<============================== NEMO ME IMPUNE LACESSIT ===============================>
Lunedì 30 Luglio 2007
MELE (UDC): SONO IO IL DEPUTATO DEL FESTINO
"HO FATTO UN ERRORE, MA CON LA DROGA NON HO NIENTE A CHE FARE"
Roma, 30 lug. (Adnkronos) - «Non per come l'hanno raccontata i giornali», ma «se mi chiede se sono io che ho commesso una leggerezza, le rispondo di sì». La 'caccia' all'onorevole è durata poco. Al primo tentativo, Cosimo Mele, deputato Udc di Carovigno, provincia di Brindisi, laureato in amministrazione aziendale e industriale, sposato con quattro figli, ammette con sofferenza, in un'intervista a "La Stampa" ed a "Il Messaggero", di essere lui il politico che nella notte di venerdì scorso, mentre i suoi colleghi erano impegnati in Aula a votare l'ordinamento giudiziario, era al centro del festino all' Hotel Flora di Via Veneto a Roma. «Ho fatto un errore - spiega - e voglio assumermene tutte le responsabilità, come faccio davanti al mio partito offrendo le mie dimissioni. Ma con la droga, lo giuro, non ho niente a che fare». Lui e due donne nella suite dell' hotel di Fellini? Sesso e droga? «Veramente - dice Mele - non me ne sono neanche accorto di questa ragazza che prendeva pasticche o quant'altro. A un certo punto ha dato fuori di testa e io ho chiamato la reception: 'C'e' una persona che non sta bene...'. E' arrivata poi l'ambulanza. Ma come puo' far notizia un fatto del genere?». «Siamo allo scempio generale. Io - aggiunge - non ho fatto altro che andare a cena con un amico che mi ha presentato la ragazza che, siccome era tardi, e' venuta a letto con me». «Ero con una ragazza - racconta - che poi ha chiamato una sua amica ma non è stato un mènage a tre». «Forse la droga - aggiunge ancora - gliel'ha data l'altra donna. Non ho visto nulla. Però quando è stata male ho chiamato soccorso anche se non voleva».
RONCONI (UDC): MELE SI DIMETTA DA DEPUTATO -Roma, 30 lug. (Adnkronos)- «Nulla di personale perchè ciascuno risponde alla propria coscienza e tuttavia Mele deve uscire non solo dal gruppo dell'Udc, ma anche dal partito e dimettersi da deputato perchè con l'attuale legge elettorale c' è da rispettare un mandato fiduciario con il partito prima che con gli elettori». Lo afferma il vicecapogruppo dell'Udc alla Camera, Maurizio Ronconi. «Mele - continua - ha determinato un gravissimo danno di immagine e di credibilità al partito e al gruppo dell'Udc e politicamente non ha scusanti. Il segretario nazionale assuma immediatamente ogni iniziativa tesa a garantire l' onorabilità di un partito che, non dimentichiamolo, è fatto di cattolici democratici sempre a difesa della famiglia e contro ogni droga. Sulla vicenda non si può che essere inflessibili».
DILIBERTO (PdCI): VORREI SAPERE VOTO DI MELE SU FAMIGLIA E DROGA - Roma, 30 lug. (Adnkronos) - «Voglio proprio vedere come voterà uno che va per troie e droga, il giorno che saremo chiamati a votare in Parlamento, sulla sacralita' della famiglia e le leggi che hanno a che fare con la droga». Lo afferma il segretario del PdCI, Oliviero Diliberto, commentando la vicenda che ha coinvolto il deputato dell'Udc Cosimo Mele.
ZAZZERA (IDV): SCONCERTATO DA DICHIARAZIONI MELE, SI DIMETTE DA PARTITO MA NON DAL PARLAMENTO - Bari, 30 lug. (Adnkronos) - «Leggo che, con una certa arroganza, Mele si definisce persona onesta ed eroica per il sol fatto di aver chiamato il 118 per salvare una donna, con cui si è accompagnato in un albergo. Dichiarazioni che mi lasciano sconcertato». Lo afferma il coordinatore dell'IDV Puglia, Pierfelice Zazzera, in merito alla vicenda che ha coinvolto il parlamentare dell'Udc, Cosimo Mele. «Non commento le abitudini. Tuttavia - prosegue Zazzera - il nostro paese deve essere davvero strano se considera eroico l'atto di un parlamentare che chiama il 118 per salvare una donna. Va ricordato a Mele che in caso contrario nei suoi confronti ci sarebbe stata l'accusa di omissione di soccorso. Mi lascia perplesso poi che dopo un fatto simile Mele decida di dimettersi dall'Udc ma non dal parlamento italiano. Ma questa è l'Italia della casta...».
GIOVANARDI (UDC): CASO MELE APRA RIFLESSIONE SERIA - Roma, 30 lug. (Adnkronos) - «E' tempo che nell'Udc si apra una riflessione molto seria, al centro ed in periferia, sui metodi di selezione della classe dirigente e su comportamenti troppo spesso in conflitto con i valori che il partito pubblicamente promuove e difende. Non si può autoproclamarsi primi della classe e non essere poi in grado di dimostrarlo, esponendosi oltretutto alle facili ironie di alleati e avversari». Lo afferma l'esponente dell'Udc, Carlo Giovanardi, commentando la vicenda che ha coinvolto il parlamentare Cosimo Mele, protagonista di un 'festino' a base di donne e droga in un hotel di Roma.
Qui le dichiarazioni della 'squillo' (si ringraziano Conigliolo e Baddella per le segnalazioni)...
La bandiera che sventolasulla sede di AN di Pietrasanta, è dellaX Mas, i cani fascisti che uccidevano per conto delle SS. L'ha messa lì in bella vista nientemeno che il vicesindaco, Alberto Giovannetti, uno che mentreil partito era a Fiuggi, lui evidentemente brindava condell'altro vino.
