Lunedì 30 Aprile 2007

ESSERE COMUNISTI OGGI...

...se ce n'è ancora qualcuno...

di LUCIANO CANFORA (la Rinascita) 

Il fatto grave, e in certo senso epocale, che sta per prodursi nel panorama politico italiano è la integrale cancellazione, nel principale erede del Pci, delle radici, cioè del nesso con la propria ascendenza comunista. Da destra qualche osservatore acuto lo ha già rilevato, ovviamente con compiacimento. Date le dimensioni e le responsabilità che il partito Ds ha finora avuto, il passo che sta per compiersi rischia di "schiantare" la sinistra come tale. E' del resto più che emblematico il fatto che il fu partito Democratico della sinistra stia per diventare partito Democratico, e basta.
Certo, le denominazioni contano fino a un certo punto, ma qui è in gioco la sostanza. La fusione dei Ds con un partito di centro (la Margherita) sposta al centro tutto l'asse politico italiano. Di qui la necessità che si ricomponga, a sinistra, una forza consistente e chiara. Di sicuro un contributo lo stanno dando i socialisti, che cercano di riunificarsi per rivendicare, appunto, il valore non obsoleto del socialismo.
I comunisti non possono rimanere spettatori compiaciuti delle proprie ragioni, né continuare a ragionare in termini di possibile crescita elettorale della singola formazione partitica. Debbono promuovere già con l'imminente congresso l'aggregazione a sinistra di cui il nostro paese ha bisogno come contrappeso alla omologazione moderata.
Dunque si dovrà non solo parlare apertamente delle necessità del momento rivolgendosi ai comunisti di Rifondazione (che dovranno pur uscire dalla situazione "provvisoria" cui il loro nome li inchioda) nonché a quanti dei Ds si terranno fuori dal Pd, ma, al tempo stesso, proporre all'intera sinistra, socialisti inclusi, di dar vita ad un programma comune e, appena possibile, ad una aggregazione. Il "temario" del programma non dovrà essere né verboso né pretensioso, ma essenziale. Intanto converrà ricordare che grandi questioni sono sul tappeto, quantunque si preferisca ignorarle, quasi che si tratti di flagelli "naturali". Due esempi. Morti sul lavoro e costo scandaloso della politica e del ceto politico. Se porvi rimedio non è facile, parlarne è il primo passo necessario. Ed è anche un modo sano di suscitare una mobilitazione in vista di risultati concreti. Il fatto è che la grave e talvolta micidiale insicurezza sul lavoro dipende, tra l'altro (non unicamente) dall'arruolamento facile dei "senza diritti". Dunque, oltre alla necessità, messa bene in luce da Luciano Gallino nei giorni scorsi, di intensificare da subito i controlli e di approvare e rendere operativa in tempi rapidi e non millenaristici la legge che il governo ha preparato su questo tema, è indispensabile dare pienezza di diritti politici e sociali ai lavoratori che giungono dai mondi della miseria e che costituiscono un insperato, inesauribile, prezioso e per giunta vilipeso "esercito di riserva". Affrontare alla radice la nuova e lancinante ingiustizia è un compito cui i comunisti di un paese cosiddetto "occidentale-avanzato" dovrebbero consacrare la loro intelligenza e la loro azione. L'altro tema, di norma pudicamente definito "i costi della politica", altro non è che l'irruzione del mercato nella politica, per usare una definizione dovuta ad un non-comunista che per troppo breve ora fu inquilino del "pantheon" del Pds, Norberto Bobbio. Tutti sappiamo che l'adorazione feticistica del mercato ha conquistato larga parte del ceto politico italiano quantunque diviso in centrodestra e centrosinistra. E' urgente far comprendere cosa significhi e cosa comporti il grave snaturamento in direzione mercantile del meccanismo elettorale: le "libere elezioni", antico cavallo di battaglia della guerra fredda, sono giunte al capolinea della loro evoluzione storica. E' compito dei comunisti da un lato parteciparvi nelle migliori condizioni possibili e sfruttare ogni spiraglio che l'attuale assetto di potere eventualmente offra ma contemporaneamente spiegare senza sosta di quale "mercato" effettivamente si tratti.
L'asservimento del lavoro dipendente e l'occupazione della pratica elettorale da parte dei più ricchi sembrano aspetti particolari ma vanno al cuore dell'assetto capitalistico del tempo nostro. E' tempo, dopo la scomparsa del socialismo reale, fallito anche per le sue contraddizioni e ingiustizie, di trovare nuove strade. C'è spazio e ci sono compiti molto seri (non facili e sicuramente anti-demagogici) per i comunisti di oggi.
Il Congresso nazionale dei Comunisti italiani, al di là delle facili ironie degli avversari, dovrà proporsi come compito principale di avviare in tempi brevi la costruzione di un programma comune della sinistra.

