Friday, May 11, 2007

EX DIRIGENTE DELLA JUVE RIVELA : MOGGI PAGAVA GLI ARBITRI

di Marco Mensurati (la Repubblica) 

Maurizio Capobianco col club dall’84 al 2005 e ora in causa: soldi a dirigenti Figc, giornalisti e persino ai tifosi. Tramite la Semana srl di Giraudo…

TORINO - Due premesse. La prima: “Tutto quello che dirò è documentato e dimostrabile”. La seconda: “Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società”. Maurizio Capobianco, ex dirigente di Juventus F. C., è un tipo così. Uno a cui piace parlare chiaro, diretto e, soprattutto, dire le cose esatte.
Fino ad oggi, le inchieste erano accusate tutte di avere un punto debole: non si capiva per quale motivo, al di là di evidenti interessi di carriera e di posizione, gli arbitri italiani avrebbero dovuto rendere servigi a Moggi & co. Ora, per la prima volta, si capisce come gli arbitri
“venivano ripagati”. Spiega Capobianco: “Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc”.
Beni di ingente valore?
“Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela”.
Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto?
“Sono tutte cose che, all’occorrenza, posso dimostrare”.
A quando risalgono i casi in questione?
“Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell’anno ‘95″.
Chi sono questi arbitri?
“Questo non ho intenzione di dirlo, al momento”.
Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili?
“20-25 milioni di lire, per ogni ‘gratificazione’ “.
Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve.
“Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve”.
Quei “beni” erano destinati a loro?
“Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell’ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire”.
Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso?
“Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni”.
Cominciamo dai giornalisti?
“Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce”.
Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto?
“Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco”.
Cosa si poteva dire?
“Che attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l’acquisto di coreografie, striscioni e quant’altro”.
A cosa serve la Semana?
“Gestisce tutte le attività che ruotano attorno allo stadio e agli impianti. Cosa che, almeno fino a quando c’ero io, ovvero marzo 2006, faceva a prezzi maggiorati del 20%, così come il contratto oltremodo oneroso stipulato con Juventus prevedeva. Va detto che la Semana è per il 30 per cento della Juve, per l’altro 70 di una ragnatela di fiduciarie che portano a Giraudo”.
Che però adesso non ha più nulla a che vedere con la Juventus.
“Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C’è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano… Ma se si sono tenuti persino Bertolini”.
Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi?
“Sì. È ancora lì. Fa l’osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell’ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo…”
Non si è mai accorto della rete svizzera di Moggi?
“Solo frammenti… Una volta viene da me la signora Gastaldo, ex-dirigente amministrativa e mi dice: “Questo Bertolini, ma che ci fa con tutte ’ste schede svizzere?”… Era disperata perché Bertolini quando riceveva l’ordine da Moggi andava da lei, prendeva tre-quattro mila euro in contanti e se ne andava in Svizzera. E così rimaneva un buco nella cassa. E la signora Gastaldo (in società fino al 2005, ndr), che è una persona molto seria e pignola, un paio di volte ricordo che mi chiese di vendere a privati degli orologi e dei preziosi della società per colmare il buco creato”.
Sembra esserci un rapporto strano tra gli orologi e la Juventus…
“In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche più prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità”.
Parliamo delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l’ha mai visto?
“Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all’inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina”.
Le istituzioni.
“Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l’Uefa, ‘97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì”.
La Gea.
“Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c’era la Gea”.
Si rende conto che questa intervista a Torino rischia di renderla impopolare?
“I primi dieci anni alla Juventus sono stati i dieci anni più belli della mia vita professionale. Penso che il mio contributo di verità sia dovuto”.

E anche questo bel ‘pezzo di giornalismo’ lo mettiamo nel cassetto dei “PER FORTUNA CHE ERAVAMO TUTTI PROVINCIALI VISIONARI”….

Posted by Capelli VS Ricko in 22:01:53 | Permalink | Comments (21)

RIGNANO : IL LIMITE DEL DUBBIO

di Eleonora Martini (il Manifesto)

Parla lo psichiatra Luigi Cancrini, della commissione parlamentare per l’infanzia. La sessualità dei bambini, la loro credibilità nei processi, le ambiguità della Chiesa