Da notare che la giunta è presieduta da Forza Italia, sindaco Massimo Mallegni, il partito che da sempre è schierato con Israele, senza se e senza ma, salvo ogni tanto avernostalgia dei vecchi tempi. Tira brutta aria ultimamente, per chi ha respirato a pieni polmoni un'infanzia di racconti partigiani, solo ieri l'ennesimaprovocazione neonazista a Roma, ad un mese esatto dalferoce assalto a Villa Ada .
L'Associazione Martiri di Sant'Anna, nella persona del suo presidente Enrico Pieri, risponde a questa provocazione che insulta le vittime della strage neonazista ...leggi la lettera
PROVIDENCE (USA) - Oscar affascina il personale medico dell'ospedale Steere House di Providence negli Stati Uniti. Ha un bel mantello soffice di colore grigio-bianco, le sue zampine sono candide e vellutate. Ciononostante il bel micione crea inquietudine tra i pazienti nella casa di cura: già perchè l'animale sembra che riesca a presentire la morte dei malati. Il fenomeno è stato descritto anche dalla rivista medica New England Journal of Medicine, e trattato in questi giorni dai maggiori telegiornali del paese. «Il gatto riesce sempre ad apparire nel luogo qualche ora prima che il paziente muoia».
MORTE - Il felino di due anni è stato allevato quando era ancora un cucciolo, è cresciuto nel reparto per demenza del centro di cura e riabilitazione «Steer House Nursing and Rehabilitation Center» nello stato di Rhode Island. Qua vengono assistiti pazienti malati di Alzheimer, Parkinson e altre malattie degenerative. Già all'età di 6 mesi il micio ha iniziato il suo personalissimo lavoro. Il personale medico si è accorto che il gatto era solito fare un giro quotidiano nei corridoi e nelle stanze dei ricoverati, esattamente come dottori e infermiere. Controllava spesso i residenti della casa, li annusava, li osservava e si metteva vicino alle persone, la cui morte avveniva di solito nel giro di poche ore. In 25 casi la «previsione» è risultata giusta. Quando il gatto si trova nella stanza di un ricoverato, il personale dell'ospedale ormai passa ad avvertire i congiunti. Perchè questo significa, nella regola, che il malato ha solo qualche ora di vita.
CONFORTO - «Non fa mai errori. Proprio come un sensitivo sembra che riesca a capire quando un paziente è vicino a morire», spiega il dottor David Dosa al New England Journal of Medicine. Dosa è un medico specialista di geriatria e professore presso l'Università di Brown a Providence. «Molti parenti trovano conforto in questo - prosegue Dosa -. Sono contenti se il micio tiene compagnia ai propri cari». E aggiunge: «Sembra che Oscar prenda molto sul serio il suo lavoro. Anche perchè di solito si tiene a distanza dalla gente. La sua non è una razza che si lega molto alle persone».
CAPACITA' - «E' vero che il gatto riesce ad avvertire la morte meglio delle persone che lavorano in questa struttura - dice Joan Teno della Brown University, medico curante e esperta nella terapia di malati terminali - ma non penso che questo sia un gatto sensitivo. Credo, invece, che ci sia probabilmente una spiegazione biochimica». Durante una visita ad una paziente, la dottoressa Teno, si è accorta che la donna non mangiava più, aveva problemi di respirazione e le sue gambe erano di un colore bluastro, sintomi che spesso indicano una morte imminente. Oscar in quel caso non è restato nella stanza. «Pensavo che questa volta si fosse sbagliato finchè più tardi - erano oramai passate dieci ore - è apparso, è rimasto per due ore vicino al letto della paziente, dopodichè è deceduta». Un giorno il gatto prodigio è salito sul letto di un'anziana paziente della stanza numero 313. La sua presenza ha allertato il personale della casa di cura. E quando il nipote della paziente ha chiesto il perchè della presenza del gatto, sua madre gli ha spiegato: «È qui per aiutare la nonna ad arrivare in cielo». La paziente è morta dopo mezz'ora.
MEDAGLIA - «La maggioranza delle persone che si trova nell'ospedale è così malata da non rendersi nemmeno conto quando arriva il gatto», riferiscono i medici. Non sanno quindi che li aspetta probabilmente una morte in meno di quattro ore. Finora non è stata trovata nessuna spiegazione all'insolita capacità del felino. «Sono cose difficili da studiare. Penso che probabilmente i cani e i gatti possano percepire cose che noi non riusciamo a sentire», ha detto Thomas Graves, esperto di felini e coordinatore del College dell'Università dell'Illinois. Nei giorni scorsi a Oscar è stata pubblicamente assegnata una piccola medaglietta per la sua «compassionevole assistenza ai ricoverati». (fonte Corriere della Sera)
L'ANNUNCIO - E' stato lo stesso senatore a dare l'annuncio del suo «trasloco», precisando di aver inviato giovedì una lettera al presidente Fini con la quale ha «notificato» la sua uscita dal partito. «In data 18 luglio - ha precisato Selva - avevo comunicato questa mia intenzione al presidente dei senatori di An, AlteroMatteoli. Ho indirizzato poi una lettera al presidente del Senato, Franco Marini, per formalizzare il mio passaggio al gruppo senatoriale di Forza Italia, dopo avere avuto il consenso del presidente Renato Schifani».
LE MOTIVAZIONI - «Illustrerò lunedì 30 luglio in una conferenza stampa - ha poi detto Selva - le ragioni di queste mie decisioni». Non è escluso che alla base della scelta ci siano anche i contrasti degli ultimi tempi con alcuni esponenti del partito. Alcuni lo lo avevano attaccato nei giorni scorsi proprio a seguito dell'episodio dell'ambulanza: Selva in un primo tempo aveva annunciato le proprie dimissioni da parlamentare,ma poi aveva fatto marcia indietrosostenendo che restare in Aula sarebbe stato un segno di rispetto per i suoi elettori. (fonte Corriere della Sera)
NON C' E' LIMITE AL FACCIACULISMO IN CERTE PARROCCHIE...
