Wednesday, November 5, 2008

OBAMA WINS

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Saturday, October 11, 2008

MUORE JOERG HAIDER

Il governatore della Carinzia è uscito di strada nella notte nei pressi di Klagenfurt mentre era alla guida

              

VIENNA - Il leader del partito austriaco di estrema destra Bzoe e governatore della Carinzia, Joerg Haider, è morto in un incidente stradale.

L’INCIDENTE - Haider, 58 anni, all’alba stava guidando la sua auto ufficiale presso Lambichl, a sud di Klagenfurt, capitale della Carinzia di cui era governatore, allorché ha compiuto un’improvvisa sterzata nel corso di un sorpasso andando a cozzare contro un altro veicolo; quindi ne ha perso il controllo ed è uscito violentemente dalla carreggiata, dopo essersi ribaltato diverse volte.

La vittima non è morta sul colpo, ma ha riportato lesioni gravissime alla testa e al torace, alle quali non ha infine retto. In giornata avrebbe dovuto partecipare a una riunione di famiglia per festeggiare il novantesimo compleanno della madre

CHI ERA - Haider guidava la Bzoe, l’ultra-nazionalistica Alleanza per il Futuro dell’Austria, che alle recenti elezioni parlamentari, in agosto, aveva condotto a triplicare i consensi, facendole raggiungere il 12% nell’ambito di una generale affermazione dei partiti più conservatori. Considerato il politico maggiormente noto del suo Paese nel secondo dopoguerra, fra gli anni ‘80 e ‘90 aveva trasformato il piccolissimo Fpoe, il sedicente Partito Liberal-Democratico in cui era entrato nel ‘77, in un vero e proprio fenomeno anche sotto il profilo sociologico. Nel 2000 Haider riuscì infatti a traghettare la propria creatura al governo centrale, concludendo un discusso patto di coalizione con il tradizionalistico Partito Popolare, e ciò procurò a Vienna critiche da ogni parte, e persino le sanzioni dell’Unione Europea per una piattaforma programmatica dalle venature marcatamente xenofobe. L’alleanza con i centristi non resse, e nel 2002 la crisi dell’esecutivo sfociò in un voto anticipato che sancì un pesante ridimensionamento dell’Fpoe; a lungo in lotta con gli avversari interni, messo poi da parte, Haider se ne andò sbattendo la porta e tre anni più tardi fondò la Bzoe, che nel 2006 esordì alle urne racimolando appena il 4 per cento dei suffragi. Cavalcando il disagio di molti connazionali per i problemi creati dalla crisi economica e dall’immigrazione, abile nello sfruttare i mass media, cultore dell’immagine (era sempre abbronzatissimo, e si dilettava nel farsi ritrarre in foto talora anche accattivanti: come quella, celebre, in cui offriva un cucchiaio di miele a un gigantesco orso bruno), l’estremista carinziano degli anni giovanili dimostrò di aver appreso pienamente l’insegnamento di tanti anni di gavetta e di confinamento ai margini, arricchendo di sempre nuove mosse il proprio naturale talento per la politica, e spuntando alla fine un nuovo successo: l’ultimo della carriera, e della vita. (fonte Corriere della Sera)

OK…CHI E’ STATO? DAI, CHE NON HO VOGLIA DI PERDER TEMPO…

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Sunday, June 22, 2008

E CHE ME NE FREGA A ME? MICA SO’ PASQUALE…

Intervista di Maria Teresa Meli ad Arturo Parisi: «Veltroni sembra Totò quando lo schiaffeggiano: pensa che le sberle degli elettori siano per Prodi»

ROMA - Arturo Parisi va avanti nella sua battaglia. Anche dopo il diverbio con Veltroni. E dopo le accuse che gli hanno lanciato, eccezion fatta per Marini che lo ha riconosciuto come un avversario interno autorevole benché «ruvido». Quindi Parisi non lascia. Anzi raddoppia e chiede le dimissioni del segretario.

