Sono certo che quando Aaron McGruder, trentenne laureato all' università del Maryland in Afro-American Studies, pubblicò per la prima volta sul Los Angeles Times nell' Aprile del 1999 una striscia intitolata "The Boondocks", non aveva il minimo sentore del successo che gli sarebbe piovuto addosso. Era semplicemente infastidito dalla titanica e variegata massa di dogmi e archetipi comportamentali bislacchi che la classe dirigente caucasica impone a colpi di emendamenti e bombardamento mediatico alla popolazione afro-americana.
I ragazzi della mia età ricordano perfettamente l' epopea dell' eterno adolescente "Arnold Jackson" (al secolo Gary Coleman),
impegnato allo spasmo in un difficile processo d' integrazione nella Manhattan della ricca ed esigente società bianca; ma forse pochi di loro, distratti dalle divertenti avventure della "piccola canaglia", si sono soffermati a riflettere su quanto fosse razzista e poco rispettosa quella serie TV. I due fratellini neri di Harlem, adottati da un ricco uomo d' affari bianco, finivano per rinnegare totalmente un passato fatto di povertà , ma anche di fiera indipendenza e consapevolezza di razza, a favore di una vita da ricchi "cuccioli di negro" pronti a scodinzolare e guaire davanti ad un biglietto da un dollaro. I protagonisti di McGruder ricordano quei due personaggi e come loro passano dal ghetto (nel loro caso il South Side di Chicago) all' opulenza della borghesia bianca (la noiosa e bigotta Woodcrest), ma non rinunciano alle loro peculiarità culturali e tendono ad imporre con simpatico ed esilarante puntiglio il life style
del perfetto afroman. Huey Freeman (il nome è un gradito e sentito omaggio a Huey P. Newton, fondatore delle Black Panthers), rivoluzionario e fondamentalista marxista alla tenera età di 10anni, ed il suo fratellino minore Riley, gangsta rapper alla Snoop Dog che "pretende" da Babbo Natale un gioiello in platino e diamanti, rappresentano, insieme con il nonno, un misto tra il Fred Sanford della serie TV "Sanford and Son" e Bill Cosby, e il vicino Tom Dubois, avvocato democratico membro della N.A.A.C.P. (National Association for the Advancement of Coloured People) sposato con una donna bianca, alcune delle più tipiche e significative figure della black people. McGruder, in special modo attraverso le invettive di Huey e la garbata e matura sagacia di Michael Caesar, il piccolo amico/confidente di Brooklyn del nostro Shaka Zulu in erba, esprime le proprie pesanti perplessità riguardo all' amministrazione Bush, all' America tutta, bianca e nera, proponendo un fumetto che presenta i tratti tipici dell' eterna Mafalda e del Doonesbury di Trudeau, differenziandosi però nell' attenzione quasi maniacale rivolta all' approfondimento della black culture e dell' hip-hop delle origini.
Il prodotto, che ha dato anche lo spunto per la creazione di un cartone animato in onda su Cartoon Network, risulta assolutamente ed amabilmente "politically incorrect" ed è manna dal cielo per tutti gli appassionati di cultura afro-americana. Viene voglia di indossare un dashiki e celebrare il Kwanzaa davanti ad una foto in bianco e nero di Angela Davis...
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