Nasce a Roma l' Associazione Culturale "LA SCINTILLA ROSSA"
"...sarà una scintilla rossa ad illuminare la prateria..."(Mao Tse Tung)
Alcuni compagni del PdCIe della sinistra del XV e XVI Municipio hanno costituito un'associazione culturale denominata LA SCINTILLAROSSA, con sede in Roma.LA SCINTILLA ROSSAè un'associazione di promozione sociale che si inserisce nella tradizione del mutualismo e del solidarismo sociale italiano. Si riconosce nei valori democratici che trovano piena affermazione nella Costituzione Repubblicana.Si richiama, inoltre, alla Dichiarazione Universale dei Diritti dell'Uomo operando nel contesto locale e nazionale per l'affermazione degli stessi e partecipando alla costruzione dell'Europa dei popoli e dei cittadini. Partecipa ad ogni azione e promozione nazionale ed internazionale a fianco dei popoli in lotta per la propria liberazione ed emancipazione.Si ritiene parte integrante del più vasto movimento di idee per la promozione dei valori della pace e dei diritti civili nel mondo.
L' Associazione opererà nei due Municipi, nel Comune di Roma e nell'intero Lazio ed avrà come principi informatori, quelli dell' assenza di fini di lucro e della democraticità della struttura.Il suo campo di interesse sarà costituito da attività di promozione sociale, culturale, artistica, sportiva e ricreativa per il miglioramento della qualità della vita dei cittadini.Si adopererà per la promozione del volontariato, il recupero e l'integrazione dei giovani in condizioni di disagio, per azioni di aiuto agli anziani ed ai disabili, per l'ampliamento dei servizi sociali e la creazione di occasioni di svago e di socialità, per iniziative volte alla tutela dell'ambiente e dei Beni Culturali, per la diffusione della cultura della legalità, per la diffusione di innovative attività educative e formative rivolte al mondo della scuola, per la diffusione del turismo sociale.
L' ADESIONE ALL' ASSOCIAZIONE E' LIBERAED IN CORSO PER L'ANNO 2007
Totti e la Nazionale, una storia finita? "Finita è una parola brutta da dire, però purtroppo sì. Ho preso questa decisione di concludere il capitolo Nazionale per vari problemi fisici e non tecnici. E' un pensiero che ho valutato dopo il Mondiale per un anno intero. E ho deciso di smettere per non creare nessun problema al gruppo e allo staff tecnico. Perciò ho preso questa decisione, mi dispiace moltissimo, però era la cosa più importante per me stesso perché la salute era ed è la cosa più bella e più importante per me".
Problema fisico o ci sono anche altri fattori? "I problemi che hanno detto fino ad oggi non sono mai stati veri, cioè che io non andavo più in Nazionale perché non c'era Vito Scala con me, perché non è assolutamente vero. Anzi, Vito Scala faceva parte della Nazionale anche quando non c'ero io. I problemi principali sono quelli, i problemi fisici. Ho constatato che un tot di partite l'anno non riesco a farle. Che sia un problema alla caviglia, un problema alla schiena o un problema al ginocchio, a qualcosa devo rinunciare, e purtroppo devo rinunciare alla Nazionale. Anche perché la Roma ha la priorità, è una squadra di club. Non posso non giocare nella Roma e giocare nella Nazionale".
Che Roma ti aspetti per la prossima stagione? "Spero in una stagione bella, impegnativa fino in fondo. Centrare obiettivi importanti, come abbiamo cercato di ottenere lo scorso anno. Di alzare qualche trofeo, perché è sempre bello alzare dei trofei. E poi, con gli acquisti che ha fatto la società, possiamo creare problemi a parecchie squadre. Però, credo che non sia finita qua. Aspetto quello che ha detto la società, che ci potrebbero essere altri colpi. Ma già così il gruppo è competitivo".
Le parole di Cannavaro: ci sei rimasto male? "Io ho un altro pensiero, rispetto a quello di Cannavaro. Io alzo il telefono e chiamo direttamente la persona che è chiamata in causa. Non vado tramite giornali a parlare. Se ho un problema chiamo lui e lo dico direttamente a lui. Forse abbiamo due modi di pensare differenti".
Un quotidiano ha titolato: ‘Addio azzurro crudele': "Io sono giallorosso. Non ho letto il titolo e non lo sento mio. Il bilancio parla chiaro. Totti in Nazionale: un Mondiale vinto, un secondo posto all'Europeo ed un campionato Under 21. Può bastare, penso. Comunque, nessuno mi ha trattato male, anzi. Tutti questi anni sono stato sempre benissimo e mi sono sempre sentito come se fossi a casa mia. Ho incontrato gente fantastica, sono riuscito a instaurare rapporti fuori dal campo con alcuni giocatori. Questo per me è importante. Purtroppo ho dovuto prendere questa decisione, che fa male più a me che ad altre persone, sinceramente".
Annunciano il loro addio alla Nazionale vari giocatori e non ci sono polemiche. Perché quando lo fai tu si scatena un polverone? "Perché Totti è Romano. E' questo il problema principale. Se fossi un giocatore del nord non avrebbero scritto tutte queste cose contro di me. Anche perché quando hanno smesso giocatori importanti come Maldini e Baggio, non ho visto un anno di critiche continue. Chi mi ha criticato è stato il primo a dire che io non sono stato un giocatore decisivo e mai lo sarò. E' inutile parlare male di un giocatore che non vogliono. E' controcorrente, è un controsenso".