Professore, la vicenda dell’altro ieri è chiusa?
«Quel che è avvenuto è gravissimo, ma era esattamente quello che purtroppo mi attendevo, però, per “tranquillizzarli”, voglio dire che non mi arrenderò: continuerò la mia battaglia per la legalità nel partito. Il Pd è stato attraverso l’Ulivo l’obiettivo della mia vita. No. Non facciano conto sulla mia resa».

Che cosa avrebbe voluto sentire da Veltroni?
«Mi auguravo che, invece di assumere nientemeno che a spartiacque la lettera di Berlusconi a Schifani, confermando la subalternità del governo ombra al calendario e all’agenda del governo sole, ci annunciasse che la campagna elettorale era finita e con essa l’inevitabile menzogna che è implicita nella propaganda, e che era iniziata finalmente la stagione della verità, il momento di prendere sul serio la risposta degli elettori».

E invece niente.
«Dicono che seppure dopo due mesi questa volta Veltroni abbia riconosciuto la sconfitta. Quale riconoscimento? Al massimo la sua è stata l’inevitabile presa d’atto della sconfitta elettorale. Nulla ci ha detto invece sulla sconfitta politica, niente su Roma, sulla Sicilia, sulle altre amministrative, che dalla Sardegna alla Val d’Aosta sono state anch’esse un disastro: ci ha detto di più sulla sconfitta delle amministrative del 2007. Mi sembrava di essere nella gag di Totò».
Scusi!?
«Sì, quella in cui un signore schiaffeggia Totò chiamandolo Pasquale, e più lo schiaffeggia e più Totò ride. Tanto che quello gli chiede: “Ma come, più io ti meno più tu ridi?” E Totò gli risponde: “E che sò Pasquale io? Volevo vedere dove andavi a finire”. Veltroni è così: pensa che gli schiaffi che gli han dato gli elettori siano sempre diretti al governo Prodi. E in questo modo siamo arrivati al ridicolo di un Pd che continua a presentarsi come partito a vocazione maggioritaria, mentre in Sicilia prende il 12,5 per cento».

Che avrebbe detto se avesse preso la parola all’Assemblea?
«Avrei detto che il problema non è la sconfitta elettorale. Quella era inevitabile. E’ stata scelta a tavolino nel momento in cui abbiamo deciso di alleggerirci dall’ossessione della quantità delle risposte. Ma il fatto è che non l’abbiamo sostituita con la qualità della proposta».
Si riferisce alla separazione dal Prc?
«Si, per la quantità, alla separazione consensuale con Bertinotti. Ma senza la qualità Veltroni non ha vinto e non vincerà domani né dopodomani. E’ questo che fa delle elezioni un fallimento totale».

Non le sembra di essere troppo duro, Professore?
«Serio, non duro. Sì. Lo riconosco. Ho difficoltà a riconoscermi nel clima zuccheroso, buonista e sorridente che ha da sempre caratterizzato la leadership veltroniana. Non avevamo bisogno di Tremonti per riconoscere che il tempo presente è dominato dalla paura. Questo Veltroni ieri lo ha riconosciuto. Quello che tarda a comprendere sono gli elettori che quando ci vedono sorridere non riescono proprio a capire cosa abbiamo da ridere. Ci sono state stagioni nella quali “pensare positivo” era di moda, e bastava copiare alla lettera gli slogan e le forme della propaganda americana. Questa è invece una stagione nella quale c’è bisogno di una guida e di un pensiero che sia almeno serio, se non forte, e comunque nostro».

E quale «pensiero serio» formulerebbe su questo Pd?
«Diciamo che questa è la premessa che mi costringe a riconoscere che purtroppo la formula che finora ho usato non è più sufficiente. Mi illudevo di poter distinguere la leadership dal leader e perciò chiedevo a Veltroni di cambiare linea. Sono passati due mesi pieni e di fronte ai ripetuti avvertimenti che ci vengono dagli elettori e dall’interno del partito la linea non è cambiata. E’ evidente allora che a questo punto bisogna cambiare leader».

