Martedì 27 Febbraio 2007

LA SINISTRA RADICALE...

...perchè no?...

Cos' è la "Sinistra Radicale"? Da chi è stato coniato questo termine? Tale definizione fu partorita dalla Destra all' alba della nascita dell' Unione per indicare tutte quelle forze politiche che si distaccavano dall' ala "riformista" del Centro Sinistra (Ulivo, Udeur e Idv). Lo scopo, piuttosto elementare invero, era quello di dare un nome a tutte le paure reazionarie dei moderati, destrorsi e non, in modo da racchiudere in un unico concetto, volutamente fumoso e pittoresco, correnti politiche evidentemente diversificate (PdCI, Prc e Rnp), movimenti di protesta di ogni genere e sindacati che non strizzavano l' occhio ai potentati (Cgil).

La Sinistra Radicale rappresenta ormai per tutti i centristi la "palla al piede" del Riformismo, il peso morto che affossa i progressi, altrimenti agevoli, del nostro Paese. Dopo la crisi del Governo Prodi, l' Unione, a cominciare da D' Alema, non ha perso occasione per puntare l' indice accusatorio dello sdegno contro PdCI, Prc e Verdi ed esultare per l' arrivo di Follini, paventando la possibilità di un rilancio del riformismo come conseguenza del ridimensionamento del peso della sinistra radicale all' interno della coalizione di maggioranza. Perchè questo? E' abbastanza ovvio. L' Ulivo è ormai totalmente colluso con i "poteri forti" (Chiesa, Confindustria, U.S.A.) e la crescita di consensi che stava premiando l' azione di PdCI, Prc e Cgil, oltre a costituire un ostacolo alle derive centriste di questo esecutivo, lo preoccupava non poco in ottica di future elezioni. E allora, in previsione di prossimi aspri scontri sui terreni delle riforme (Pensioni, Legge elettorale, Grandi Opere, Precarietà), quale metodo adottare per zittire i "comunisti" (i sindacati erano già stati annullati indicandoli artatamente come fucina delle nuove BR...) se non quello di farli passare per responsabili unici di una crisi di governo ampiamente prevista, se non strumentale? Poco importa che nella schiera dei "no" senatoriali facessero bella mostra di sé Andreotti (voce della Chiesa), Pininfarina (voce della Confindustria), Cossiga (voce di Stati Uniti e sclerosi) e De Gregorio (voce della ruffianeria a pagamento), la paternità della colpa è andata senza tentennamenti (tramite solita tambureggiante campagna mediatica) a Rossi (ex PdCI) e Turigliatto (ex Prc). Giordano e Diliberto si sono affrettati a chiarire che non trattavasi di voto politico, che i due "no" erano frutto di posizioni assolutamente personali , ma ormai i buoi erano scappati... Da giorni le Segreterie di PdCI e Prc (che i sondaggi post crisi danno in vistoso calo) sono tempestate da mail di protesta di elettori terrorizzati dall' instabilità di questa coalizione e dalla paura di un ulteriore, tragico, governo Berlusconi.

Come rimediare? Il primo passo consiste nel rafforzare la propria posizione all' interno della coalizione rimanendo fedeli al Patto Politico e focalizzando i propri sforzi su obiettivi più importanti di Dico e Basi Americane. Le vere battaglie, quelle vitali per il proletariato, vanno condotte su Pensioni, Precarietà e Legge Elettorale (non cito la Legge sul Conflitto d' Interessi, perchè ho smesso di sperarci...), è ora di metterselo in testa. Prodi non è molto meglio di Berlusconi, ma un nuovo governo del Cavaliere ci porterebbe verso il baratro (Controriforma delle Pensioni, Aumento del Bellicismo, Precarietà, Grandi Opere a prescindere dalle esigenze ambientaliste, Legge Elettorale Maggioritaria che elimini le correnti minori). Il secondo passo è quello di rendersi conto che un partito che abbia meno del 10% o non conti sull' appoggio dei Poteri Forti, in sede di governo sarà sempre messo da parte. Come ovviare a questo? Andando a formare nella realtà quella Sinistra Radicale già presente nell' immaginario della gente. Un partito formato da PdCI, Prc, Verdi e dissidenti Ds contrari al neo Partito Democratico. Una forza politica che raccoglierebbe agevolmente il 10-12% dell' elettorato di sinistra e che potrebbe così permettersi di far sentire con forza la propria voce in sede decisionale. I tempi sono maturi e i compagni sentono la mancanza del vecchio PCI...diamogli qualcosa di analogo. Il nome?....Già c' è....Sinistra Radicale va bene.....