Tra i nuovi arrivi nella Roma, ce n'è uno che ti ha impressionato di più? "Ancora è presto per dare giudizi. Sono tutti giocatori importanti che possono fare la differenza, perché l'hanno fatta nelle squadre dove hanno giocato. Sono contento di quello che ha fatto la società: acquisti mirati, acquisti importanti".
Se ci fosse stato Lippi, oggi Francesco Totti sarebbe stato ancora un giocatore della Nazionale? "Sinceramente non lo so. Ho sentito parecchie volte Donadoni. Leggevo che non avevo nessun rapporto telefonico, invece l'ho sentito 3-4 volte nel periodo autunnale. Con lui c'è stato sempre un rapporto di stima e soprattutto di rispetto. E' normale che con Lippi avevo instaurato un altro tipo di rapporto perché quando mi feci male il 19 Febbraio contro l'Empoli, lui il giorno dopo venne a Villa Stuart e mi disse: 'Devi recuperare perché ti voglio ai Mondiali e voglio farti giocare'. Da lì ho capito che persona avevo di fronte e ho fatto di tutto per recuperare ed essere tra i 23. Quando hai la fiducia di un allenatore così, anche mentalmente riesci a dare sempre il massimo".
Platini ha dichiarato che la Federazione doveva comunque convocarti per le partite dell'Italia e in caso di una tua assenza ci sarebbe stata una multa. "Quando ha smesso Zidane lui che ha fatto? Ha fatto qualcosa? Non so se è un paragone che va bene, ma anche lui voleva smettere. Anche lui aveva dato l'addio alla nazionale. Non mi sembra che Platini abbia detto le stesse cose che ha detto contro di me. E' stato zitto".
Il tuo rapporto con Cristian Chivu? "Con Cristian ho due tipi di rapporto, uno calcistico e uno fuori dal campo, umano. Rispetto la sua decisione, e' una scelta che deve prendere lui, io posso dargli un consiglio, ma l'ultima parola spetta a lui. Lo conosco bene e posso dire che è una persona straordinaria, è un ragazzo molto buono, generoso, quello che vuol fare lui è legge. L'ultima parola, ripeto, spetta a lui".
Con Chivu è una Roma da scudetto? "Sì, potrebbe esserlo. E' una Roma molto forte".
Cambia con Chivu e senza Chivu? "Se dovesse andare via sarebbe una grave perdita, perché giocatori così è difficile trovarli, anche se non voglio sottovalutare le qualità di Mexes, Juan e Ferrari. E' un giocatore che farebbe molto bene a questa squadra".
Escluso Gigi Riva, ti sei sentito poco desiderato o poco coccolato dalla Federazione? "Con Riva ho un rapporto particolare, mi ci sento spesso. Lui è stato l'unico, nel momento più difficile a metterci sempre la faccia, non solo con me ma con tutto il gruppo dell'Italia. Anche perché essendo un ex giocatore, conosce quali sono le esigenze dei calciatori in quei momenti".
Anche Donadoni è un giocatore. "Donadoni lo conosco poco. Anche perché ci sono stato al massimo tre giorni insieme. Non posso giudicare com'è come persona, anche se ho un rapporto buono anche con lui, seppur solo telefonico purtroppo".
Ad un tifoso della Roma che sta pensando se fare o meno l'abbonamento cosa ti senti di dirgli? "Dico che il tifoso della Roma deve fare l'abbonamento sempre e comunque. Anche perché giocare davanti a tanta gente per noi è uno stimolo in più e poi vedere l'Olimpico tutto colorato di giallorosso è davvero bello".
Hai parlato di un altro colpo di mercato della Roma. In che zona del campo si dovrebbe intervenire? "E' difficile rispondere a questa domanda, anche perché questo è un quesito da fare al mister. L'importante è che sia un giocatore di quantità e di qualità".
In che ruolo? "Non è facile individuarlo. Voi lo sapete?"
Tu sei il capitano. "Appunto..."
Un centravanti? "Così siamo in tre e faremo più gol."
E tu torneresti a fare la seconda punta. "No, no... Basta seconda punta. Se c'è qualche problema volentieri. Mettermi a disposizione della squadra sì. Però ormai mi piace questo ruolo, mi sto invecchiando... quindi va bene così. Almeno non corro troppo."
Con chi hai parlato della Nazionale? "Ho parlato con Gigi Riva, a Forte Village. Poi con il presidente Abete e tre giorni fa con mister Donadoni".
Ti senti sollevato ora che questa storia non è più poco chiara? "Io spero che si possa mettere un punto su questa storia. Perché ne parlavano anche quando non c'entrava niente. Ero un capro espiatorio in tutto e per tutto".
La romanità, il fatto di essere romano: tu senti tanto questa cosa "Ci sono poche parole. Sono fiero di essere romano, quella è una cosa mia principale. Mi dispiace perché l'Italia è formata da tantissime città, Roma, Napoli, Milano, Torino, e dovrebbero essere tutti trattati allo stesso modo. Purtroppo non c'è mai stato questo trattamento, e mai ci sarà. Infatti mi dispiacerà per De Rossi, perché ora vado via io e si attaccheranno a lui. Più in là ad Aquilani. Ormai è così, il romano è etichettato in questo modo e sarà sempre così".
E' una cosa che riguarda solo il mondo del calcio o anche la società in cui viviamo? "Dei Magnaccioni? Io spero di no, spero che le cose possano cambiare".
Quando hai deciso di lasciare la Nazionale? "Ho deciso un mese, un mese e mezzo fa. E' stata una decisione difficile. E poi la cosa principale era mia moglie che non mi voleva far smettere. Non voleva. E' stata una decisione difficile da prendere, però alla fine è stata una cosa mia personale e ho voluto fare questa scelta. Ilary mi aveva scritto un sms molto carino, che mi ha colpito".