Che le importa di chiedere che Veltroni se ne vada, visto che dicono che lei uscirà dal Pd e fonderà un suo movimento?
«Si illudono: devono provare a cacciarmi. Non sarò io ad andarmene. So che è questo il loro sogno. Troverò il modo di tenerli svegli. E’ bene che ricordino che il Pd è stato per me (come per molti) il mio partito molto prima che per loro».

Quindi, cambiare leader. Non lo chiede nessuno, però.
«La passione per il Pd mi impone come dovere morale di dire in pubblico quello che quasi tutti dicono in privato. Anche a costo di fare la parte del bambino che dice “il re è nudo”. Quello che mi scandalizza di più è la slealtà verso Veltroni: preferiscono tutti tirare di fioretto, ferirlo di punta, mettendo nel conto che l’avversario si dissangui a poco a poco. Ma così si dissanguano anche il Pd e la democrazia italiana. E’ per questo che son stato d’accordo con Veltroni che voleva aprire la fase congressuale. Apriamola, dissi, per capire chi siamo e dove andiamo. Purtroppo, però, il rifiuto è stato corale. In molti preferiscono lavorare a sfiancare il partito e il suo leader senza assumersene la responsabilità. Più tempo passa, più credo nella regola secondo la quale chi perde va via, senza tragedie, per evitare che la crisi di una leadership si trasformi nella crisi del partito». (intervista ripresa dal Corriere della Sera)

alt : http://www.youtube.com/v/87UJcwdipzo&hl=en

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Monday, April 28, 2008

ROMA ALLA DESTRA

         

Adesso qualcuno dovrà dare delle spiegazioni…di chi è la colpa di questo fallimento? Dei Comunisti? Della politica dei No? Perdere il Paese era ormai inevitabile, ma Roma… E invece Walter c’è riuscito…CHAPEAU!

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                                           Foto Corriere della Sera

    FENOMENO…


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Wednesday, March 19, 2008

CAMPAGNA ELETTORALE 2008

Odio gli indifferenti. Credo come Federico Hebbel che vivere voglia dire essere partigiani. Chi vive veramente non può non essere cittadino e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita (Antonio Gramsci)


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Thursday, March 13, 2008

PROBLEMA PRECARIETA’? SPOSATI UN MILIONARIO!

Berlusconi: “Contro la precarietà? Sposare mio figlio o un milionario”

ROMA (13/03/2008) - La ricetta di Silvio Berlusconi contro la precarietà? Sposarsi un ricco. La battuta, cui il leader del Pdl non ha saputo resistere, era diretta ad una studentessa che ieri nel corso del programma “Punto di Vista” del Tg2 gli chiedeva come fosse possibile per le coppie giovani mettere su famiglia senza la sicurezza di un posto, e un reddito fisso.

“Io, da padre - ha risposto Berlusconi sorridendo - le consiglio di cercare di sposare il figlio di Berlusconi o qualcun altro del genere; e credo che, con il suo sorriso, se lo può certamente permettere”. Poi, ha elencato le proposte contenute nel programma del Pdl per aiutare i giovani, dalle agevolazioni sui mutui al piano-casa.

All’obiezione del conduttore della trasmissione, Maurizio Martinelli, che “di figli di Berlusconi in giro ce ne sono pochi” il Cavaliere, sempre sorridente, ha insistito: “Se dovessi dire qual è il consiglio più valido, penso sia quello che le ho dato all’inizio…”.