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Domenica 25 Febbraio 2007

IO SONO SPORTIVO...

...ma anche no...specie se si tratta di Feltri...

PRIMA PAGINA GENTILMENTE CONCESSA da GIORNALETTISMO

 

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Sabato 24 Febbraio 2007

MA UN PACEMAKER AL CERVELLO?...

...gli potrebbe essere d'aiuto?...

dal Corriere della Sera del 23 febbraio

Berlusconi: «Roma regno di droga e favelas» Il leader del Polo attacca il sindaco Veltroni e ribadisce il suo no al Prodi bis: preoccupatissimo se questo governo dovesse continuare
ROMA - Durissimo attacco di Silvio Berlusconi al sindaco diessino di Roma, Walter Veltroni. Il leader di Fi in collegamento telefonico con la «consulta azzurra» del municipio di Roma, ha detto che Roma è ormai diventata «la capitale della droga» con «2 mila persone che vivono per strada e addirittura 9 mila persone che mi dicono vivono in grotte e favelas lungo il corso del Tevere».

«Sono orgoglioso del lavoro che abbiamo fatto al governo, mentre sono spaventato e preoccupato per quello che hanno fatto loro e preoccupatissimo per quello che potrebbero fare se questo governo dovesse continuare nella sua sconsiderata azione». Lo ha detto in collegamento telefonico con la consulta municipale azzurra Silvio Berlusconi. il presidente di Forza Italia contro Veltroni: «Roma è la capitale della droga, in novemila vivono in favelas».

Ora....è comprensibile che la frustrazione per non essere riuscito a racimolare uno straccio di maggioranza al momento della crisi del Governo Prodi sia smisurata....altrettanto chiaro è che lo scodinzolare di Casini verso l' Unione l' infastidisca....ma da lì a dire tali cagate....QUESTO E' UN EVIDENTE GRIDO D' AIUTO...NON POSSIAMO IGNORARLO....

...Suggestivo squarcio paesaggistico di Roma Capitale?...No, direi di no...

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Venerdì 23 Febbraio 2007

WANTED...

...BRAVI COGLIONI ...ORA NON AVREMO NEMMENO I DICO...

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

...VAI NINO ...SEI TUTTI NOI ...

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Mercoledì 21 Febbraio 2007

NO PANIC, PLEASE...

Politica Estera: il Senato dice NO

...magari mi sbaglio, ma è solo un avvertimento...e non viene dalla sinistra radicale...

Posted by Capelli VS Ricko at 15:43:48 | Permanent Link | Comments (62) |

Venerdì 16 Febbraio 2007

SINCERITA'...

...questa sconosciuta...

Oliviero Diliberto (PdCI), intervenendo ad un convegno sul revisionismo con Moni Ovadia, ha risposto alla domanda se sia giusto o meno partecipare a trasmissioni televisive tipo "Porta a Porta" dichiarando: «E' indispensabile andare in tv anche se personalmente non ho una particolare predilezione ad apparire, per fare vedere che siamo diversi. Io sono diverso da Berlusconi, bisogna far vedere che ci fa schifo». Il segretario dei Comunisti Italiani si è espresso con identico cipiglio anche riguardo G. Fini («si tenga la sua memoria condivisa») e DS («entrano da sconfitti nel Partito Democratico»). Di tono similare le repliche polemiche provenienti da opposizione ed alleati di governo; si segnalano, come al solito, Paolo Bonaiuti (FI): «Diliberto è un burocrate di altri tempi che con il suo forbito eloquio illustra il rispetto verso gli altri, lo spirito di tolleranza, la capacità di governare se stesso e la sua parte politica. E quando si parla di altri tempi è ovvio che si intendono quelli di Giuseppe Stalin» e Massimo Cacciari (Margherita): «Una battuta villana, un modo bastardo di fare polemica in questo paese...».

