Sunday, June 10, 2007

FURIA DUCATI

MONTMELO’ - Casey Stoner vince in volata il Gran Premio di Catalunya di MotoGp. Al termine di un duello emozionante durato tutta la seconda parte della gara, il centauro australiano della Ducati, leader della classifica generale, è riuscito a precedere sul traguardo Valentino Rossi, giunto secondo, e Dani Pedrosa, terzo. Bene anche Loris Capirossi, che ha finito in sesta posizione mentre Marco Melandri si accontenta del nono posto.
«Lui è stato molto bravo - ha detto Rossi alla fine della gara - . Ho avuto qualche occasione alla fine, ma già riuscire a stargli in scia non è stato facile» (fonte Corriere della Sera)

GRAZIE CASEY…FORSE ORA QUALCUNO CAPIRA’ COSA VUOL DIRE NON AVERE LA MOTO MIGLIORE…

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Thursday, May 31, 2007

BENVENUTI AL CIRCO ITALIA…

da la Repubblica 

Si pronuncia la Cassazione sul processo Doping/Juve: il ricorso contro le assoluzioni in appello “condivisibile”, ma ormai è passato troppo tempo. Provata l’illecita somministrazione di farmaci, non l’epo. In primo grado condannato Agricola, in appello tutti prosciolti.

TORINO - La Juve piange, ma Guariniello non può ridere. E’ quanto ha di fatto stabilito ieri la Seconda Sezione Penale della Corte di Cassazione, chiamata ad esaminare il ricorso presentato dalla Procura Generale di Torino in merito al processo doping che vedeva alla sbarra la Juve. Ma cos’ha deciso la Suprema Corte? Ha annullato senza rinvio la sentenza di secondo grado della Corte d’Appello di Torino che il 14 dicembre 2005 aveva assolto l’ormai ex amministratore delegato bianconero Antonio Giraudo e il responsabile del settore medico Riccardo Agricola. A salvare i due imputati dall’accusa di doping e di frode sportiva interviene però la prescrizione che estingue il reato.

Se da una parte hanno di fatto archiviato definitivamente il processo, i giudici della Cassazione, presieduti da Francesco Morelli, hanno dato ragione alle tesi dell’accusa perché “astrattamente condivisibile il ricorso presentato dalla Procura di Torino contro le assoluzioni”. In pratica è stata ritenuta provata l’illecita somministrazione di farmaci ai calciatori della Juve, eccetto l’epo, la famigerata eritropoietina.

Cala così un’ombra pesante sui più bei trionfi bianconeri della gestione Moggi-Giraudo: tre scudetti, una Champions League, due Supercoppe italiane, una Supercoppa Europea e una Coppa Intercontinentale.

Nella sentenza, che verrà depositata nei prossimi trenta giorni, sarà ripreso l’orientamento espresso dalle sezioni unite della Cassazione, in base al quale c’è continuità normativa tra la disciplina sul calcio scommesse del 1989 e quella antidoping varata nel 2000. E’ stata accolta, quindi, la tesi dell’accusa “anche se - come dicono dalla Procura di Torino - secondo noi i tempi della prescrizione non erano ancora scaduti”. Di segno opposto il commento della difesa: “Siamo contrariati per una soluzione che non è dipesa da noi, visto che fra indagini e preliminari se ne sono andati sei anni. Comunque l’onore è salvo dice l’avvocato Paolo Trofino.

La lunga storia del processo contro la Juve per somministrazione di medicinali per frode sportiva parte da lontano: fin dal 1998 con le accuse di Zeman che aprono l’inchiesta di Guariniello. Che porta al processo e a due sentenze: entrambe le volte viene assolto Giraudo, il medico Agricola solo alla seconda. Adesso viene messa la parola fine, ma solo alla vicenda strettamente processuale. Il caso comunque resta.