Quindi non è vero che volevi lasciare la Nazionale subito dopo il Mondiale? "Lo dicessero a viso aperto chi glielo ha detto. Io non gliel'ho detto, quindi non so come le abbiano potute dire".
La telefonata con Donadoni: ha cercato di farti tornare sui tuoi passi? "No. Perché ho spiegato qual'era il problema principale e lui lo ha accettato, anche se con dispiacere".
La partita più bella con la Nazionale? "Berlino. Quella è la partita più bella. Indimenticabile".
Se Donadoni fosse stato presente personalmente, pensi che avresti cambiato idea? "No, perché io mi ero preso un anno di pausa per riflettere se tornare in meno in Nazionale. Perciò non cambia se lui fosse venuto qui a Trigoria, che poi è venuto una volta e abbiamo parlato. Non cambiava niente".
In quest'anno cosa avrebbe potuto farti cambiare idea? "Ho constatato che 50-60 partite sono difficili da giocare. Anche perché, per chi non lo sa, io mi allenavo dal venerdì alla domenica, perché dal lunedì al venerdì stavo sul lettino a fare delle trazioni. Perciò non è facile non allenarti e giocare sempre".
E' un no definitivo alla Nazionale, o ci potrebbe essere un ritorno per una gara importante, come per Zidane? "Non lo so. In questo momento no. Non voglio fare come Zidane, come nessuno. Ho preso questa decisione. Poi se un giorno 'me parte la brocca', vorrò tornare in Nazionale, se mi accettano bene, sennò no. Ma non è questa la decisione che ho preso".
Su Chivu: secondo te è possibile che resti alla Roma? "Spero. Lo spero per il gruppo, come amico. Però è una decisione che deve prendere lui. Spero che ci ripensi".
Il fatto di essere al centro dell'attenzione per quanto riguarda la Nazionale, può derivare dal fatto che non eri in squadra, pur essendo il più grande calciatore italiano? "A me sembra che anche quando stavo in Nazionale mi hanno criticato. Ed ero ugualmente Totti. O no? Soprattutto al Mondiale, dicevano che stavo con la sedia a rotelle, che ero zoppo, che non potevo far parte del gruppo. Non è solo il Mondiale, è quasi dall'inizio. Per quello dico che tutto è dovuto al fatto che sono romano, sennò è inspiegabile come cosa. Cioè, un giocatore che ci mette due mesi e mezzo dopo un infortunio così importante, che potevo anche smettere, e che si mette a disposizione della squadra e ancora dicono che non sono attaccato alla maglia azzurra? O sono matto io o sono ubriachi loro. Non è un comportamento normale, penso. Sbaglio?".
Può dipendere dal fatto che sei così forte... "Mica per tutti...".
Non è vero "Non ci credi? Allora ti porto tutti i giornali, tutto scritto e documentato. Non me le invento mica queste cose".
Forse questa polemica è destinata a rimanere nella storia "Rimarrà sempre nella storia. Anche perché i grandi giocatori vengono sempre criticati, soprattutto quando non dai il massimo. Purtroppo io non ho dato mai il massimo".
Può essere anche un problema di ruolo? "Non vado in Nazionale, perché c'è Toni che gioca centravanti. Se dico così, potrei creare un caso al mister. Ma, scherzi a parte, non è un problema di ruolo, non c'entra niente. E' una decisione personale, fisica. Poi il ruolo si trovava, se mi faceva giocare".
Cos'è che ti mancherà di più della nazionale? "Sicuramente l'inno: è una cosa bellissima. Quando vai a giocare nel mondo portando e onorando la maglia dell'Italia, è una grande soddisfazione per tutti i giocatori. Poi mi mancheranno anche alcuni compagni".
Ti piacerebbe che la Federazione pensasse ad una partita d'addio magari all'Olimpico? "La partita d'addio la farò solo con la Roma. Non mi sembra il caso di farla con la nazionale. Mi sembra un po' eccessiva come cosa".
Tornando indietro, daresti l'addio dopo la finale di Berlino? "Se lo faccio a un anno di distanza è uguale... Tanto è questo il periodo... Ho voluto riflettere e ora sto comunicando quest'importante decisione. Anche perché se voglio continuare a giocare a certi livelli qualcosa devo abbandonare purtroppo".
Dopo Calciopoli il sistema calcio italiano quanto è cambiato? "Per tutte le cose che sono successe e sono state dette è poco. Se hanno preso queste decisioni, però, penso che era giusto così. Noi calciatori non possiamo prendere le decisioni. Siamo gli ultimi a prenderle. Anche perché quando prendiamo delle decisioni, non è che ci ascoltano sempre".
Come ti sei spiegato questo pregiudizio nei confronti dei romani? "Non riesco a trovare una spiegazione logica. Anche perché siamo esseri umani come gli altri. Scendiamo in campo, facciamo le stesse cose che fanno gli altri. Forse sarà invidia. Però non riesco a capire il motivo principale, una giusta motivazione. Non ci dovrebbe essere questo pregiudizio".
Però c'è, è sotto gli occhi di tutti. Tu hai sempre pagato per questo pregiudizio? "Ho pagato sempre, ma ho le spalle larghe e mi scivola tutto addosso. Però alcune cose, specie quelle che si riferiscono alla sfera personale, fanno male".
Quanto è distante la Roma attuale da quella dei tuoi sogni? "Da quella dei miei sogni molto, perché farei una Roma stellare, altro che Abhramovic. Sarebbe una Roma differente, è normale".
In relazione al progetto degli ultimi anni però? "Il progetto sta andando avanti e la società lo sta dimostrando. Sta facendo acquisti mirati, acquisti importanti, acquisti che fanno bene al gruppo. Ha preso giocatori di livello internazionale che hanno fatto tante partite in Champions. Era quello che ci serviva".
Secondo te, da qui alla fine della tua carriera, riuscirai a giocare nella Roma dei tuoi sogni? "La voglio vedere, è differente".