Roma-«In tutti i processi per pedofilia la difesa punta a far sorgere il dubbio. Compito non arduo perché i bambini, soprattutto quelli piccoli, sono più deboli degli adulti, meno credibili. E come si sa - giustamente - nel dubbio gli imputati vengono assolti. D’altra parte l’analisi del racconto dei piccoli è un lavoro molto complesso che va fatto con serietà. Ma non è difficile capire se il bambino ha subìto davvero un abuso. In un’epoca in cui la pedopornografia è diventata purtroppo un business molto vantaggioso, bisognerebbe informare di più nelle scuole, soprattutto nelle materne che sono l’anello debole». Non è una presa di posizione rispetto alla vicenda di Rignano Flaminio, quella di Luigi Cancrini, psichiatra e psicoterapeuta, deputato dei Comunisti italiani e vicepresidente della Commissione parlamentare per l’infanzia. Ma solo un monito a vigilare senza creare allarmismi. Cancrini è anche direttore scientifico da anni del ‘Centro aiuto al bambino maltrattato e alla famiglia’ del Comune di Roma.
Professore, ci parli della sessualità dei bambini di 3 o 4 anni di oggi. Quando i loro comportamenti sessualizzati devono allarmare gli adulti e quando invece vanno considerati normali.
Nello sviluppo della sessualità non ci sono molte differenze tra i bambini di oggi e quelli del ‘900 analizzati da Sigmund Freud o Sandor Ferenczi. Bisogna però distinguere i comportamenti sessualizzati dei bambini. Faccio due esempi: l’autoerotismo può essere particolarmente evidente in bambini che hanno sofferto, sia per traumi sessuali che psicologici. Ma è più indicativo di abuso l’avvicinarsi insistentemente ai genitali degli adulti. In ogni caso questi comportamenti non sono la prova di violenze subite, ma vanno correlati con molti altri elementi.
Ma la scoperta della sessualità dei bambini non viene accelerata dai numerosi stimoli esterni a cui sono sottoposti, come la televisione, o dall’evoluzione dei costumi e del linguaggio degli adulti?
Quando un bambino viene rispettato, in condizioni normali, vede quello che la sua fase evolutiva gli permette di vedere. Il bambino che sta sviluppando il controllo delle sue pulsioni, rimuove l’erotismo in una fase in cui questo entra in conflitto con se stesso. Bambini di 5 o 6 anni, in cui c’è una tematica edipica, quando vedono in tv degli adulti che si baciano, si coprono istintivamente gli occhi perché c’è una difesa rispetto a contenuti che per loro non sono in quel momento corrispondenti alla loro fase evolutiva. Invece, assistere a un rapporto sessuale tra i genitori, quello che Freud chiama «la scena primaria», è invece un trauma. In condizioni anormali, quando c’è molestia, abuso sessuale o forte trascuratezza della sua sensibilità, il bambino reagisce con molta angoscia.
Lei ha letto la descrizione dei genitori di Rignano riguardo i loro bambini che mimerebbero atti sessuali con i peluche o la masturbazione. Che idea si è fatto, possono rientrare nella normale scoperta del bambino della sessualità?
Dipende dal modo in cui mima l’atto sessuale. Se lo fa con freddezza o se lo ripete ossessivamente con livelli di angoscia molto forti. Sono due estremi che configurano situazioni molto diverse. Per esempio al termine di questo gioco il bambino può manifestare aggressività nei confronti del peluche o piangere a dirotto. In questo caso c’è congruità con un’esperienza grave vissuta. Se invece il bambino mima con una certa freddezza e in modo incostante, solo se sollecitato, magari solo in presenza dell’adulto sollecitante, come può essere una madre che accusa il padre, allora la carica di angoscia nel bambino non c’è.
Secondo la psicologa Fraschetti, perito d’ufficio, alcuni bambini della materna di Rignano soffrono l’incapacità di conciliare il piacere provato durante l’esperienza riportata e «lo scandalo che ne è seguito».
Proprio Ferenczi racconta di come il bambino generalmente viene sedotto dall’adulto abusante che all’inizio usa nei suo confronti un linguaggio d’amore. Lui la chiama «confusione di linguaggio»: il bambino non decifra il linguaggio dell’adulto, non vede l’intenzione nascosta che c’è dietro. Ci sono bambini abusati dal padre che scoprono l’orrore solo quando arrivano alla pubertà e solo allora passano dall’amore all’odio. Un bambino così piccolo, a 3 o 4 anni, può essere trattato con particolare affettuosità da seduttori «bravi», e può vivere queste esperienze in un modo che per lui risulta gradevole. E questo poi spiega anche perché i bambini parlano così tardi, avendo bisogno di un po’ di tempo per comprendere gli abusi subiti.
Ma i bambini possono influenzarsi a vicenda, potrebbe essere tutto frutto di una fantasia condivisa tra bambini e con gli adulti?
Questo a me sembra molto difficile. I bambini a 3 o 4 anni difficilmente si influenzano con dei racconti perché è un’età in cui c’è poco spazio e poca capacità sul piano verbale per raccontarsi tra loro dei fatti e influenzarsi. Però questo attiene all’accuratezza con cui è stata svolta l’indagine. Una suggestione collettiva è anche possibile, ma va verificata caso per caso.
Quanto sono importanti i disegni che fa?