La Juventus ha emesso un comunicato positivo: “Si prende atto con soddisfazione che la battaglia sull’epo è definitivamente conclusa, con successo. L’inammissibilità del ricorso sancisce in via definitiva che non è mai stato fatto uso di epo…. Una notizia importante, che la Juventus accoglie con grande favore… Sulla prescrizione relativa alle altre sostanze bisognerà attendere le motivazioni…”.

Lo stesso ha fatto il dottor Agricola:
“La sentenza della Cassazione in modo definitivo rende giustizia sull’aspetto più infamante che ha colpito la mia persona… Per quanto concerne l’altra parte della sentenza è finalmente terminato il doloroso iter che vedeva imputato solo me per l’utilizzo di farmaci che tutti i medici dello sport, senza eccezioni, hanno usato negli anni”.

non vi preoccupate: è solo calcio. Va tutto bene in questo Paesepèppepère perepèppèppère pèppeppereperepèppèppère…

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Thursday, May 17, 2007

C’E’ CHI VINCE LA COPPA ITALIA…

       

….E CHI SE MAGNA UN PANINO CO’ LA COPPA….SPERANDO CHE NON GLI VADA DI TRAVERSO…

        

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Friday, May 11, 2007

EX DIRIGENTE DELLA JUVE RIVELA : MOGGI PAGAVA GLI ARBITRI

di Marco Mensurati (la Repubblica) 

Maurizio Capobianco col club dall’84 al 2005 e ora in causa: soldi a dirigenti Figc, giornalisti e persino ai tifosi. Tramite la Semana srl di Giraudo…