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IL COMPAGNO FOLAGRA...

 

...lotta con noi...

 

 

 










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Domenica 29 Aprile 2007

RICORDIAMO ANTONIO GRAMSCI...

LE CENERI DI GRAMSCI E LE CENERI DEL PCI

Mentre ciò che resta del PCI-PDS-DS è impegnato in approfondimenti sulla propria dissoluzione nel neocentrista Partito Democratico di Fassino e Rutelli, magre sono state le celebrazioni al cimitero di Roma sulle ceneri di Gramsci che ispirarono Pasolini.

Sono trascorsi 70 anni da quando, alle 4 di mattina del 27 aprile 1937, Antonio Gramsci si spegneva logorato dall'agonia e dalla carcerazione fascista che lo aveva duramente minato nel fisico.

A lui, fondatore del Partito Comunista d'Italia, ha reso omaggio il 27 aprile 2007, nel Cimitero Acattolico alla Piramide, una delegazione del PdCI di Roma, deponendo una corona di fiori sulla tomba del grande dirigente e intellettuale comunista.

Per non dimenticare i padri fondatori della sinistra e della democrazia nel nostro paese, perché i Comunisti Italiani non hanno nulla da abiurare.

     
 

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Giovedì 26 Aprile 2007

PD BUONO CON SILVIO?...

...l' antifascismo lo difendiamo noi...

di Nino Bertoloni Meli (il Messaggero)

ROMA - "Se 'loro' vogliono tenersi buono Berlusconi, vorrà dire che l' antifascismo lo difenderemo noi". Dove 'loro' sono quelli del PD e 'noi' tutti quanti ne stanno fuori, alla sua sinistra. Oliviero Diliberto, leader del PdCI, è reduce da un incontro "molto positivo" con Abu Mazen, "sa di aver incontrato la forza più filo palestinese che ci sia", informa Diliberto che domani va al congresso con un obiettivo strategico: riuscire ad unire tutta la galassia della sinistra esterna al PD.