Se non avessi vinto il mondiale lo scorso anno, sarebbe cambiata la tua scelta di lasciare l'Italia? "Non sarebbe cambiato nulla. Avrei preso comunque un anno di tempo per decidere e oggi avrei detto la stessa cosa, anche se non avessi vinto il mondiale".
Dopo le tante critiche che hai ricevuto, non c'è dentro di te la voglia di dimostrare che Francesco Totti è il giocatore italiano più forte? "Ancora? Più di questo non posso fare. Parlano i numeri, poi se qualcuno vuol girare fuori, lo facciamo girare. Non è un problema. Se ancora devo dimostrare di essere decisivo. Se ancora devo conquistare le cose in campo internazionale... Non ce la faccio più. A sentire chi dice queste cose, non ce la faccio più. Giuro. Ormai vado per la mia strada e basta. Quando finirò, non si parlerà più di Totti".
Hai già pensato a cosa proverai quando vedrai una partita della nazionale, ad esempio agli Europei? "Sicuramente tiferò per l'Italia. E' il minimo. La nazionale va sempre tifata, anche da chi sta fuori. Inoltre ho sia dei compagni di squadra che tanti altri amici fuori dal campo che indossano la maglia azzurra. Penso che sia normale e doveroso tifare per la nazionale".
In Nazionale non sei mai stato decisivo. Non sei mai stato determinante. Secondo te la gente ti rimpiangerà in nazionale o stenderà su di te un velo pietoso? "Spero che stenderà un velo pietoso. Anche perché non sono mai stato decisivo e quindi è inutile pensare ad un giocatore che non è mai stato importante per la maglia azzurra. Adesso non c'è più problema per voi del nord".
Era una cattiveria per provocarti...
"Io non ho problemi"
La stima personale è un'altra "Sicuramente. Ma la stima deve essere reciproca. Non la conosco, però è reciproca".
Ti aspettavi più protezione dal Presidente federale? "Adesso parlerà anche lui, dopo questa conferenza penso che mi proteggerà. Anche perché da domani scoppierà il finimondo. Stanno tutti con i fucili puntati, perciò se si mette davanti mi farà da scudo".
Sei un po' deluso dal comportamento della Federcalcio? "Non sono deluso. Ho sempre detto che mi sono trovato bene e che mi hanno sempre rispettato. E' normale poi che ci possano essere delle incomprensioni. Questo ci può stare. Sbagliare è lecito, in alcuni momenti".
Cosa ti ha detto Spalletti su questa decisione? "Non ci ho mai parlato. Adesso saprà che ho smesso".
Oltre 580 giornalisti della stampa estera hanno ribadito che tu sei il calciatore italiano più conosciuto ed amato nel mondo. Questa comunque è una bella soddisfazione. "Può fare la stessa domanda alla stampa del nord?"
E' vero che hai chiesto di giocare solo le partite più importanti dell'Italia? "Non ho mai chiesto niente. Non ho mai chiesto a nessuno di giocare part-time. Leggevo queste cose e mi veniva da ridere. Quando dico 'No' è "No". Non solo per alcune partite. Mi ha dato fastidio che alcuni giocatori della nazionale rispondevano ai giornalisti parlando di cose non vere. Prima di rispondere a queste domande avrebbero dovuto informarsi se sono state dette veramente queste cose. Non ho mai detto, e mai l'ho pensato, di voler giocare part-time".
Lettera aperta di un "piccolo populista" al Ministro degli Interni, Giuliano Amato
Caro ministro,
non so se si ricorda di me: sono il ragazzo a cui ha dato del "piccolo capo populista" il 23 maggio a Palermo. Vorrei poter commentare ora la sua risposta e parlare di cosa significa crescere e vivere in Sicilia oggigiorno.
La prima domanda che le è stata rivolta al dibattito all'interno dell'aula bunker riguardava gli indagati all'interno del parlamento, e il motivo per il quale non venissero cacciati. Lei, da giurista quale è, ha risposto giustamente che in Italia si è ritenuti innocenti fino al terzo grado di giudizio. Sarebbe stato però più corretto ricordare a quei ragazzi che effettivamente in parlamento siedono venticinque condannati in via definitiva, quindi giudicati dalla legge colpevoli. Ed è proprio per questo che ho preso la parola, ricordandole anche che in Sicilia abbiamo un presidente della regione rinviato a giudizio per rivelazioni di segreti d'ufficio e favoreggiamento alla mafia, oltre che diversi indagati per mafia tra assessori e deputati regionali, forse un po' troppi per una regione che avrebbe bisogno di esempi di legalità. Ho quindi accennato ai famosi "venticinque", dicendo che trovavo vergognoso che dei criminali facciano le leggi.
Lei aveva criticato il fatto che noi giovani attingiamo a internet per avere notizie, quando invece dovremmo ricordarci di leggere libri e giornali. Mai parole furono più sagge. Peccato che spesso, molto spesso, su libri e giornali (per non parlare della televisione...) non troviamo certe informazioni. Il fatto che siamo costretti ad usare internet per avere notizie dovrebbe farla preoccupare, signor ministro. Così come si dovrebbe preoccupare che molte notizie ci vengono fornite da un comico come Beppe Grillo, e non da stampa o televisione. Però effettivamente qualcosa si potrebbe fare: perché non scrivere nella Gazzetta Ufficiale, in fondo alla pagina, un'avvertenza? Un asterisco e la scritta: "- Attenzione: queste leggi sono fatte da fuorilegge -". Almeno i cittadini saranno informati preventivamente.