La prima cosa che mi è venuta in mente quando ho saputo delle dichiarazioni del compagno Oliviero è che Violante, in occasione del suo intervento d'insediamento alla Presidenza della Camera, rese omaggio con grande nonchalance ai "ragazzi di Salò". Si...i "ragazzi di Salò". E quasi tutti applaudirono o evitarono commenti su quelle affermazioni così "politicamente corrette". Stessa sorte fu riservata a Massimo D' Alema quando s' imbarcò nel Titanic della Bicamerale con l' amico Silvio. Ma nel momento in cui Oliviero Diliberto confessa, anche con iperboli degne di un "Centro Sociale Sovversivo" (pensate se avesse dato del coglione a qualcuno...), ciò che la sinistra (quella vera) pensa su Berlusconi, divampa la polemica. E da tutte e due le parti, naturalmente. Il modus operandi "politicamente corretto" altro non è che una copertura che definisce il limite all' interno del quale la dialettica politica è compatibile con un Sistema retto da un' oligarchia granitica, vecchia ed immodificabile.

Negli anni in cui il progetto politico rappresentava un' idea di società ed era manifesto di interessi contrapposti, i toni del dibattere erano significativi di una contrapposizione ideologica fiera, schietta e radicale. Ora invece la classe politica, in special modo quella sinistrorsa, si è uniformata ad uno stile "politicamente corretto" che tanto sa di Qualunquismo. I vari Fassino, Rutelli, Bertinotti si presentano nei salotti televisivi che contano come quelli che "non disturbano". Che al massimo si dissociano, ma nemmeno tanto...siamo tutti italiani in fondo, vero?...Niente di più sbagliato: il politico deve rappresentare il mondo che l' ha votato, deve dargli dignità nelle sedi istituzionali e combattere per i suoi interessi, perchè solo il Confronto, per quanto duro ed acceso, è foriero di Democrazia. Per questo è necessario integrarsi nei mezzi di comunicazione di massa non lasciandosi schiacciare o uniformare, distinguendosi per posizione e forma dialettica. E per far questo tornano utili anche le iperboli....qualcuno si offende? Pazienza, molti di noi hanno trovato offensivo che quel Qualcuno abbia governato il Paese...

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Mercoledì 14 Febbraio 2007

QUANDO SI COMINCIO' A PARLARE DI FOIBE?

...CENNI DI VERITA' STORICA...

di FEDERICO VINCENTI

Poiché la stampa nazionale, salvo talune eccezioni, scrivendo a proposito delle Foibe si ostina a non tener conto delle vicende storiche accadute nonché delle brutali violenze perpetrate fin dalla conclusione del primo conflitto mondiale nei confronti delle popolazioni slovene e croate venute a far parte del Regno d'Italia, è opportuno ritornare sull'argomento per farlo conoscere agli italiani poco attenti ed in particolare ai demotivati giovani d'oggi. Ciò non significa giustificare alcunché, ma certamente non è possibile ignorare le responsabilità del nazionalismo italiano e del fascismo nei confronti delle popolazioni slave e delle minoranze in generale.