TORINO - Due premesse. La prima: “Tutto quello che dirò è documentato e dimostrabile”. La seconda: “Sono in causa con la Juve davanti al tribunale del lavoro di Torino. Ho cominciato a lavorare con Boniperti nel 1984. Un uomo eccezionale. Poi nel settembre del 2005, dopo che già da tempo i miei rapporti con Giraudo erano degenerati, sono stato costretto a lasciare la società”. Maurizio Capobianco, ex dirigente di Juventus F. C., è un tipo così. Uno a cui piace parlare chiaro, diretto e, soprattutto, dire le cose esatte.
Fino ad oggi, le inchieste erano accusate tutte di avere un punto debole: non si capiva per quale motivo, al di là di evidenti interessi di carriera e di posizione, gli arbitri italiani avrebbero dovuto rendere servigi a Moggi & co. Ora, per la prima volta, si capisce come gli arbitri
“venivano ripagati”. Spiega Capobianco: “Solo agli inizi del 2005 sono venuto a conoscenza di almeno quattro casi in cui la Juve ha fatto arrivare beni di ingente valore a due arbitri italiani, a un esponente della Figc, e a uno della Covisoc”.
Beni di ingente valore?
“Beni facilmente monetizzabili che venivano consegnati per il tramite di società terze a soggetti terzi. Terzi legati agli arbitri da rapporti di parentela”.
Si tratta di affermazioni pesanti, se ne rende conto?
“Sono tutte cose che, all’occorrenza, posso dimostrare”.
A quando risalgono i casi in questione?
“Risalgono agli inizi della gestione Giraudo-Moggi nell’anno ‘95″.
Chi sono questi arbitri?
“Questo non ho intenzione di dirlo, al momento”.
Quanto ingenti erano questi beni monetizzabili?
“20-25 milioni di lire, per ogni ‘gratificazione’ “.
Dalle intercettazioni è emerso che Bergamo e Pairetto erano in ottimi rapporti con la Juve.
“Bergamo non so, Pairetto era di casa alla Juve”.
Quei “beni” erano destinati a loro?
“Non ho intenzione di dire di più, ora. La mia intenzione è solo quella di dare un contributo di verità a tutta questa storia. Però per quanto riguarda Pairetto una cosa le posso dire: nel 2000 proprio lui tirò fuori la storia dei Rolex della Roma. Beh: pochi mesi prima, nell’ottobre del 1999, ricevette dalla Juve una moto che, in seguito, non mi pare si sia premurato di restituire”.
Perché si è deciso a raccontare queste cose proprio adesso?
“Perché prima di Calciopoli quello che vedevo erano i frammenti di una vicenda che ha acquistato senso compiuto solamente dopo. Solo ora mi rendo conto di come hanno rovinato una società con una storia di oltre cento anni, con la complicità di arbitri, giornalisti, e istituzioni”.
Cominciamo dai giornalisti?
“Sulla questione giornalisti la Juve aveva consulenze molto ricche con società vicine ad alcuni di loro. Almeno in un caso, a inizio stagione si stipulava un contratto per studiare dei progetti di comunicazione. Poi a giugno, se la Juve aveva vinto lo scudetto, la società decideva di realizzare quei progetti e pagava il premio alla società di comodo: i progetti, ovviamente, non vedevano mai la luce”.
Un premio scudetto ai giornalisti. E sulla società Juve le inchieste hanno raccontato tutto?
“Quasi. Della Semana srl, la società voluta fortemente nel luglio 2003 da Giraudo e partecipata dalla Juve per il 30 per cento, si è parlato poco”.
Cosa si poteva dire?
“Che attraverso la Semana, Moggi e Giraudo, in violazione della legge Pisanu, finanziavano indirettamente le curve. Nei bilanci ci sono fatture da decine di migliaia di euro a gara per l’acquisto di coreografie, striscioni e quant’altro”.
A cosa serve la Semana?
“Gestisce tutte le attività che ruotano attorno allo stadio e agli impianti. Cosa che, almeno fino a quando c’ero io, ovvero marzo 2006, faceva a prezzi maggiorati del 20%, così come il contratto oltremodo oneroso stipulato con Juventus prevedeva. Va detto che la Semana è per il 30 per cento della Juve, per l’altro 70 di una ragnatela di fiduciarie che portano a Giraudo”.
Che però adesso non ha più nulla a che vedere con la Juventus.
“Che mi risulti Semana è sempre operativa, Giraudo ha ancora il 2 per cento della Juve e questo fa di lui uno degli maggiori azionisti bianconeri. C’è ancora Bettega, è consulente: io me lo ricordo Bettega in società, partecipava a tutte le riunioni con Moggi e Giraudo. Oggi decide tutto Secco (Alessio, direttore sportivo, ndr) che in passato non ha mai mosso un dito senza il consenso di Moggi. Il direttore del personale Sorbone è lo stesso. Renato Opezzi (ad di Semana e procuratore della Juventus, ndr), è da sempre il braccio destro di Giraudo. Il direttore finanziario Michele Bergero e il direttore marketing Fassone (ex guardalinee Aia, ndr) sono sempre lì. La nuova Juve di Cobolli, la chiamano… Ma se si sono tenuti persino Bertolini”.
Bertolini, quello che andava in Svizzera a comprare le sim per Moggi?
“Sì. È ancora lì. Fa l’osservatore ufficiale con tanto di presentazione nell’ottobre 2006 sul sito internet Juventus. Ma dico: è implicato con uno degli scandali peggiori della storia del nostro calcio e noi ce lo teniamo…”
Non si è mai accorto della rete svizzera di Moggi?
“Solo frammenti… Una volta viene da me la signora Gastaldo, ex-dirigente amministrativa e mi dice: “Questo Bertolini, ma che ci fa con tutte ’ste schede svizzere?”… Era disperata perché Bertolini quando riceveva l’ordine da Moggi andava da lei, prendeva tre-quattro mila euro in contanti e se ne andava in Svizzera. E così rimaneva un buco nella cassa. E la signora Gastaldo (in società fino al 2005, ndr), che è una persona molto seria e pignola, un paio di volte ricordo che mi chiese di vendere a privati degli orologi e dei preziosi della società per colmare il buco creato”.
Sembra esserci un rapporto strano tra gli orologi e la Juventus…
“In dieci anni ho visto entrare centinaia e centinaia di orologi delle marche più prestigiose: Jaeger Le Coltre, Franck Muller, Cartier, Girard Perregaux, Bulgari. La destinazione degli stessi, a parte quelli che finivano ai soliti giornalisti amici (oltre che a giocatori e staff), sono segreti custoditi da Giraudo e dalla Gastaldo che ne teneva la contabilità”.
Parliamo delle complicità. Fabiani, il ds del Messina che tirava le fila del mondo arbitrale insieme a Moggi, l’ha mai visto?
“Era di casa anche lui. Era così in confidenza con Moggi che all’inizio pensavo fossero parenti. Quando arrivava a Torino si prendeva gli uffici del settore giovanile e quelli diventavano i suoi uffici anche per giorni. La Juventus gli ha addirittura regalato una macchina”.
Le istituzioni.
“Moggi e Giraudo in Figc facevano quello che volevano. Io rimasi molto colpito da come venne coperto un caso di positività alla cannabis di un giocatore. Lo scoprì l’Uefa, ‘97. Lo comunicò alla Figc e finì tutto lì”.
La Gea.
“Ricordo che un caso che mi segnalò la signora Gastaldo. Nel dicembre 2004 si è coperta una provvigione liquidandola con un contratto di consulenza a una società di comodo. La fattura da 250.000 euro era intestata a una cooperativa romana di giornalisti dietro la quale, a dire della Gastaldo, c’era la Gea”.
Si rende conto che questa intervista a Torino rischia di renderla impopolare?
“I primi dieci anni alla Juventus sono stati i dieci anni più belli della mia vita professionale. Penso che il mio contributo di verità sia dovuto”.