Dopo il mio intervento ho aspettato la sua risposta, che mi ha divertito sia nei contenuti che nella forma. Mi ha dato del "piccolo capo populista": ho sempre pensato che il politico che non sa rispondere dà del populista al suo interlocutore per denigrarlo. "Populismo" è una parola talmente vaga che sarebbe difficile rintracciarne il significato. Però, se lei per populismo intendeva la tendenza a demonizzare le élite ed esaltare il popolo, forse allora sono populista (la sfido a non esserlo in una terra in cui i privilegi sono per pochi, le "élite", mentre il "popolo" deve torcere la schiena per vivere onestamente). Se poi per populismo intende il parlare liberamente davanti ad un ministro della Repubblica, allora sì, sono volentieri un piccolo capo populista.
Lei ha poi fatto un distinguo tra i reati, affermando che ci sono reati che, una volta scontata la pena, non impedirebbero a un parlamentare di continuare il suo mandato, dicendo che se non avessi fatto questa distinzione sarei stato un "giustizialista ingiusto". Innanzitutto i parlamentari godono di ampie garanzie, e quindi di solito la pena non la scontano neanche. E poi quali sarebbero questi reati minori?Perché se non ricordo male, le condanne dei parlamentari sono abbastanza pesanti: non le elenco, sono troppe, però può informarsi andando sul blog di Grillo o sfogliando qualche libro di Travaglio (il quale ricorda che questi "onorevoli" già non possono far parte dei consigli circoscrizionali, comunali, provinciali e regionali). La cosa buffa è che mentre faceva queste affermazioni lei sedeva proprio sul banco su cui è scritto: "La legge è uguale per tutti". Pensavo allora a quei disgraziati che per sfamare la famiglia sono costretti a rubare, e dopo aver giustamente scontato la pena, non riescono a trovare un lavoro onesto. E' populista o ingiusto dire che chi si fa la galera spesso è il ladro di galline e non il colletto bianco? Sarebbe altrettanto ingiusto dire che non accetteremo le leggi scritte da questo parlamento fino a quando non sarà finalmente "pulito"? Non vorrei però essere accusato, oltre che di populismo, anche di anarchia, signor ministro.
Lei mi ha invitato ad usare la mia passione per una battaglia democratica e non populista. E' proprio quello che sto cercando di fare: vorrei vivere in una democrazia senza dei criminali che mi rappresentino. Lei mi ha invitato ad usare la ragione: faccio del mio meglio, ma proprio non riesco a concepire come si possa avere un parlamento con dei fuorilegge.
Provi ad usare la ragione e a trovare qualcosa di razionale in questa frase: "Per entrare nel corpo dei carabinieri, cioè quel corpo che fa rispettare le leggi, non si possono avere precedenti penali né familiari mafiosi. Per entrare in parlamento, cioè in quell'istituzione che fa le leggi, si possono benissimo avere precedenti penali, essere indagati, condannati e - pensi un po' - se si è indagati o imputati per mafia o pregiudicati per corruzione si può anche far parte della commissione Antimafia". Mi chiedo perché non vengono presi provvedimenti: Sciascia diceva che lo Stato non può processare se stesso. Questa è la ragione.
Lei mi ha accusato di fare del populismo isolano. Parliamone di questa isola, la Sicilia.
Amo profondamente questa terra, ma credo che non sia accettabile che un giovane della mia età sia costretto a porsi il dilemma se scegliere tra la propria terra o il proprio futuro.
Ho sempre pensato che se la mafia è così potente, se ha campo libero, è perché lo stato è assente.
Se abbiamo scuole che cadono a pezzi, se non riuscite a diminuire la dispersione scolastica, dove credete che finirà il ragazzino che a scuola non ci va più e cresce in mezzo alla strada?
La mafia, signor ministro, non si combatte solo sul piano militare, ma anche sul piano politico.
Non capisco come mai continuo a vedere giovani che sono costretti ad andare al Nord per lavorare; mi spieghi perché per avere una buona istruzione sono costretto ad andare in giro per l'Italia e non posso restare nella mia terra; mi spieghi perché un ragazzo della mia età per avere un lavoro deve torcersi la schiena dieci ore al giorno senza una pausa pranzo ed essere pagato una miseria: poi vi chiedete perché un ragazzino si mette a spacciare! Mi spieghi come è possibile che una madre che deve mantenere una famiglia lavora in un centro commerciale nove ore al giorno, sette giorni a settimana, per novanta centesimi l'ora: poi vi chiedete come mai una persona vende il voto alle elezioni; mi spieghi perché un giovane per lavorare in un centro commerciale deve firmare prima le dimissioni in bianco, e quando poi vuole svolgere attività sindacale viene minacciato, inseguito la notte e poi licenziato; mi spieghi perché ad un mio amico che deve subire un'operazione i medici hanno consigliato di recarsi a Milano o Bologna, ma non in Sicilia! Mi spieghi perché mia madre deve aver paura di uscire perché proprio due settimane fa un uomo davanti a casa nostra ha cercato di uccidere un nostro vicino con un coltello da macellaio di trenta centimetri ed è finito in coma perché gli hanno sbattuto la testa contro il muro e per terra, il tutto davanti a dei bambini; mi spieghi perché è possibile che l'80 per cento dei commercianti palermitani è costretto a pagare il pizzo; mi spieghi perché il quartiere Zen a Palermo, così come tanti altri quartieri, è abbandonato a se stesso, non c'è allaccio fognario, non c'è alternativa per i giovani, non c'è lo Stato!
Mi spieghi perché lo Stato, lo stesso in cui credevano Falcone, Borsellino e tutti gli altri, li ha abbandonati, e ora sembra abbandonare noi.
Lei mi ha suggerito di rivolgermi alle istituzioni locali. Ma come faccio a parlare di antimafia con un imputato per mafia? Come faccio a convincere i sindaci a impegnarsi nella lotta alla mafia se continuamente i consigli comunali vengono sciolti per infiltrazione mafiosa?