Molto, ma anche lì c’è un problema di tecnica. Non basta guardarli, vanno discussi con i piccoli e non è facile interpretarli, è un lavoro molto complesso. Nel nostro centro i terapeuti seguono corsi appositi, si usa lo specchio unidirezionale, il lavoro viene confrontato con gli altri membri dell’equipe e ridiscusso dopo un lasso di tempo necessario per far decantare le emozioni anche dei terapeuti.
Tutte accortezze che sembra non siano state usate dal perito d’ufficio, questo è un grave errore…
Bisogna vedere il livello di esperienza della psichiatra. Comunque la perizia fatta per la procura non può essere usata nel processo. Ci sarà un incidente probatorio sui bambini, cioè un incontro dei bambini con un esperto nominato dal tribunale a cui le parti assistono dietro lo specchio. Ovviamente se il racconto viene cambiato o rimodulato, diventa meno attendibile.
Dal suo osservatorio può dirci quanto spesso si verificano casi di falsi abusi, di adulti accusati che dopo anni si dimostrano innocenti?
Nella nostra esperienza, su 100 casi segnalati come sospetto abuso ce ne sono almeno 40 che poi si scoprono falsi. Però, ripeto, non è molto difficile capire che si tratta di un falso abuso proprio dal modo in cui il bambino racconta: il racconto viene fatto con freddezza, i particolari cambiano, non c’è una ricostruzione plausibile, e generalmente c’è un adulto che in buona o cattiva fede è interessato a sostenere l’accusa. Un altro 5% dei casi lascia molto perplessi, soprattutto con gli adolescenti. Nei restanti casi si trovano poi effettivi riscontri. Quello che sta accedendo negli ultimi anni è che ci sono più orecchie per ascoltare, maggiore sensibilità e più centri ad hoc, e anche le leggi sono più severe con gli abusanti e più protettive con i bambini.
Come la difesa delle maestre arrestate sostiene, la maggior parte delle violenze avviene in famiglia, è lì che va cercato il problema. Quasi sempre i processi per abusi nelle scuole finiscono con l’assoluzione degli imputati. E’ così?
Il nostro sistema giudiziario è giustamente molto garantista. Non è semplice arrivare a una convinzione assoluta sulla base della sola testimonianza dei bambini. E’ chiaro che gli adulti sono più potenti, il bambino abusato è debole, si difende solo con la memoria e con il racconto. E per loro l’esperienza di un’aula di tribunale è molto dura. Spesso la difesa gioca le stesse carte: i bambini si sono influenzati, sono inaffidabili, ecc. E raggiunge il suo scopo non se dimostra l’innocenza ma se insinua un dubbio. E nel dubbio si assolve. Comunque, ripeto, le garanzie processuali per gli imputati sono giustamente infinite anche se il danno morale non è riparabile. Secondo me la difesa però cataloga troppo rapidamente questi processi come pura montatura. Nel processo di Brescia dove sono imputate delle suore, per esempio, siamo di fronte a una situazione paradossale. In questi giorni insieme al Prc e Rnp abbiamo presentato un’interpellanza parlamentare perché è intollerabile che, con una circolare del 2001 emessa dall’allora presidente della congregazione delle fede Ratzinger, si sia imposto il segreto ecclesiastico sui casi di pedofilia commessi da preti. E’ un problema serio: negli Usa in un processo contro preti pedofili gli estensori di quella circolare sono stati accusati di complicità. Accusa poi decaduta perché Ratzinger è diventato papa.
Secondo lei la scuola italiana è attrezzata ad affrontare la pedofilia?
Ci sono state una serie di campagne di informazione. Ma secondo me l’anello debole è proprio la scuola materna perché i bambini sono facilmente influenzabili da chi li seduce e ne abusa, hanno meno capacità di esprimersi e sono tendenzialmente meno attendibili. Credo che il ministro dovrebbe avviare una campagna di sensibilizzazione specifica. Soprattutto perché viviamo una fase in cui la pedopornografia sta diventando un’industria criminale che promette facili guadagni.
In questo caso di Rignano, secondo lei, le istituzioni scolastiche si sono comportate bene?
Nella Commissione infanzia abbiamo ricevuto a novembre la direttrice scolastica Loredana Cascelli. Ci ha raccontato che a settembre, appena arrivata nella scuola, si era trovata in mezzo a un paese diviso e di fronte a un collegio dei docenti che era schierato fermamente a difesa delle insegnanti, ancora non formalmente accusate. Ci ha detto di avere le mani legate e di confidare nell’intervento del ministero o dell’ufficio regionale. Anche il provveditorato e il ministero si sono mossi con lentezza aspettando segnali più chiari dalla procura di Tivoli. E ancora oggi c’è un brutto atteggiamento da parte del personale scolastico, di chiusura.
Che non fa altro che aumentare la spaccatura nel paese. Perché nessuno interviene?
E’ sbagliato, infatti. Le autorità scolastiche dovrebbero intervenire con fermezza. E poi cercare di riconciliare l’intero paese, di ricostruire un clima di fiducia, magari in sedi diverse da Rignano. Anche se fino a che ci sarà il processo non sarà facile. Anche la stampa può aiutare molto a svelenire il clima evitando di schierarsi troppo da una parte o dall’altra. Mi auguro che a settembre per tutti i bambini del paese possa partire un davvero nuovo anno scolastico.

Posted by Capelli VS Ricko in 00:46:31 | Permalink | Comments (44)