Gaetano Salvemini, professore universitario, politico, critico del malcostume giolittiano, amico di Cesare Battisti, volontario combattente sul Carso, deputato al Parlamento e antifascista, il 14 maggio 1915, dieci giorni prima dell'ingresso italiano nella Grande Guerra, così scrisse: «Se prevarranno i livori ed i rancori locali degli italiani di Trieste e dell'Istria contro gli slavi, tristi giorni si prepareranno al nostro Paese. Se sapremo guardare al problema dei rapporti italo-slavi da un punto di vista superiore a quello delle lotte comunali, locali, personali, la sostituzione della bandiera italiana a quella austriaca in Trieste e Pola rappresenterà in Europa una solida garanzia di pace e civiltà». Ma così non fu. La guerra si rivelò lunga e sanguinosa, e sebbene i soldati italiani si battessero con valore, la disastrosa rotta di Caporetto fu imputata dal Gen. Cadorna ai fanti «vilmente ritiratisi e arresisi». Le decimazioni e le fucilazioni dei "vili" furono all'ordine del giorno. Non si ottennero però grandi successi, bensì un'ecatombe di combattenti e di vittime civili. La guerra ebbe fine quando ancora truppe imperiali occupavano territori italiani. Dopo la vittoria, Vittorio Emanuele III nominava governatore delle terre annesse che risultavano essere abitate da popolazioni slovene e croate in una percentuale del 58%, il Gen. Carlo Petitti di Roreto, il quale non mancò di richiamare quei comandanti militari a lui sottoposti che avevano ordinato ai sacerdoti slavi di predicare in lingua italiana. Le disposizioni del Governatore militare non vennero ascoltate, sebbene fosse stato dato alle stampe e letto nelle chiese un proclama che recitava: «Sloveni d'Italia, la grande Nazione della libertà, venuta a voi, vi lascerà l'uso della vostra lingua e la nazionalità delle vostre scuole, assai più che non abbia concesso a voi l'Austria...». Tali promesse non furono mantenute; esplose invece la violenza in tutte le località dell'Istria, tanto che nell'agosto del 1920 il deputato Giovanni Cosattini (nel 1945 Sindaco della Liberazione della città di Udine) denunciò alla Camera che «dalle 500 alle 600 persone furono internate senza evidente motivo. Si vedeva in ogni slavo un nemico od una spia; da qui la politica del terrore e della persecuzione ... Nei villaggi slavi la legge, la libertà, il diritto non contano nulla. Vi regna l'arbitrio del Comandante locale, del Commissario comunale, del brigadiere dei carabinieri... Lo scioglimento delle associazioni, il divieto delle riunioni, la persecuzione dei maestri, le perquisizioni che arrivano senza alcuna autorizzazione della magistratura e senza garanzie legali». Anche il nazionalista Attilio Tamaro in un suo articolo pubblicato su La Riscossa nel 1919 espresse così la suadura critica: «L'Italia ha mandato ed ha permesso che si spingesse qui un'impressionante quantità di impiegati corrotti o corruttibili che ammorbano il mondo degli affari e gli animi dei cittadini... Ricordiamo, quale ultimo e triste esempio, che i carabinieri, altamente benemeriti, hanno preso l'insopportabile abitudine di percuotere gli individui che arrestano. Essi seminano vento e si raccoglierà tempesta». Furono espulsi e sostituiti i dipendenti pubblici, i ferrovieri, i marittimi. Nella città di Pola vennero cacciati dall'Arsenale e dai Cantieri gli operai e i tecnici croati e sloveni. Lo stesso vescovo castrense dell'esercito mons. Angelo Bortolomasi, che per ordine superiore aveva sostituito il vescovo di Trieste e Capodistria, il mons. sloveno Andreas Karlin, indirizzò una lettera al Presidente del Consiglio Giolitti,in cui riferiva: «Ho dovuto fare constatazioni dolorose... Gruppi di fascisti, con minacce e a mano armata, intimarono che non si dovesse più tener canti popolari o discorsi in lingua slava... Taccio di scene anche particolarmente brutali... Le popolazioni sono irritatissime da queste violenze... Temo una grave reazione».