Onorevole Diliberto, che 25 aprile è stato questo? "Tanta gente in piazza, come sempre. Ma anche segnali strani, non vorrei che la Liberazione fosse snaturata ed usata per altri scopi." Che cos'è per lei il 25 aprile? "E' il giorno radioso nel quale si festeggia la liberazione dai fascisti e dai nazisti, la data politica da cui trae origine la Repubblica" E tutti quei discorsi sulla riconciliazione? "E' un concetto un po' strano. La riconciliazione c'è stata nel '47 con l' amnistìa di Togliatti. Ma chi, anche dopo quell' atto, ha continuato a militare nella destra fascista, dichiarandosi tale, come va considerato? Riconciliazione non può voler dire mettere insieme chi ha fondato la Repubblica con chi ha affossato la democrazia" Ma così sarà sempre guerra continua. Da tempo si parla di ritrovare una memoria condivisa della nazione. "Questo è un altro discorso. Una memoria condivisa potrà, dovrà esserci nel futuro, e io mi auguro che ci sia e si trovi. L' antifascismo dovrebbe esserne uno dei valori fondanti. Non riesco ad immaginare una memoria condivisa che non comprenda l' antifascismo. Ma sul passato, beh, come si fa ad avere una memoria condivisa tra torturati e torturatori, tra oppressi e oppressori" E questo 25 aprile ha contribuito su questa strada? "Mah, vedo qualcosa di strano, come dire, di annacquato. Sarà perchè ora c'è questo PD." Il PD annacqua la Liberazione? "Non so. Dentro quel partito c'è tanta gente di sinistra che la pensa come noi, che è legata ad una concezione del 25 aprile simile alla nostra e non credo vorrà mai rinunciarci. Anche chi non è di sinistra ha una concezione giusta dell' antifascismo, penso a Scalfaro o a Tina Anselmi. E questo nonostante la tendenza moderata insita nel PD." Anche Berlusconi chiede riconciliazione "Lo capisco. Chi non ha questa storia, chi deve, lui si, legittimarsi, tenta di stemperare il significato della Liberazione. Il Cavaliere non ha mai festeggiato il 25 aprile, spera di 'rientrare' con una ricorrenza snaturata, depotenziata. Ma se il PD dovesse annacquare o peggio abbandonare l' antifascismo per 'inciuciare' dall' altra parte, allora la bandiera dell' antifascismo la faremo nostra, l' antifascismo lo difendiamo noi." Domani c'è il suo congresso: ripeterà l' appello all' unità della sinistra? "Lo ripeterò, e lo rimodulerò, anche. C'è stata questa grossa novità dell' uscita di Mussi e Salvi dai DS, ora anche Angius. Molte cose sono in movimento. E' tempo di non pensare alle proprie casacche di 'comunisti' e di 'socialisti' e di lavorare per l' unità della sinistra, senza aggettivi. L' obiettivo è di ricostruire la famiglia sparsa della sinistra, con questo PD che si avvia a diventare una sorta di allargamento della Margherita, i DS sono destinati a subirne l' egemonia."

si ringrazia ZIKI... 

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Martedì 24 Aprile 2007

25 APRILE 1945

L'ITALIA CONQUISTA LA LIBERTÀ (fonte A.N.P.I.)

Quando i primi partigiani scelsero la via della lotta e salirono sulle montagne per combattere il nazifascismo, rischiarono e spesso offrirono la loro vita per affermare i princìpi stessi sui quali costruire la convivenza civile: la libertà, l'uguaglianza, la giustizia, la democrazia. Il prezzo pagato fu altissimo: decine di migliaia di partigiani uccisi, feroci rappresaglie contro la popolazione civile che sosteneva il movimento di Liberazione, oltre 40 mila, tra cittadini e lavoratori, deportati nei campi di concentramento, eccidi, come a Cefalonia, di soldati che rifiutarono di consegnarsi ai tedeschi, 600 mila militari internati in Germania, 87 mila militari caduti nella guerra di Liberazione. Da quella lotta, che vide combattere fianco a fianco uomini e donne, operai e intellettuali, contadini e liberi professionisti di diversa fede politica e religiosa, nacque la nostra Costituzione. Una Costituzione ancora attuale e vitale, fra le più avanzate tra quelle esistenti, non a caso difesa dalla stragrande maggioranza dei cittadini italiani nel referendum del giugno scorso, quando si cercò di snaturarne la sostanza ed i valori. Ma, a sessantadue anni dal giorno della Liberazione, l'Italia sta correndo nuovi pericoli. Non può essere, infatti, sottaciuto l'allarme per una ripresa del terrorismo, un nemico da sempre della democrazia e delle libertà, che ha sempre visto in prima fila per sradicarlo le forze democratiche antifasciste. Permangono, d'altro canto, ancora oggi, i tentativi di sminuire e infangare la storia della Resistenza, cercando di equiparare i "repubblichini", sostenitori dei nazisti, ai partigiani e ai combattenti degli eserciti alleati contro il nazifascismo a cui dobbiamo in Europa la distruzione del regime del genocidio: un modo per intaccare le ragioni stesse fondanti la nostra Repubblica. Per questi motivi, per difendere nuovamente le conquiste della democrazia, il 25 APRILE, anniversario della Liberazione, assume il valore di una ricorrenza non formale.