Vivere ogni giorno in questa meravigliosa isola che viene ripetutamente stuprata e ignorata lascia qualcosa dentro. Stiamo lentamente ricadendo nel silenzio, di mafia non si parla più. E sarò pure populista, giustizialista, eccessivo, ma vi ritengo responsabili. State facendo perdere ai giovani, ai siciliani, la voglia di lottare. Vediamo governi succedersi, paroloni, promesse, ma nulla che cambia. Cambia tutto per poi non cambiare nulla. Vediamo fuorilegge che fanno leggi, imputati per mafia che dicono che la mafia fa schifo. Molti giovani non prendono coscienza e sono condannati a vivere in ginocchio, e riconosceranno un solo Stato: la mafia.
Qui ha ormai preso il vostro posto, perché è la mafia che dà il pane, non lo Stato; è la mafia che ti trova il lavoro, non lo Stato. Di questi ragionamenti ne sento a centinaia e le persone ci credono. E coloro che cercano in tutti i modi di combattere questa mentalità e questo sistema stanno perdendo la loro passione, signor ministro.
E se mi permette, vorrei esprimerle la mia preoccupazione: sempre più persone intendono non andare più a votare, e questo costituirebbe un vero problema per la democrazia. Fate vedere che ci siete, che vi impegnate. Abbiamo bisogno di supporto, di sapere che non siamo soli, che dietro ogni nostra lotta c'è lo Stato in cui crediamo. Voglio uno Stato che lotta contro la mafia, e, sì, che ci metta cuore, stomaco e palle.
Signor ministro, ora oltre che populista mi chiamerà utopista?
Lei parla di antimafia. L'antimafia la fanno oggi quei magistrati che vivono sotto scorta per fare il loro lavoro. L'antimafia la fanno tutte quelle persone che hanno scelto di non prendere la via più facile in Sicilia, di non farsi corrompere la coscienza dalla mafia, di vivere onestamente.
L'antimafia la fa il giornalista che scrive la verità, che indaga e racconta, che denuncia; l'antimafia la fa un muratore padre di famiglia che pur di vivere onestamente si fa decine e decine di chilometri al giorno per andare a lavorare, uscendo di casa prima dell'alba e tornando dopo il tramonto, e anche se è sfinito trova ancora la forza di giocare col figlio e abbracciare la moglie; l'antimafia la fa il commerciante che non paga il pizzo, sopportando minacce, colla nelle serrature e negozio bruciato; l'antimafia la fanno quei ragazzi che coltivano le terre sequestrate alla mafia, e quando di notte gliele bruciano, gliele rovinano col trattore, la mattina loro chiamano i carabinieri, si rimboccano le maniche e cominciano a sistemare, a sudare, a lottare; l'antimafia la fanno quei ragazzi e quelle mamme che cercano di togliere i bambini dalle strade dello Zen, dalle grinfie della mafia.
Le ho detto quando è venuto a Palermo di dire ai suoi colleghi a Roma che qui abbiamo un problema, un cancro che da centocinquant'anni ci divora. Lei ha risposto che lo sapete benissimo che in Sicilia abbiamo la mafia. Meno male, e io che credevo che pensaste che l'unico problema a Palermo fosse il traffico! Ma proprio perché lo sapete spiegatemi perché non fate nulla di concreto.
Quand'è che cominceremo a parlare di "emergenza mafia"? Perché di emergenza si tratta. La mafia non si fa vedere, ma noi moriamo lentamente. E' un cancro, ci divora. Provi a stare qua, a sapere che qualcosa la sta soffocando, la sta privando della sua libertà. Provi a vivere con la consapevolezza che in qualche modo lei stesso finanzia la mafia: se compro qualcosa in un negozio che paga il pizzo finanzio la mafia; finanzio la mafia se compro in un'azienda edile sotto il suo controllo. Provi a vivere in un posto che ha visto morire i suoi figli, che è stato macchiato di sangue in una terra lacerata dal tritolo, devastata dal cemento, in cui non c'è futuro se permane questa condizione. Provi a vivere giorno per giorno con questa consapevolezza: che se vuole un futuro dovrà lasciare la terra che ama.
E provi a mettersi nei nostri panni: siamo siciliani, siamo italiani, vogliamo sentirci italiani, ma ci sentiamo traditi dall'Italia, ci sentiamo abbandonati. Esercitiamo il nostro diritto al voto, sacrosanto diritto, votiamo persone che ci promettono di impegnarsi nella lotta alla mafia, anni e anni di promesse, ma questa mafia ancora la sentiamo presente, ancora c'è, e sembra sempre più potente. La storia in Sicilia sembra essersi fermata a cinquant'anni fa, o nei migliori dei casi si ripete: la mafia comanda, lo Stato non fa nulla, qualche uomo onesto la combatte e viene assassinato, poi se esplode un pezzo di autostrada lo Stato si sveglia, si ricorda della Sicilia e della mafia. La reazione però dura poco, finché la mafia cambia strategia e da Antistato diventa stato, si infiltra nei palazzi del potere, da coppola e lupara diventa colletto bianco. Sembra quasi che stiate aspettando questo: avete bisogno di un'altra Capaci o via D'Amelio per rendervi conto che abbiamo un problema che si chiama mafia?
Avrei altre mille cose da dirle, da raccontarle, da denunciare, signor ministro, e non mancherà occasione di farlo. Magari potrebbe tornare in Sicilia, ma mi faccia un favore: non lo faccia finché non avrà preso un impegno serio nella lotta alla mafia, fino a quando non si vedrà qualche risultato. Allora la accoglierò, la Sicilia la accoglierà, a braccia aperte.
Nel frattempo qua ci stiamo noi, i giovani e tutti coloro che amano questa terra e che combattono la mafia. A guardare la mafia in faccia ogni giorno ci siamo noi, che lottiamo per un futuro libero.
La mafia è riuscita a uccidere i nostri padri, ma ci ha fatto rinascere.
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