La battuta ha scatenato un coro di reazioni indignate da parte del Pd e della Sinistra Arcobaleno. “Come italiano mi vergogno delle parole di Berlusconi” commenta Dario Franceschini. “Di fronte a centinaia di migliaia di giovani italiani che vivono la precarietà del loro rapporto di lavoro come un’ipoteca sul loro futuro, rispondere ad una ragazza precaria che il modo di uscire dalla sua situazione è sposare il proprio figlio, o il figlio di un milionario, suona come un’offesa insopportabile” continua il vicesegretario del Partito Democratico, aggiungendo: “Penso che in qualsiasi paese un leader politico, a prescindere da quale parte politica esso appartenga, sarebbe costretto a scusarsi per quella battuta offensiva”.

Per Fausto Bertinotti, l’uscita di Berlusconi, anche se si tratta di uno scherzo, è allarmante e “indicativa di una cultura che propone ai giovani una realizzazione fuori dalla loro vita ordinaria”. Per il candidato premier di Sinistra Arcobaleno viste le proposte della destra non resta che augurare ai precari “che vincano la lotteria”, ma la ricetta della sinistra è quella di “cancellare l’idea della lotteria” a favore di miglioramenti concreti.  (fonte la Repubblica)

        CHE TRISTEZZA…

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Friday, March 7, 2008

DILIBERTO NON SI CANDIDA

Il segretario del PdCI lascia il posto al lavoratore della Thyssen: «Noi comunisti siamo diversi»

ROMA - Oliviero Diliberto, segretario del Pdci, rinuncia al proprio posto nella lista della Sinistra Arcobaleno in Piemonte e lascia così spazio a Ciro Argentino, operaio della ThyssenKrupp. «I comunisti sono diversi da tutti gli altri, per questo motivo ho deciso di lasciare il Parlamento» ha spiegato Diliberto nel corso di una conferenza stampa. «Sono commosso. La scelta di Diliberto di cedere il suo posto da capolista mi onora» ha risposto Argentino.

Diliberto ci tiene poi a segnalare che «la politica si può fare anche fuori dalle istituzioni, per questo continuerò a fare il segretario del Pdci, ma ci sarà un operaio in più in Parlamento». L’esponente dei Comunisti italiani spiega che avevano «deciso di eleggere un operaio, ma nel corso delle trattative abbiamo visto che non c’era un posto disponibile. E allora - ribadisce - mi chiamo fuori e dò la garanzia della sua elezione in una circoscrizione sicura. È una scelta che non mi pesa», ma «è anche una risposta con i fatti alle polemiche sulla carta. Non tutti i politici sono uguali, i comunisti sono diversi dagli altri. E lo dimostriamo con i fatti e non con le parole». (fonte Corriere della Sera)

Ancora una volta il compagno segretario si distingue dal grigiore generale…ora speriamo serva da esempio per gli altri…

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Thursday, February 28, 2008

PERCORSI DIVERSI

                           di Marco Rizzo
C
on profonda amarezza assistiamo all’ultimo atto della cancellazione dell’anomalia italiana. Dopo la Bolognina di Occhetto, cui resistemmo in tanti, il 13 e il 14 aprile, nella scheda elettorale non ci saranno più la falce e il martello dei Comunisti Italiani e di Rifondazione. Sappiamo quello che è avvenuto: tranne le resistenze del nostro partito e delle minoranze di Rifondazione, gli altri soggetti che compongono la “cosa” di sinistra, hanno volutamente imposto la scomparsa dei simboli comunisti (al momento non è certo che ve ne siano altri)…
CONTINUA
       
                                       di
Iacopo Venier

Caro Marco, non sono d’accordo. Non sono d’accordo con la critica, con la  strategia, con la cultura politica che ci proponi. Il tuo articolo si apre con un epitaffio alla anomalia italiana.
Tu affermi che la scomparsa della falce e martello dal simbolo della lista della Sinistra l’Arcobaleno corrisponde al trionfo di Occhetto e della sua Bolognina. Insomma i comunisti sono stati sconfitti, battuti, umiliati, perché «di fronte alla scelta tra l’avere una rappresentanza istituzionale e l’abiurare i loro simboli e la loro storia» hanno deciso di vendersi per un piatto di lenticchie…
CONTINUA

          dal 
Sito di Iacopo Venier

Mi sanguina il cuore per la rinuncia alla Falce e Martello, ma non posso che sottoscrivere le parole di Venier…

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Monday, February 18, 2008

di SQUALI, CEFALONI E MEDUSE…

…Quando l’ ambizione si traveste da coerenza…e prende un palo in faccia.