Il Comitato Antifascista e la Confederazione Italiana tra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane, nel ricordo dei caduti, si rivolge ai giovani, ai democratici, agli antifascisti, per una mobilitazione straordinaria in tutto il Paese. Il 25 Aprile è oggi una data più viva che mai, in grado di unire tutti gli italiani attorno ai valori della democrazia.

          

Confederazione Italiana fra le Associazioni Combattentistiche e Partigiane

             Fondazione Corpo Volontari della Libertà (CVL)

               ANPI-FIAP-FIVL-ANPPIA-ANED-ANEI

                 DS-LA MARGHERITA-PRC-SDI-PdCI

                CGIL-CISL-UIL-ACLI-Centro Puecher

       Comitato Permanente Antifascista contro il terrorismo

               per la difesa dell'ordine repubblicano

Nel ricordo di chi ha restituito dignità ad una nazione che spesso ignora, dimentica e permette che il revisionismo storico diventi vettore di menzogna . . .

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Venerdì 20 Aprile 2007

LA COERENZA DI MUSSI

"Seguirò il consiglio di Massimo D'Alema che mi ha chiesto di risparmiarvi i 'commiati drammatici', ma credo, dopo 40 anni dedicati a questo partito di avere diritto di parola".
Il leader della Sinistra Ds dal palco del congresso della Quercia parla a nome di tutti i delegati della sua mozione e annuncia che l'ex correntone non condivide il progetto indicato da Piero Fassino e che "non parteciperà alla Costituente del Partito democratico".
'Sono i partiti che fanno i governi, non i governi che fanno i partiti. E i partiti vivono anche nelle sconfitte, non sono fatti solo per la vittoria. E sono soggetti identitari, non sono programmatici. Quando qualcuno ti chiede: 'Chi siete?', non basta rispondere: 'Siamo tanti''.

Per Mussi, il socialismo non è 'cianfrusaglia ideologica' , poi strappa un'ovazione al congresso dei Ds quando ricorda Enrico Berlinguer: 'Non bisogna toglierlo, ma metterlo nel Pantheon'.
Il ministro dell' Universita' e leader della Sinistra Ds successivamente scinde le decisioni politiche, con la sua uscita dai Ds, dalla fedeltà all'azione del Governo Prodi. 'Penso che sia essenziale, qualunque cosa accada sul terreno più propriamente politico, garantire la tenuta della maggioranza di centrosinistra, la stabilità del Governo. Tra di noi deve esserci, comunque, questo patto di ferro: ora il nostro primo dovere è governare". Ma Mussi ribadisce la sua convinzione che il Partito Democratico non rafforzi il Governo. 'In verità, complica il quadro, non lo semplifica'.

"Laicità è lo spazio della libertà di tutti. "Non ce n'e' una 'sana' e una 'insana' come ritiene Papa Ratzinger. C'e' semplicemente quella di uno Stato che garantisce che possano ben esserci nella società idee e modi di vita egemoni, proprio perchè non esistono punti di vista che una qualche autorità impone come dominanti, e obbligatori per tutti". Secondo Mussi è questo "l'unico antidoto alla barbarie dei conflitti di civilta' e alle guerre di religione. Per questo la laicità dello Stato e' un principio non negoziabile".
Dopo le critiche, i propositi. 'Noi ci fermiamo qui. La nostra intenzione è di costruire un movimento politico autonomo, che si propone di aprire un processo politico nuovo, più a sinistra del Pd'. E ancora: 'si aprono due fasi costituenti'.
Infatti, e arriva il momento del commiato, 'Confermo qui - afferma Mussi a voce bassa- con animo non leggero l'indisponibilita' della minoranza che rappresento a partecipare alla costituente del Pd'.Sarebbe bello un doppio successo. Buona fortuna, compagni'. Dalla platea sale un applauso caldo e il segretario Ds, Piero Fassino, sale ad abbracciarlo. Mussi poi scende ad abbracciare il sindaco di Roma, Walter Veltroni, Nelle prime file si abbracciano i delegati della maggioranza e della minoranza e soprattutto le molte esponenti dell'ex correntone non riescono a trattenere le lacrime. (fonte NoiPress)

In un paese democratico non ci sarebbe niente di strano....in Italia una scelta politicamente coerente come quella di Mussi la si fa passare per eroica...