E anche questo bel ‘pezzo di giornalismo’ lo mettiamo nel cassetto dei “PER FORTUNA CHE ERAVAMO TUTTI PROVINCIALI VISIONARI”….

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Wednesday, November 29, 2006

PALLONE D’ ORO E FACCIA DI BRONZO

In questi giorni Fabio Cannavaro, capitano della nazionale italiana di calcio campione del mondo e attuale giocatore del Real Madrid, è stato proclamato vincitore del Pallone d’ Oro (premio creato dalla rivista francese France Football). L’ ex juventino, al momento della consegna dell’ ambito trofeo, ha dichiarato: “Napoli, vedete…è una città un po’ particolare…io ci sono nato. Vengo dalla strada, dai vicoli di Napoli, e vorrei portare lì questo Pallone d’ Oro, perchè per la prima volta l’ ha vinto un napoletano. E perchè i bambini di quella città devono sapere che si può credere nei sogni. Io ci ho creduto”. Poi, stimolato per l’ ennesima volta sulla questione “calciopoli”, ha stupito tutti rispondendo (altre volte aveva optato per una sorridente scena muta…): “Tutti sapevano dei suoi (di Moggi, n.d.r.) contatti un po’ ovunque e quanto fosse potente la Juve. E’ stato un enorme abuso di potere, condannabile, ma inutile: eravamo comunque i più forti”, sull’ addio a Torino ha affermato: “Se fossi stato più giovane sarei rimasto anche in B”.