L'odio contro gli italiani si diffuse e divenne generale. Si colpiva a casaccio e con ferocia, come raccomandava Mussolini, si esiliavano in Sardegna maestri e sacerdoti, si bastonava chi non si toglieva il cappello di fronte ai fascisti. Molta gente incominciò a rifugiarsi nei boschi assieme ai parroci per poter fuggire dalle continue violenze e dalle spedizioni punitive. Si giunse pure a modificare i nomi e i cognomi slavi per adeguarli alla lingua italiana, vennero proibite le scritte slave anche sulle pietre tombali e quelle sulle corone di fiori per i defunti. Il Popolo di Trieste scriveva il 27giugno 1927: «I maestri slavi, i preti slavi, i circoli culturali slavi, sono tali anacronismi e controsensi in una regione annessa da nove anni e dove non esiste una classe intellettuale slava, da indurre a porre un freno immediato alla nostra longanimità e tolleranza». Dopo l'inserimento nelle scuole di maestri "regnicoli", si verificarono anche fatti riprovevoli, con punizioni corporali nei confronti degli scolari che faticavano ad imparare la lingua italiana. Il fascismo di frontiera continuava intanto la sua feroce pulizia etnica dando alle fiamme case del popolo, librerie, circoli culturali, società operaie, cooperative, banche e alberghi, cercando così di annientare la cultura e la dignità delle genti slave. L'Austria non aveva avuto tale comportamento nei confronti dei propri sudditi slavi. In 69 località dell'Istria e del Goriziano si verificarono incidenti con tanto di scontri a fuoco, motivati dalla legittima difesa contro le squadracce del gerarca Francesco Giunta. In quegli anni, circa sessantamila sloveni e croati emigrarono nelle due Americhe e nel Regno di Jugoslavia. Carichi di rancore contro l'Italia fascista, molti di questi sarebbero tornati alle loro terre dopo il crollo del regime mussoliniano con animo ostile e covando desiderio di vendetta. Intanto il tribunale speciale fascista emetteva continuamente condanne a morte ed a molti anni di reclusione: nei migliori dei casi vi era la deportazione nelle isole dell'Italia meridionale. La dittatura fascista durava per 21 lunghi anni, fino a quel crollo, avvenuto nel pieno della tragedia della seconda guerra mondiale, dalla stessa dittatura tanto auspicata, in corrispondenza del quale occorse l'insurrezione degli sloveni e dei croati delle terre annesse all'Italia con il Trattato di Rapallo. Concludendo questa breve ricerca sulle testimonianze relative al fascismo di frontiera, dalla fine del primo conflitto mondiale fino al 1930, sarà opportuno leggere quanto scrisse il gerarca e ministro dei lavori pubblici Giuseppe Cobolli Gigli, figlio del maestro sloveno Nicolaus Kombol. Costui, autore di opuscoli a carattere politico, sosteneva nel 1927 la necessità della pulizia etnica del suo stesso popolo attraverso la sostituzione degli agricoltori sloveni con coloni italiani provenienti dalle province del Regno. Al ministro piaceva una particolare canzone che allora accompagnava le azioni violente degli squadristi, canzone che egli stesso pubblicò con una propria introduzione:«La musa istriana ha chiamato FOIBA il degno posto di sepoltura per chi, nella provincia, minaccia con audaci pretese le caratteristiche nazionali dell'Istria». I croati che quindi insistevano nel parlare la propria lingua materna correvano il pericolo di trovarvi l'ultima dimora, così come in effetti successe a molti di loro. Il canto così minacciava: A Pola xè l'Arena/ la Foiba xè a Pisin/ che buta zo in quel fondo/ chi gà un zerto morbìn./ E chi con zerte storie/ fra i piè ne vegnarà/ dìseghe ciaro e tondo:/ «feve più in là, più in là».

Se ne deduce che l'atroce uso delle foibe è un brevetto del regime fascista. Riflessione: le violenze squadriste antiche e recenti, la snazionalizzazione degli sloveni e dei croati, le persecuzioni, i tribunali speciali, le tragedie delle aggressioni militari ai Paesi d'Europa, le fucilazioni e le rappresaglie contro i civili, le deportazioni nei lager, l'eliminazione dei sospetti,l'incendio dei paesi, l'Adriatisches Künstenland, le vendette, le foibe, l'esodo, hanno un solo responsabile: il fascismo.

Posted by Capelli VS Ricko at 01:36:30 | Permanent Link | Comments (61) |

Martedì 13 Febbraio 2007

L' ERBA CATTIVA NON MUORE MAI...

...FORSE...

<< Il Gramigna è un collettivo politico autogestito di compagni e compagne che da sempre lotta contro tutte le guerre imperialiste, la precarietà, la repressione, al fianco dei lavoratori, degli studenti, degli antifascisti, dei proletari che lottano per il diritto alla casa e dei popoli oppressi che resistono alle guerre di occupazione nei loro paesi. Abbiamo sempre manifestato apertamente i nostri contenuti, attraverso cortei e iniziative nelle piazze, nelle scuole e nei quartieri popolari, smascherando le false promesse di tutti i partiti borghesi.
Per questo il Gramigna è sempre stato una spina nel fianco delle giunte che siano di una destra che sfrutta e reprime in maniera diretta, o di una sinistra falsa e ingannatrice che ci attacca in modo più subdolo. Le istituzioni non hanno mai accettato questa realtà, anzi tentano di fermare la nostra lotta con arresti, denunce, processi e sgomberi. In venti anni di vita il Gramigna ha "collezionato" 13 sgomberi ai quali puntualmente ne seguiva una nuova occupazione, questo per mettere in luce la politica speculativa che circonda i luoghi lasciati al degrado a Padova e perché siamo convinti che una lotta contro questa società vada praticata al di fuori del suo controllo.