Posted by Capelli VS Ricko at 18:25:25 | Permanent Link | Comments (27) |

Martedì 17 Aprile 2007

EXA...

...quando lo sport ricorda la guerra...

alt : http://www.youtube.com/v/ZavszePHip8

"Le esportazioni italiane di armi del 2006 segnano un preoccupante primato degli ultimi venti anni, una festa per l'industria armiera nazionale e non pochi grattacapi per il Governo Prodi che nel suo programma si era impegnato ad un controllo più stringente sulle esportazioni di armi". E' quanto dichiara la Rete Italiana Disarmo a commento dei dati della relazione della Presidenza del Consiglio al Parlamento sull'export di armi per l'anno 2006.
Superano infatti i 2,1 miliardi di euro le autorizzazioni all'esportazioni di armamento nel 2006 con un'impennata del 61% rispetto al 2005 e sfiorano il miliardo di euro anche le consegne (970,4 milioni) effettuate nel 2006. Ma brindano anche le banche, che sempre nel 2006, si sono viste autorizzare operazioni di incassi relativi al solo export di armi per quasi 1,5 miliardi di euro, altra cifra record, con relativi compensi di intermediazione per oltre 32,6 milioni di euro.

"Non ci tranquillizzano affatto i destinatari delle esportazioni", prosegue la Rete Italiana Disarmo. Al primo posto ritornano infatti gli Stati Uniti che, oltre alla flotta di elicotteri presidenziali dell'Agusta, (è in corso un'inchiesta negli USA nei confronti dell'ex deputato repubblicano Curt Weldon, il principale sponsor politico dell'operazione), acquistano dall'Italia bombe, siluri, razzi, missili, accessori, navi da guerra, esplosivi militari ed armi automatiche di tutti i calibri per un totale di oltre 349,6 milioni di euro. Seguiti a ruota da un paese che nei rapporti di Humans Right Watch e Amnesty International si distingue per vessazioni nei confronti delle organizzazioni per la tutela dei diritti umani: gli Emirati Arabi Uniti ai quali il Governo ha autorizzato la vendita di armi per 338,2 milioni di euro. Salgono le vendite a paesi extra Ue e della Nato arrivando al 44,2% e più del 20,2% dei sistemi d'arma finisce nelle zone calde del pianeta come Medio Oriente ed Africa settentrionale al quale sono destinate armi per un valore complessivo di 442,8 milioni di euro. Spiccano poi paesi come la Nigeria che riceve armi per 74,4 milioni di euro e l'India (66,3 milioni di euro), la Malesya (51,4 milioni di euro), il Pakistan (37,9 milioni di euro) e la Libia (14,9 milioni di euro).

da Rete Italiana per il Disarmo

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Domenica 15 Aprile 2007

TERRORISMO DI STATO E SCUDI UMANI

Sul sito del quotidiano israeliano Yedioth Ahronot ieri è apparso questo video:

alt : http://www.youtube.com/v/kFW5fcflMls

da I Video di GuerrillaRadio

In violazione delle leggi internazionali sui diritti umani e della stessa suprema corte d'Israele (sentenza del 2005l'esercito israeliano continua nelle sua pratica terrorista di usare civili palestinesi come scudi umani.   Nel video, i due ostaggi sono messi davanti al veicolo dei soldati israeliani in modo da proteggerli da una fitta sassaiola di dimostranti civili. Il Ministro dell'Informazione dell'Anp, Mustafa Barghouti, ha commentato acidamente "trattano il caso come se fosse un episodio isolato ... ma si tratta di una pratica diffusa".