Ora….detto che uno sportivo in perfetta salute che si filma mentre assume con infantile giovialità, prima di una finale di coppa, un farmaco prescritto per decorsi post-operatori non può considerarsi esempio positivo per nessuno, men che meno per un bambino, mi soffermerei sul fatto che Fabio Cannavaro, noto frantuma tibie (per maggiori delucidazioni rivolgersi ai tifosi della Lazio), necessita assolutamente di un brusco richiamo alla realtà dei fatti. Il “bravo guaglione” (come era solito chiamarlo Ottavio Bianchi), sorriso perenne e occhio azzurro come il Golfo di Napoli, ha mantenuto in Spagna l’ arroganza che lo distingueva in Italia e, grazie al campionato del mondo ed all’ espatrio madrileno, non ha subito i contraccolpi all’ immagine che hanno accusato i suoi ex-compagni bianconeri. E allora qualche precisazione : Cannavaro è andato via da Napoli di sua sponte quando era poco più che ventenne e fin ora si è guardato bene dal tornarci. Dice di venire dalla strada (come tutti quelli che vogliono far colpo sull’ immaginario popolare), ma non conosce una delle prime regole che s’ insegnano in quei posti: non si sputa nel piatto dal quale si è mangiato. Altrimenti “si n’ omme ‘e niente”. Il buon Fabio ha superato gli scandali (ricordiamo anche le intercettazioni riguardanti il suo trasferimento dall’ Inter alla Juve…) e le polemiche grazie alla “protezione” di Luciano Moggi ed alle ramificazioni del suo potere mediatico e adesso, ora che è vicino alla fine della carriera agonistica e gioca all’ estero, gli volta le spalle. Nel momento del trionfo riserva all’ amico Lucianone, che si era esposto per la sua candidatura a vincitore del trofeo appena qualche giorno prima, un bel calcio nel culo. Chissà come si comporterà ora moggi, che molti danno per essere ben lontano dall’ abdicare…

Altro punto: il Fabio nazionale sostiene che se fosse stato più giovane avrebbe seguito i suoi compagni Buffon e Nedved in serie B. E allora perchè, chiedo io che sono un malfidato, non fece lo stesso discorso quando gli si presentò l’ opportunità di lasciare Napoli per trasferirsi al Parma? Cos’ è, i vicoli di Napoli non tiravano come le discoteche dell’ Emilia? E poi: che ne pensa Buffon dell’ amico Cannavaro? Si sarà stufato anche lui di sorrisi ed occhi azzurri? Di populismo e faccia tosta? Di chiacchiere e distintivo? Personalmente ritengo che Cannavaro sia un buon calciatore, niente di più, e che assegnare il pallone d’ oro a lui sia un vero e proprio scandalo. Tecnicamente, sportivamente e moralmente parlando. Il prossimo, seguendo questo criterio, a chi l’ assegneranno, ad Antonio Cassano? A Paolo Di Canio? A quel tricheco bolso di Platini? Napoli ha già avuto un uomo a cui affidare i sogni e le speranze, un uomo pieno di difetti, di umanità, di geniale follia, che incarnava perfettamente lo spirito della città e della gente che lo amava…il suo nome è Diego Armando Maradona e non basta certo qualche sorriso ed una palla placcata oro per prenderne il posto…

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Tuesday, June 27, 2006

SPOONMAN

Ore 16.45. Guardo nervoso l’ orologio mentre finisco di appuntare su un quadernino i dati relativi allo scrutinio del seggio 1335. 304 no e 91 si. Faccio il rappresentante di lista per il PdCI e la vittoria del NO al referendum sulla devolution dovrebbe entusiasmarmi, ma ho altre cose per la testa…quelle maledette trombe da stadio continuano a gemere stonate e mi ricordano che la partita dell’ Italia, che inizia alle 17.00, è a 10minuti di macchina da lì. Non resisto. Corro fuori, mi metto al volante e raggiungo casa. L’ ascensore è occupato, ma abito al terzo piano e qualche rampa di scale non ha mai fatto male a nessuno; arrivo trafelato nel mio salone, dove è già riunita la famiglia davanti alla Tv, prendo possesso della solita postazione e comincio a tifare… Australia. Si,  Australia. Perchè odio questa nazionale e tutto ciò che rappresenta, partendo da Cannavaro capitano e finendo con Ciro Ferrara collaboratore tecnico. Come se non bastasse mi accorgo con stupore furente che Francesco Totti non è in campo ed il suo posto è stato preso da Del Piero…