Di fronte alla crisi economica che investe anche il nostro paese i politici ci dicono che non ci sono soldi per l'istruzione, per la sanità, per i bisogni primari e che i tagli allo stato sociale sono necessari, ma poi spendono più di 50 milioni di euro ogni mese per mantenere le truppe di occupazione in Libano. Si spende di più per finanziare dei soldati pronti ad uccidere che per una finanziaria che dovrebbe soddisfare i bisogni dell'Italia intera!
Chi si rende conto di questa situazione e lotta per cambiarla in maniera autorganizzata e indipendente dalle istituzioni, viene represso: lo abbiamo visto con le migliaia di precettazioni ai danni degli operai in sciopero, con gli studenti manganellati in piazza o negli sgomberi degli spazi popolari occupati. La guerra non è solo quella che vediamo in televisione in Iraq, in Libano o in Afghanistan ma è anche a casa nostra. Davanti a questo scenario è necessario alzare la testa mobilitandosi in prima persona per riprenderci i diritti che ci stanno togliendo!
È importante schierarsi dalla parte di chi viene represso, perché portare solidarietà militante vuol dire difendere i diritti conquistati con la lotta.

LA SOLIDARIETÀ È UN'ARMA, PRATICARLA È UNA NECESSITÀ!

L'ERBA CATTIVA NON MUORE MAI! >> Comunicato ripreso dalla HomePage del
sito del Centro Popolare Occupato GRAMIGNA (da il Messaggero 13/2/2007), covo di quelle che a furor mediatico sono state definite le "nuove Brigate Rosse"...

Il giudice Guido Salvini ha firmato gli ordini d' arresto di 15 persone (tra cui Alfredo Davanzo, condannato a 10 anni nel 1982 per rapina a mano armata e presunto ideologo del movimento...) sulle quali grava l' accusa di banda armata. "Siamo intervenuti in tempo", commenta Ilda Boccasini, magistrato della procura di Milano che negli ultimi due anni ha avuto un ruolo determinante nello sviluppo dell' inchiesta. Resi noti anche gli obiettivi del neo terrorismo rosso, tra i quali compaiono in bella vista il giuslavorista Piero Ichino, la casa milanese di Silvio Berlusconi, le sedi Mediaset e Sky di Cologno Monzese, quella dell' Eni a San Donato Milanese e, dulcis in fundo, la redazione milanese di Libero....

A questo punto non posso fare a meno di pormi delle domande: bastano il ritrovamento di un paio di mitra, qualche volantino incitante alla rivolta ed una "graziella" con telecamera al posto del fanalino per parlare di Brigate Rosse? Alfredo Davanzo, rintracciato in un casale in Carnia dove viveva "ai limiti dell' indigenza", è dotato di una statura intellettuale tale da esser considerato l' ideologo di un' organizzazione terroristica? Che le persone arrestate stessero progettando qualche atto dimostrativo, terroristico se volete, di stampo violento e quindi criminale è abbastanza chiaro (ci sono intercettazioni che lo testimoniano), che, nel caso venga riconosciuta la loro colpevolezza, vengano condannati ad equa pena è anche giusto, ma da qui a definirle le nuove Brigate Rosse, a mio modestissimo parere, ce ne passa....la mia impressione è che si voglia dirigere l' attenzione dell' opinione pubblica su altri temi che non siano Dico, crisi di Governo o Basi americane. Che si parli di Raciti o di brigate rosse poco importa, l' importante è che non si faccia caso a quello che accade in parlamento.....e il Cavaliere passerà da marito irrispettoso a bersaglio del terrorismo.....se non è una maxi marchetta questa....

Posted by Capelli VS Ricko at 15:23:12 | Permanent Link | Comments (48) |

Sabato 10 Febbraio 2007

LUI TI HA RIDOTTO IN MUTANDE......

......ORA TU VENDICATI VESTENDOLO.....

