USA, no all' espulsione verso l' Italia di Gambino: «Il 41 bis è una forma di tortura»
WASHINGTON - Gli Stati Uniti hanno trasferito terroristi in Paesi dove sono stati sottoposti a torture e hanno costruito la prigione speciale di Guantanamo. L'Amministrazione Bush ha autorizzato l'uso di pressioni fisiche sui qaedisti. E sul territorio americano sono stati costruiti almeno otto «Supermax», prigioni che sono come tombe. Senza contare la lunga lista di pene capitali eseguite. Una Giustizia implacabile per ribadire che c'è sempre «un nuovo sceriffo in città ». La fermezza, però, può dissolversi rapidamente. Un giudice di Los Angeles ha bloccato l'espulsione verso l'Italia di Rosario Gambino, membro di una importante famiglia mafiosa. Motivo: c'è il rischio che venga sottoposto al regime di carcere duro, previsto dall'articolo 41 bis del codice italiano. Un trattamento, sostiene il giudice, che equivale alla tortura.
Tra le misure previste l'isolamento, la riduzione delle visite, il controllo della posta. Sul boss pende comunque una richiesta di estradizione da parte delle nostre autorità, un percorso separato da quello dell'espulsione previsto per uno straniero responsabile di reati negli Usa. Galvanizzato dal successo, il legale di Gambino ha chiesto che il suo assistito sia rilasciato. L'italiano, dopo aver scontato una pena di 22 anni di reclusione per traffico di droga, è detenuto da un anno nel centro per immigrati a San Pedro, in California. Contro la liberazione si è invece pronunciato l'Ufficio Immigrazione: «Rappresenta una minaccia alla comunità». Parole che suonano come una condanna aggiuntiva ma che l'italiano respinge sostenendo che i suoi guai sono legati solo al nome che porta. In realtà le carte giudiziarie raccontano una storia diversa. «È un membro importante di Cosa nostra», precisa Luigi Rinella, funzionario della polizia italiana che mantiene i collegamenti con l'Fbi. Cugini del più celebre Carlo Gambino, Rosario e i suoi fratelli John e Giuseppe, sono conosciuti come «i tre di Cherry Hill».
Arrivati dalla Sicilia a metà degli anni '60, i Gambino sono diventati - secondo diverse inchieste - le figure centrali del narcotraffico. Facevano arrivare gli stupefacenti nascosti nel borotalco come nelle cassette di profumati limoni siciliani. Per anni i federali hanno raccolto prove per chiudere il cerchio sulla famiglia di Cherry Hill. Riempiendo di microspie i ristoranti frequentati dal clan, tenendo d'occhio le pizzerie che i tre gestivano sulla costa Est. Protetti da buoni avvocati, i Gambino sono sfuggiti più volte alla condanna grazie «alla mancanza di prove». Quando, nel 1979, Michele Sindona è negli Stati Uniti trova una sponda nei Gambino. È John ad accompagnarlo nel viaggio in Sicilia ed è Rosario ad accoglierlo al suo rientro all'aeroporto Kennedy di New York. Due angeli custodi neri per l'intrigante banchiere. Passano gli anni - siamo tra il 1996 e il 1999 - Rosario è in una prigione statunitense e cerca di ottenere uno sconto di pena. Attraverso un intermediario contatta il fratellastro di Bill Clinton, Roger.
In almeno quattro occasioni quest'ultimo «visita» gli uffici giudiziari per sondare la possibilità di un rilascio sulla parola di Gambino. Un intervento non gratuito. La stampa americana rivelerà l'esistenza di doni costosi: un Rolex, biglietti aerei, 50 mila dollari. Regali che non anticiperanno l'apertura della cella. Adesso Gambino ha ingaggiato la seconda battaglia. Giocando forte, come si conviene a un «uomo d'onore». Il suo avvocato è riuscito a far testimoniare un ex agente dell'Fbi che ha confermato la possibilità dell'applicazione del 41 bis. Lo useranno, ha detto, per ottenere informazioni su Cosa nostra. Il premio Nobel Cherif Bassiouni, grande esperto di diritto internazionale, ha condiviso le preoccupazioni per «le pressioni fisiche e psicologiche». Un medico ha certificato le precarie condizioni di salute di Gambino che potrebbero peggiorare con il severo regime carcerario. Rilievi respinti da Luigi Rinella: «In Italia non c'è tortura». (fonte Corriere della Sera)
Ma sì, diciamolo...perchè accanirsi e sottoporlo al 41 bis? Lasciamolo alla civilissima America, magari finisce in quel villaggio vacanze chiamato Guantanamo...oppure lo mandano a svernare ad Abu Ghraib, lì sì che ci si diverte, clima secco e animatori spiritosi...

"Mafia & alleati", documenta il patto scellerato tra Usa, mafia e cosa nostra.
Chiesti 8 anni di carcere per Toto (Vasav-vasa) Cuffaro.
hasta siempre (Comment this)
peace and love (Comment this)
ma senti chi parla...
penso che la mafia italo-americana sia ancora molto forte ed insieme alla mafia italica riusciranno a togliere l'odioso 41bisse che tanto non vuole riina & co.
a presto capelli
orso (Comment this)