La partita comincia come spero; i simpatici “cangurotti” la nascondono ai nostri con un possesso palla tecnico e avvolgente che non permette all’ Italia di ripartire in velocità, ma in attacco sono un po’ sterili, così nel primo tempo le uniche occasioni degne di nota sono una girata ed un colpo di testa di quel monolito chiamato Toni che, risvegliandosi dal torpore della cristallizzazione, rischia di lucidare lo “stellone” che l’ ha accompagnato quest’ anno pescando la botta vincente. Inizia il secondo tempo; Materazzi al 50′ ricorda i tempi del mattatoio e cerca di uccidere Bresciano: cacciato. Io gioisco e i gialloverdi del rotondetto Hiddink mettono alle strette l’ avversario, ma all’ improvviso l’ ombra gelida della beffa del fato… Totti si alza dalla panchina e comincia a scaldarsi. E’ scuro in volto e corre piano sull’ out del campo. Ho paura. Lo conosco bene quello sguardo…è l’ espressione che assume quando ha deciso di vincere la battaglia; è la stessa faccia di Roma-Parma del 2001 con qualche ruga in più a renderla più intensa. Ma 15minuti più recupero forse non bastano, forse non è ancora in forma, forse non gli passano la palla perchè gioca nella Roma, forse…colpo di tacco di Totti e Zambrotta la da a Iaquinta a tu per tu con Schwarzer. Niente di fatto, ma quel biondino col capello corto è vivo e velenoso. Altro colpo di tacco e Gattuso s’ invola in contropiede per poi esibirsi in un cross da dilettante. - Maledizione!! - penso - Possibile che proprio lui salvi Lippi!?! -. In quel momento Grosso entra in area e sviene su Neill: rigore. Chi lo tira?… Totti no, è appena entrato e non mi va di tifare contro di lui e poi se lo sbaglia tutti lo attaccheranno… e invece sul dischetto si presenta proprio “SPOONMAN”, occhi di ghiaccio e dinamite nel piede. Non fa il cucchiaio, non gli va di scherzare, e spara un frigorifero all’ incrocio dei pali. 1 a 0 e tutti a casa, con quel Paul Newman dei poveri a saltare e mezza Juve a baciare il mio capitano giallorosso.

Io non ho gioito, tifavo Australia, ma papà sostiene che dopo il goal avevo un sorrisetto ebete e sognante sul volto. E’ possibile…quando gioca “SPOONMAN” è possibile…

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Friday, June 16, 2006

WRESTLING CHE PASSIONE

Sarà che il livello di credibilità del calcio è ai minimi storici e che la boxe, mia altra grande passione, è ormai preda del gorgo del business, fatto sta che il Wrestling si è guadagnato la qualifica di appuntamento fisso e inderogabile nella mia personalissima agenda dell’ intrattenimento televisivo. Devo dire che anche da piccolo subivo il fascino della lotta libera stile U.S.A., ma ora nel guardarlo sono accompagnato da una consapevolezza che la rende ancora più divertente e accattivante.

Agli occhi di un bambino gli incontri di wrestling appaiono cruenti, mentre non sono altro che la riproposizione di stampo teatrale del combattimento tra gladiatori, con atleti incredibili nel ruolo dei protagonisti. Sia chiaro: è tutto assolutamente e accuratamente predefinito e organizzato nei minimi dettagli. Perchè mi piace? Perchè è un misto di prestazione atletica, fiction, musica e trailers da brivido. Tra noi appassionati della materia tutte queste ”verità” sono sottintese perchè lampanti e soffriamo di disturbi intestinali ogni volta che qualcuno, parlando della cosa, esordisce con frasi del tipo- ma non lo sai che è finto?-. Mi fa venir voglia di partire con una poderosa “Spear” e spezzare in due l’ idiota di turno.

