r.); Giovanardi (riferito ai fischi all’ inno di Mameli): ” Fischi? E’ la fantasia di giornalisti in malafede “; Berlusconi (riferito alla leadership della CdL): ” Se una squadra ha tre punte e la prima segna 24 gol, la seconda 11 e la terza 6: chi va in nazionale? “; Berlusconi: ” Oggi è stata una giornata bellissima e sono soltanto rammaricato per l’ errore tattico e strategico di Casini che non è voluto stare con noi. Deve sempre distinguersi, ma così facendo, alimenta i pettegolezzi dei giornali che amano dipingerci più divisi di quanto siamo nella realtà. Ma io, con lui, non romperò mai “; Calderoli: ” Quel partito fa solo moine e poi s’ accoda sempre “; Casini (riferito ai fischi all’ inno di Mameli): ” Qualche imbecille nel centro destra c’ è sempre. Del resto, lo vediamo tutti i giorni che c’ è qualche imbecille “; Casini: ” Abbiamo bisogno degli extracomunitari, altro che bingo-bongo come dice qualcuno “; Casini: ” Dire che il ricorso alla fiducia equivale a un colpo di Stato? Bhè, sono stato Presidente della Camera cinque anni, vorrebbe dire che ho assistito a molti Colpi di Stato senza accorgermene “.

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Saturday, October 21, 2006

BORAT

Cosa succederebbe se una specie di Groucho Marx, alto e magro come un chiodo, privo di sigaro e pazzo come un cavallo, abbandonasse la terra natìa (un immaginario ed assurdo Kazakistan pieno di contadinotti, prostitute, stupratori e antisemiti) per andare ad esercitare la professione di reporter nelle strade degli States? Per avere una risposta basta aspettare l’ uscita nei cinema italiani di “Borat”, il nuovo film di Larry Charles (sceneggiatore, produttore e regista della famosa serie tv “Mad About You”) interpretato da Sacha Baron Cohen.

Sacha smette i panni di Ali-G, caricatura in tuta e gioielli dei gangsta’rapper west-side, per vestire quelli di Borat, giornalista televisivo kazako che imperversa in mezzo a gente reale creando gags e situazioni paradossali allo scopo di smascherare tutta la bieca intolleranza ed il razzismo della società americana (il trucco è nel far firmare la liberatoria dell’ intervista prima che la stessa cominci…). Gli appassionati di Cohen ricorderanno che in un cammèo in Ali-G aveva già interpretato la parte di un ambasciatore kazako, ma questo personaggio, oltre ad essere la rivisitazione di quello, è decisamente più assurdo ed esilarante (“casa mia quattro sport nazionali: discoteca, tiro con l’ arco, stupro , ping-pong”). Borat con fare disinvolto tenta di presentarsi e baciare, come da uso russo, tutti i viaggiatori di un vagone della metropolitana di New York; scopre con terrore che il Bed and Breakfast dove si è fermato a dormire è gestito da ebrei (per liberarsi di loro getta lontano delle banconote); partecipa a un rodeo a Salem, Virginia (“tagliati quei cazzo di baffi!”, lo ammonisce un cowboy, “sembrerai almeno un italiano, mentre se resti così tutti ti prenderanno per un musulmano e si chiederanno quanto esplosivo hai sotto la camicia…”) e riesce sempre a provocare reazioni, ad andare oltre le apparenze, a non perdere quella buffa e testarda aria da uomo dell’ est che tanto ci ricorda la figura dell’ emigrante italiano anni trenta.

Detto che Cohen è un ebreo ortodosso molto attivo nella lotta all’ antisemitismo, prevediamo che la pellicola non sarà affatto gradita a kazaki, femministe e amanti del politically correct, ma pazienza …a quelli come me, che amano la satira acida, piace da matti…

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