Ispirandoci all'amico Lawrence of Cyberia  proponiamo questo quiz politico-scientifico:

>Come chiamare uno Stato il cui esercito opera secondo le regole della legge?

-Una democrazia  

>E come chiamate lo Stato quando il suo esercito agisce impunemente contro le sue stesse leggi???  

-Beh, ovviamente, lo chiameremo "la sola democrazia del Medio Oriente."  

Vittorio Arrigoni alias Guerrilla Radio 

 

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Giovedì 12 Aprile 2007

UNA MILANO DA BERE...

...se non hai la sfiga di essere cinese...

DE MARTINO (AN) - Subito dopo i tafferugli sono stati molti i commenti politici sull'episodio. «Oggi bisognava usare meno il manganello e più il guanto di velluto anche dovendo difendersi. Sono dello stesso partito del vicesindaco De Corato» ha dichiarato Stefano Di Martino, vicepresidente del Consiglio comunale di Milano ed esponente di Alleanza nazionale. «Avevo avvertito che ci sarebbe stato un funerale di un giovane cinese e che gli animi dei cinesi in questa zona erano già caldi», ha aggiunto Di Martino.

IL CONSOLE - Duro il commento del console generale della Repubblica Popolare Cinese a Milano. «Questo episodio non è casuale - ha detto Limin Zhang -. Sono due mesi che qui siamo sottoposti a una forte pressione. Voglio sapere chi ha sbagliato, sono qui per capire, e per proteggere gli interessi legali dei commercianti cinesi che pagano le tasse e sono in regola». Il console ha sottolineato che le continue multe ai commercianti cinesi che trasportano le merci con carrelli e carrellini, i numerosi divieti di sosta fatti dalla polizia municipale, i posti di controllo lunga via Paolo Sarpi avrebbero esasperato gli animi. Il console ha poi spiegato di rimanere in attesa della dinamica dei fatti.

MUHLBAUER (PRC) - «Gli incidenti di oggi rappresentano l'ennesimo campanello d'allarme per un Comune che sa solo confrontarsi sul piano dell'ordine pubblico»: lo afferma Luciano Muhlbauer, consigliere regionale Prc giunto a margine del presidio in svolgimento nella Chinatown milanese. «È poco importante l'episodio che ha fatto da scintilla - dice il consigliere del Prc - e quanto è successo è stato causato da sentimenti di repressione che vive la comunità cinese di Milano. Tra l'altro una di quelle meno propense a manifestare in pubblico. Il clima creato dalle ronde anti rom, anti islamici, dalle continue multe elevate contro i cinesi, viene sottovalutato dal Comune di Milano. Sono necessarie politiche del territorio - conclude - e non un confronto di solo ordine pubblico, altrimenti episodi come questi aumenteranno di dimensione e potranno coinvolgere anche altre comunità».

SALVINI (LEGA NORD) - «Conoscendo i vigili di Milano non picchiano donne e bambini, comunque la comunità cinese deve rispettare la legge». Lo afferma Matteo Salvini, capogruppo della Lega Nord al Comune di Milano, giunto a margine del presidio tenuto dalla comunità cinese nel cuore della Chinatown del capoluogo lombardo. «Il Comune di Milano ha atteso anche troppo - dice Salvini - per far rispettare le regole in queste vie: se ai cinesi non va bene allora tornino da dove sono venuti. Devono seguire le norme che valgono per tutti - prosegue il capogruppo leghista - altrimenti possono tornare a Pechino, dove notoriamente vige libertà e democrazia». (fonte Corriere della Sera)

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NOBILTA' DI NASCITA...

dedicato a due amici: Sedlex e Comma

...è questo che ci differenzia dagli altri. Chi nasce nella Città Eterna affronta le proprie sconfitte con dignità...e sorride agognando la vendetta. NEMO ME IMPUNE LACESSIT...

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