Per gentile concessione del Maestro Conigliolo

Posted by Capelli VS Ricko at 17:10:03 | Permanent Link | Comments (16) |

Giovedì 08 Febbraio 2007

L' OPINIONE DI CHI SA

Intervista de il Messaggero al direttore del Centro Studi e Ricerche sulla Sicurezza Pubblica Maurizio Martinelli:

Dottor Maurizio Martinelli, lei è un poliziotto. Che vuol dire togliere la polizia dagli stadi?  "La terrei solo in retrovia. Oggi basta una divisa per scatenare la follia, il celerino è il nemico da abbattere. non c' entrano più risultato e classifica."  Può sembrare una resa...  "Tutt' altro. E' una responsabilizzazione. La bonifica dello stadio affidata ai tifosi stessi. A Treviso, l' anno scorso, sono stati loro, i tifosi, a denunciare chi aveva lanciato una bomba carta in campo. E' una battaglia di civiltà"  Non c' è il rischio di abusi? Prendiamo il caso di tifoserie divise, chessò, pro o contro un presidente  "Servono dei corsi. Non è che si nasce Steward. Li abbiamo già fatti, anni fa, per iniziativa dell' Università Cattolica di Brescia, proprio in collaborazione con la Polizia. Bisogna abituarli al contatto, al dialogo. Poi vanno pagati dalle società, svolgono un lavoro."  Così è stato debellato in inghilterra il pericolo Hooligans?  "Arginato (arginare è ben diverso da debellare...n.d.r.). In Inghilterra non esistono commistioni fra tifosi, ciascuno pensa alla propria squadra. Ma è altrettanto vero che i più violenti si ritrovano fianco a fianco quando seguono in trasferta la loro nazionale. L' impostazione è diversa."  In Italia c' è pure il fenomeno degli ultràs gemellati  "Noi lo abbiamo denunciato con nomi e cognomi. Capita che i tifosi del Milan, cui è inibito l' accesso a SanSiro, la domenica si siano spostati nella curva bresciana a creare incidenti: li abbiamo anche arrestati. O che gli atalantini vadano a Varese. La chiamano 'migrazione' della violenza"  Alleanze politiche?  "Riduttivo dirlo. C' è un' analisi del Ministero: si è stabilito che il 20% delle tifoserie calcistiche si dice di sinistra, il 25% di destra, mentre il 55% sono del tutto apolitiche. Il dato certo è che molti gruppi organizzati non esistono più, il pericolo sono i cosiddetti cani sciolti. La novità che stiamo monitorando sono i 'gruppi di quartiere', che si muovono in bande (stile American Gangs...n.d.r.)."  Quello che balza agli occhi è il numero di minorenni coinvolti. Gli arresti di Catania sono eloquenti  "Minorenni autori e minorenni vittime. Accade in ogni ambito della società. Penso ai cosiddetti delitti di famiglia, allo spaccio della droga, al bullismo in generale. La criminalità organizzata pesca sempre più a piene mani fra i giovanissimi"  Ci può essere una spiegazione?  "Per quanto riguarda gli stadi la sostanziale impunità. Il Daspo allargato ai minorenni è sacrosanto. Ma c' è un altro fatto da non sottovalutare: il ricambio generazionale. Dicevo dei tanti gruppi ultrà che si sono sciolti. Bene, si sta scatenando in molte curve la corsa alla leadership. Magari basta un coltello in tasca, un passamontagna, un petardo lanciato contro la polizia per salire di rango. Chi è più violento conta di più nelle nuove gerarchie."  Una questione di visibilità?  "L' apparire per loro è fondamentale. Un po' come partecipare a certe trasmissioni tv. Li fa sentire potenti, rispettati. Li esalta. Badi che Catania non è un caso. Le tifoserie delle tre squadre siciliane, per esempio, stanno uscendo da un lungo anonimato. Dalla C alla A che conta. Vogliono farsi largo nel mondo ultrà. E sfuggono al controllo dei leader di un tempo"  Da addetto ai lavori, la convince il decreto appena varato?  "Si basa su nostre vecchie battaglie, è un buon cappello normativo da cui partire. Però è chiaro che bisogna andare alla radice, che resta l' educazione dei giovani, visto che è di loro che stiamo parlando. Il supporto deve venire dalla scuola e dalle famiglie. I valori vanno insegnati, i figli seguiti." 

Che strano....l' opinione del Dottor Martinelli non si discosta poi tanto da quella di un exFedayn...sarà anche lui uno stupido tifoso di calcio???

Posted by Capelli VS Ricko at 19:43:23 | Permanent Link | Comments (34) |
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