Friday, October 6, 2006

COMUNISMO MILITANTE

” I comunisti sdegnano di nascondere le loro opinioni e le loro intenzioni. Essi dichiarano apertamente che i loro scopi non possono essere raggiunti che con l’ abbattimento violento di ogni ordinamento sociale esistente. Tremino pure le classi dominanti davanti a una rivoluzione comunista. I proletari non hanno nulla da perdere in essa fuorchè le loro catene. E hanno un mondo da guadagnare.” Karl MARX, 1847.

Quando sui muri del Trullo, quartiere degradato della periferia ovest capitolina, uno dei baluardi storici della sinistra, è comparsa su un muro la scritta “l’ ordine romano vi colpirà presto”, si doveva intuire immediatamente che di lì a poco il malcontento e l’ astio verso la locale e chiassosa comunità romena si sarebbero trasformati in violenza, specie considerato il fatto che domenica 1 ottobre i conflitti sopiti tra italiani ed immigrati erano sfociati in una sparatoria nella quale erano rimasti feriti (uno in modo grave) tre stranieri, ora ricoverati all’ ospedale San Camillo. Ma le autorità hanno preferito ignorare il tutto. E così lunedì 2 ottobre, in pieno pomeriggio, un gruppo di circa trenta giovani italiani, composto da piccoli spacciatori ed estremisti di destra, ha percorso in assetto militare (alcuni incappucciati, altri a volto scoperto) Via Monte delle Capre per dirigersi verso il bar ritrovo dei romeni e dargli fuoco al grido di “Fuori, mmerde, a casa vostra!!”. La polizia, che considerato il clima avrebbe dovuto sorvegliare attentamente la zona, non ha mosso un dito e gli abitanti del quartiere , stufi degli schiamazzi notturni derivanti dal bar, sembrano ora provare un senso d’ indifferenza mista a sollievo.

Questo episodio è stato di una gravità unica, ma pochissimi sembrano accorgersene. Quando gli interessi malavitosi si mischiano all’ estremismo politico la situazione diviene preoccupante e tutti quelli che conoscono la storia contemporanea italiana dovrebbero saper bene di cosa parlo. I giovani, in preda a disagio sociale, finiscono per entrare in circuiti di piccola e grande criminalità e per eludere la concorrenza degli immigrati (a loro volta estremamente disagiati ed inseriti nel mercato dello spaccio…) si appoggiano ai gruppi di estrema destra, sempre più attivi e presenti in territorio romano. Al Trullo c’ è un Centro Sociale di sinistra, “Il Faro”, ma la sua presenza non sembra influenzare granchè la comunità giovanile, tanto che la sinistra locale alle ultime amministrative ha ottenuto un riscontro politico inferiore al passato, imputabile proprio al calo di gradimento nella massa degli under 25. Si può tollerare che il neo-fascismo faccia proseliti nella periferia romana, una volta fucina del pensare sinistrorso? Lo Stato valuta con attenzione il rapporto tra politica e criminalità? La sinistra è esente da responsabilità? Personalmente credo che lo Stato finga di ignorare tali fenomeni perchè “colluso” in certe dinamiche e che la sinistra sia tra i principali colpevoli di questa situazione in quanto gravemente carente in politica territoriale ed attenzione alla divulgazione ideologica. La destra non ha mai smesso di fare politica nelle “sezioni”, mentre la sinistra sembra aver perso quest’ attitudine naturale ed essersi affidata alla propaganda da centro sociale. I centri sociali sono luoghi estremamente aggreganti, ma non svolgono più da tempo la funzione “didattica” che era stata affidata loro. Negli anni ‘70 in quell’ ambiente (evoluzione delle “comuni”) si studiava e si sognava, ora si ascoltano concerti pop e si beve birra d’ importazione. I ragazzi sono da sempre attratti dalle figure carismatiche, come può un giovane figlio del proletariato rimanere affascinato da Fausto Bertinotti, da Piero Fassino, da Francesco Rutelli? Dove può interessarsi all’ ideologia se non trova sul territorio un luogo preposto a tale scopo? E’ assolutamente vitale che il proletariato comunista e socialista delle fasce d’ età più avanzate capisca che il ‘68 non ha risolto i problemi, li ha solo nascosti sotto la sabbia. E’ ora che l’ uomo maturo torni a fare politica attiva e ad istruire le nuove generazioni sulla battaglia sociale. L’ uomo di sinistra non deve adagiarsi sui progetti fumosi dei Radical Chic e non deve cedere al fascino centrista della moderazione borghese. Non ci si deve vergognare di definirsi comunista, perchè quell’ appellativo è simbolo di un’ideologia economico-filosofica di difficile applicazione che non rappresenta nient’ altro che un modello al quale avvicinarsi il più possibile. Nessuno di noi vuole annullare la proprietà e l’ iniziativa individuale, ma non si possono assumere atteggiamenti di passività davanti all’ intolleranza xenofoba ed alla privatizzazione selvaggia. E’ ora di tornare a lottare e manifestare con veemenza le proprie idee…questa è l’ ultima chiamata utile.

Posted by Capelli VS Ricko in 17:38:06 | Permalink | Comments (15)