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Bravo compagno Rivoluzionario, suona la carica!
L’ operaio non riesce a sbarcà il lunario e tu je dai da magnà la retorica…

Bravo compagno Rivoluzionario, richiamali all’ ordine…
che quanno vinceranno li preti e li fascisti sarà la falce cor martello a fa’ da argine!

Bravo compagno Rivoluzionario, dimmelo con sincerità,
che stai a formà un partito nuovo nuovo pe’ dacce la libertà…

NO compagno Rivoluzionario, nun me so ammalato d’ ipocrisia…è che ’ste promesse giraveno che c’ avevo li carzoni corti…E MMO ME PARO MI’ ZIA!

Bravo compagno Rivoluzionario, parlame de purezza…
ma te ne sei accorto che gli ideali dell’ operaio so’ ricoperti de monnezza?

Bravo compagno Rivoluzionario, ora m’ accusi de nun esse’ comunista!
Poi però nun t’ offenne se te dico che sei arrivista…

Bravo il mio compagnone Rivoluzionario, vai in giro a di’ che so un venduto…
Io aspetto solo de beccattece…così te spiego quanto sei cornuto!

NO compagno Rivoluzionario, nun me ritiro dalla lotta…è che me piace combatte lealmente…e invece tu fai er FIJO DE NA MIGNOTTA!

Bravo compagno Rivoluzionario, esprimi le tue perplessità,
che poi ce mannamo quelle a volantinà…

Bravo compagno Rivoluzionario, spiegame er Capitale,
che poi te lo ‘nfili sotto la portrona nova, manco fosse ‘n pitale…

Bravo compagno Rivoluzionario, strilla che so’ cambiato…
che n’ antro voto te lo da cor cazzo, er proletariato!

NO compagno Rivoluzionario, io nun so’ scoretto…sei tu che canti l’ Internazionale…E POI IN CAMERA C’ HAI LA FOTO CO’ OCCHETTO!

Bravo compagno Rivoluzionario, fa ‘sta scissione,
l’ importante è che poi nun te lamenti quando te chiamano cojone…

Bravo compagno Rivoluzionario, fatte ‘na lista dura e tosta,
vojo vede chi se mette primo in elenco a fasse mette la supposta…

Bravo compagno Rivoluzionario, datte n’ aria de correttezza!
Sto Paese c’ aveva proprio bisogno de altre tonnellate d’ amarezza!

SI, caro compagno Rivoluzionario, tu farai la fine der Picchio Padùlo…

               

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Wednesday, February 13, 2008

EVIDENTEMENTE IO VENGO DA MARTE…

Si, deve esser così. Altrimenti non saprei come interpretare le mie difficoltà nel comprendere la natura di alcune umane scelte…Voglio dire…capisco (ma accetto a fatica) la decisione di riunirsi sotto la medesima bandiera per fini di sopravvivenza, capisco (ma non approvo) anche la rinuncia alla falce e martello, che urtavano l’ animo candido (o candìto) dei socialdemocratici…MA QUALCUNO DI VOI POTREBBE SPIEGARMI DA DOVE CAZZO NASCE L’ ESIGENZA DI AGGIUNGERE AL NOME DI QUESTO SOGGETTO POLITICO DUE ARTICOLI DETERMINATIVI? MA VI SEMBRA NORMALE? MA COS’ E’, UNA SFIDA ALL’ INTELLIGENZA DELL’ ELETTORE? UN REBUS? 

               

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