La federazione più seguita attualmente è la W.W.E. (World Wrestling Entertainment, il nome è tutto un programma…), nata dalla fusione di W.C.W., E.C.W. e W.W.F.. Lo sport-spettacolo che offre la W.W.E. non rappresenta il massimo per i puristi dell’ etica morale (come tutti i fenomeni U.S.A.), ma è molto divertente e si reinventa continuamente con trovate ed eventi che tengono incollato lo spettatore al video. I wrestlers sono preparatissimi (aleggia l’ ombra del doping, ma c’ è uno sport dove non si ha traccia di questa piaga?)dal punto di vista atletico e interpretativo, compiono evoluzioni da ginnasta e recitano la parte come attori consumati, e soprattutto hanno un attenzione e un rispetto maniacali per il pubblico. E’ questo l’ aspetto migliore. Insieme alla Jack Hammer di Goldberg, al FLyin’ Elbow di H.B.K., al Flair Flop, a Triple H, a Kane e chi più ne ha più ne metta, ognuno sceglie i propri favoriti… Un magnifico circo del quale un giorno, ve lo auguro, avrete la curiosità di comprare il biglietto. 

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Saturday, June 3, 2006

LA MALATTIA DELL’ESTATE : LA MOGGITE

Passeggiando stancamente e accaldato per le assolate vie di Roma (la mia città) in questi giorni, non faccio altro cha notare davanti ai bar o all’ombra di qualche albero compiacente capannelli di persone d’ogni età che discutono con un fervore che chi abita da queste parti sa non essere tipico della stagione. Avvicinandomi con aria assente ed ascoltando ho captato frasi come:-Te l’avevo detto io…- o -Tanto se sapeva, era evidente…-. Ho visto che in mano avevano una copia dell’Espresso e dell’Unità, così, per amor di discussione, ho buttato nella mischia una frase, convinto di essere in argomento:-Si, si sapeva che avremmo vinto alle comunali, ma non credevo con questo margine…-.Bhè, mi sbagliavo. E di grosso! -Ma noi veramente stavamo a parlà de arbitri!!-, la risposta mi ha trafitto come un dardo. Cosa può interessare a un tifoso di calcio(e io lo sono, romanista da sempre…) dell’ennesimo risultato elettorale quando ha appena scoperto che la sua più grande passione, per la quale sacrifica tutte le domeniche(e i sabato, i lunedì, il mercoledì di coppa…)da settembre a maggio, non è altro che una truffa colossale? Assolutamente nulla! Meno di zero!

“Lugiano” Moggi, con un anno e poco più di telefonate(ad una media giornaliera che farebbe impallidire una centralina Telecom),ha distrutto la passione di circa 25milioni di tifosi di calcio. E non solo, ha fatto di peggio, ha screditato definitivamente agli occhi degli italiani la categoria dei giornalisti. La fiducia nei giornalisti politici l’avevo persa da tempo, schiacciata da tangentopoli e 40anni di DC, mi era rimasta l’illusione che quelli di ambito sportivo fossero in parte scevri da condizionamenti perchè osservatori di un mondo basato su valori come lealtà e fair play, o che, al massimo, agissero faziosamente seguendo linee editoriali di convenienza…E invece anche lì erano in agguato le mazzette!! Le minacce!! I “tintinnini alla signora” e mille altre cose stile prima repubblica!!…

Sono affranto. Sono affranto perchè l’ arbitro non è più un uomo a prescindere in buona fede. Sono affranto perchè ho ingoiato bocconi amari in questi anni, sportivamente parlando, e non li meritavo. La “MOGGITE” non è solo la fine del sistema calcio, è anche quella malattia che uccide i sogni e ti ricorda quel detto:-A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca…-E se anche le altre “chiacchiere da bar” avessero un fondo di verità? E se dopo aver scoperto che la juve si comprava le partite, scoprissimo anche che un imprenditore può decidere di diventare presidente del consiglio allo scopo di ripianare i debiti della sua azienda? Nel frattempo risarcite TURONE, eroe di un calcio bellissimo che non c’è mai stato e forse non ci sarà mai, stroncato sul nascere causa “moggite”…

La frase più bella che ho sentito veniva da un fruttivendolo di Via della Magliana:-Nun te la poi pijà co uno che je hanno ucciso l’anima? E allora pijamosela co’ l’anima de li mor….. sua.-

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